Concorso in magistratura nel caos: sospetti di fuga di notizie sulle prove scritte, atti alla Procura e ricorsi in arrivo.
Maxi selezione per 450 magistrati travolta dalle polemiche: cosa è successo e quali potrebbero essere le conseguenze.
Doveva rappresentare uno dei momenti più importanti dell’anno per il sistema giudiziario italiano, chiamato a selezionare centinaia di nuovi magistrati in una fase in cui gli organici continuano a registrare carenze significative. Invece, il concorso per l’accesso alla magistratura ordinaria del 2026 rischia di essere ricordato soprattutto per le contestazioni che hanno accompagnato le prove scritte.
Al centro della vicenda ci sono alcune presunte anticipazioni sugli argomenti della prova di diritto penale che, secondo numerosi candidati, sarebbero circolate già diverse ore prima dello svolgimento dell’esame. Una circostanza che ha provocato proteste, la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Roma e l’annunciata iniziativa di diversi partecipanti, intenzionati a rivolgersi al Tribunale amministrativo regionale del Lazio per chiedere l’annullamento della prova.
L’episodio riporta inevitabilmente l’attenzione su un principio fondamentale di ogni concorso pubblico: garantire a tutti i candidati le medesime condizioni di partenza, senza che qualcuno possa beneficiare di informazioni privilegiate.
Settemila candidati per 450 posti
Il concorso ha richiamato nella Capitale circa 7.000 aspiranti magistrati, chiamati a contendersi 450 posti disponibili. Le prove scritte, come previsto dalla procedura ordinaria, si sono svolte nell’arco di tre giornate consecutive e hanno riguardato il diritto civile, il diritto penale e il diritto amministrativo.
Tradizionalmente le tracce vengono predisposte dalla commissione esaminatrice la mattina stessa dell’esame, proprio per impedire qualsiasi possibile fuga di notizie e garantire la massima imparzialità della selezione.
È proprio questo elemento ad aver alimentato i dubbi emersi durante il concorso.
Le tracce comparse prima dell’esame
Secondo quanto ricostruito da diverse testimonianze, durante la prima giornata dedicata al diritto civile alcuni candidati avrebbero notato, sulla cattedra utilizzata dalla commissione e destinata anche alla consultazione di codici e dizionario, alcuni fogli contenenti riferimenti ad argomenti riconducibili alla successiva prova di diritto penale.
Tra i temi indicati comparivano la devastazione, il saccheggio e la bancarotta.
Il giorno seguente, quando si è svolto il compito di diritto penale, la traccia effettivamente estratta riguardava proprio la bancarotta fraudolenta, mentre una delle tracce rimaste escluse faceva riferimento alle fattispecie di devastazione e saccheggio.
Una coincidenza che, secondo numerosi partecipanti, merita di essere approfondita.
Le chat tra candidati e la diffusione dei messaggi
La vicenda non si sarebbe limitata all’avvistamento dei fogli. Nella serata precedente alla prova di diritto penale sarebbero infatti circolati, attraverso gruppi WhatsApp utilizzati dai candidati, messaggi nei quali venivano indicati proprio gli argomenti poi comparsi tra le tracce predisposte dalla commissione.
Le conversazioni avrebbero contribuito ad aumentare il malcontento tra gli aspiranti magistrati, molti dei quali hanno iniziato a temere che alcuni concorrenti potessero aver avuto accesso anticipato a informazioni riservate.
In un concorso che mette in palio un numero così elevato di posti e richiede anni di preparazione, anche il semplice sospetto di una violazione della segretezza rappresenta un elemento capace di compromettere il clima di fiducia nei confronti dell’intera procedura.
La protesta durante l’ultima giornata di prove
La tensione è esplosa nell’ultima giornata del concorso.
Un gruppo di candidati ha chiesto formalmente alla commissione di mettere a verbale quanto accaduto, evidenziando come gli argomenti della prova di diritto penale fossero stati anticipati già dalla sera precedente.
Secondo le ricostruzioni diffuse nelle ore successive, inizialmente sarebbe stato tentato un ridimensionamento della vicenda. Successivamente, però, le richieste dei candidati hanno portato alla verbalizzazione delle contestazioni.
La commissione ha quindi comunicato di aver trasmesso il verbale alla Procura di Roma, affinché vengano svolti gli accertamenti ritenuti necessari.
Si tratta di un passaggio previsto quando emergono fatti che potrebbero assumere rilievo sotto il profilo penale o amministrativo e non costituisce, di per sé, un’accertata responsabilità di alcuno.
Verso il ricorso al TAR
Parallelamente all’attività della magistratura, diversi partecipanti stanno valutando un’iniziativa davanti alla giustizia amministrativa.
L’obiettivo sarebbe ottenere l’annullamento della prova di diritto penale, sostenendo che la presunta circolazione anticipata delle tracce avrebbe compromesso il principio della parità di trattamento tra tutti i concorrenti.
Sarà eventualmente il TAR del Lazio a valutare se gli elementi raccolti siano sufficienti per incidere sulla validità della procedura concorsuale oppure se le prove possano considerarsi regolarmente svolte.
Per il momento non risultano provvedimenti che abbiano sospeso il concorso né decisioni sulla ripetizione delle prove.
Un’altra polemica sulla composizione della commissione
Le contestazioni non rappresentano l’unico elemento che ha accompagnato questa selezione.
Già nelle settimane precedenti erano emerse osservazioni riguardanti la composizione della commissione esaminatrice.
In particolare, era stato evidenziato come tra i componenti mancasse un docente universitario di diritto amministrativo, nonostante una delle tre prove scritte riguardasse proprio questa materia.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, la traccia di diritto amministrativo sarebbe stata predisposta e dovrà essere corretta da una commissione composta prevalentemente da magistrati ordinari, affiancati da docenti universitari appartenenti ad altri settori disciplinari e da avvocati che non risultano specialisti della materia amministrativa.
Anche questo aspetto potrebbe alimentare ulteriori discussioni sulla regolarità della procedura, sebbene al momento non siano state adottate decisioni ufficiali in merito.
La fiducia nei concorsi pubblici passa dalla trasparenza
Al di là dell’esito delle eventuali indagini e dei ricorsi, la vicenda pone una questione più ampia che riguarda tutti i concorsi pubblici.
Le procedure selettive rappresentano uno degli strumenti attraverso cui lo Stato individua il personale destinato a ricoprire incarichi di particolare responsabilità. Per questo motivo non basta che siano corrette sotto il profilo formale: devono anche apparire pienamente trasparenti agli occhi dei partecipanti.
Nel caso della magistratura il tema assume un valore ancora maggiore. Chi supera questo concorso sarà chiamato, negli anni successivi, ad amministrare la giustizia in nome dello Stato. Qualunque ombra sulla fase di selezione rischia quindi di produrre effetti che vanno oltre il singolo concorso, incidendo sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Le prossime settimane saranno decisive per comprendere se le presunte fughe di notizie siano il risultato di una semplice coincidenza oppure se emergeranno elementi in grado di modificare il destino di una delle procedure concorsuali più importanti dell’anno.