Legge Cinema, la relazione arriva con oltre nove mesi di ritardo: IsICult boccia il rapporto sull’impatto degli aiuti pubblici.
Un documento atteso da mesi, previsto dalla legge come uno degli strumenti principali per valutare l’efficacia delle politiche pubbliche a sostegno del cinema e dell’audiovisivo, ma arrivato quando ormai gran parte della sua funzione di indirizzo rischia di essere venuta meno. È questa la critica che accompagna la pubblicazione della relazione annuale dedicata alla valutazione dell’impatto della Legge Cinema, riferita al 2024, trasmessa dal Ministero della Cultura al Senato soltanto il 15 luglio 2026.
A sollevare la questione è l’Istituto italiano per l’Industria Culturale (IsICult), centro di ricerca indipendente che da anni monitora l’evoluzione delle politiche culturali italiane. Secondo l’istituto, oltre al consistente ritardo nella consegna del documento, emergerebbero criticità anche sotto il profilo metodologico e dell’utilità concreta dell’analisi per il legislatore, proprio mentre il Parlamento sta lavorando alla riforma della normativa sul comparto.
Un documento previsto dalla legge, ma consegnato con oltre nove mesi di ritardo
La relazione rappresenta un adempimento previsto dall’articolo 12 della legge n. 220 del 14 novembre 2016, la cosiddetta Legge Cinema e Audiovisivo. La norma stabilisce che il Ministero della Cultura trasmetta ogni anno alle Camere, entro il 30 settembre, una relazione sullo stato di attuazione degli interventi pubblici, accompagnata da una valutazione dell’efficacia delle misure adottate e delle agevolazioni concesse.
Per quanto riguarda l’analisi relativa al 2024, la scadenza fissata dalla legge era il 30 settembre 2025. Il documento è stato invece inviato al Senato soltanto il 15 luglio 2026, accumulando circa nove mesi e mezzo di ritardo. Un elemento che, secondo IsICult, svuota in parte il significato dello strumento, nato proprio per consentire al Parlamento di valutare tempestivamente l’andamento delle politiche di sostegno e, se necessario, correggerle.
Il rapporto, elaborato dal Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche della Sapienza Università di Roma, si sviluppa in 207 pagine e costituisce la più ampia fotografia ufficiale del sistema di incentivi destinati all’industria cinematografica e audiovisiva italiana.
Cosa analizza la relazione sul cinema e sull’audiovisivo
L’indagine prende in esame praticamente tutti gli strumenti introdotti dalla Legge Cinema. Tra questi figurano il tax credit, i contributi automatici, quelli selettivi, i programmi dedicati al cosviluppo delle opere, i finanziamenti per la promozione, gli interventi destinati alle sale cinematografiche, le risorse assegnate agli enti del settore e le iniziative rivolte alla formazione professionale e all’educazione all’immagine.
Accanto all’analisi del sistema italiano trovano spazio anche confronti con i modelli adottati in altri Paesi che rappresentano punti di riferimento per l’industria audiovisiva internazionale, come Francia, Germania, Regno Unito e Canada. La relazione dedica inoltre uno specifico approfondimento al fenomeno del cineturismo e agli effetti economici che le produzioni possono generare sui territori che le ospitano.
L’obiettivo dichiarato è quello di misurare l’impatto economico, industriale e occupazionale delle politiche pubbliche dedicate al comparto, offrendo una base informativa utile alle future scelte legislative.
I numeri del 2024 mostrano un ridimensionamento rispetto all’anno precedente
Dai dati contenuti nella relazione emerge un rallentamento rispetto ai livelli raggiunti nel 2023. Le domande approvate attraverso i quattro principali strumenti di sostegno sono state complessivamente 1.179, contro le 1.505 registrate dodici mesi prima.
La diminuzione corrisponde a una flessione del 21,7%, segnale di un mercato che nel 2024 ha mostrato una dinamica meno espansiva rispetto all’anno precedente.
Ancora più evidente risulta la contrazione delle risorse assegnate. L’ammontare complessivo dei finanziamenti passa infatti da 935,7 milioni di euro a 664,9 milioni, con una riduzione di circa il 29%.
Numeri che descrivono un sistema in fase di rallentamento dopo gli anni caratterizzati da una forte crescita degli investimenti pubblici e privati, sostenuti anche dall’espansione delle produzioni audiovisive e delle piattaforme di distribuzione.
Le critiche di IsICult: “Documento poco utile e metodologicamente debole”
Il presidente di IsICult, Angelo Zaccone Teodosi, concentra però l’attenzione non soltanto sui ritardi, ma anche sulla qualità complessiva della relazione.
Secondo il ricercatore, il rapporto sarebbe caratterizzato da un’impostazione eccessivamente accademica, che rende difficile la consultazione anche per gli addetti ai lavori. Le oltre duecento pagine, a suo giudizio, risultano appesantite da grafici e infografiche di non immediata interpretazione, mentre il dataset presenterebbe incongruenze, contraddizioni e criticità metodologiche che limiterebbero l’affidabilità complessiva dell’analisi.
Zaccone Teodosi sostiene inoltre che il documento finisca per rappresentare un esercizio descrittivo più che uno strumento di valutazione critica delle politiche pubbliche. In particolare, evidenzia come nelle diverse edizioni della relazione non siano mai stati affrontati alcuni dei temi più discussi negli ultimi anni, come la gestione del tax credit destinato al settore audiovisivo o gli scostamenti registrati tra le previsioni contenute nel Fondo Cinema e Audiovisivo e la spesa effettivamente sostenuta.
Secondo IsICult, proprio questi aspetti avrebbero richiesto un’analisi approfondita per comprendere eventuali squilibri del sistema e individuare possibili correttivi.
La richiesta di un confronto pubblico sul futuro della Legge Cinema
Il dibattito assume particolare rilievo anche perché il Parlamento è impegnato nell’esame della futura riforma della normativa sul cinema e sull’audiovisivo.
Per questo motivo IsICult considera positiva l’iniziativa parlamentare promossa dal deputato Matteo Orfini, che ha presentato un’interrogazione al Ministro della Cultura chiedendo di organizzare una presentazione pubblica della relazione accompagnata da un confronto aperto con studiosi, operatori del settore e rappresentanti delle istituzioni.
Secondo Zaccone Teodosi, il documento è rimasto per anni confinato in una dimensione quasi esclusivamente burocratica, senza diventare occasione di un vero dibattito sulle criticità del comparto e sull’efficacia delle risorse pubbliche investite.
Un confronto che, secondo IsICult, sarebbe oggi ancora più necessario considerando che il legislatore è chiamato a ridisegnare le regole di uno dei settori culturali più rilevanti del Paese, con l’obiettivo di garantire maggiore trasparenza, sostenibilità finanziaria ed efficacia degli strumenti di sostegno.
Trasparenza e tempi certi restano elementi decisivi per valutare le politiche culturali
Al di là delle polemiche, la vicenda riporta al centro un tema più ampio: quello della qualità degli strumenti di valutazione delle politiche pubbliche. Una relazione d’impatto, per definizione, dovrebbe consentire ai decisori politici di comprendere rapidamente cosa abbia funzionato, quali misure abbiano prodotto risultati concreti e dove invece sia necessario intervenire.
Quando questi documenti arrivano con molti mesi di ritardo, il rischio è che perdano buona parte della loro utilità operativa, trasformandosi in semplici adempimenti amministrativi anziché in strumenti di supporto alle decisioni.
Il confronto che accompagnerà la futura riforma della Legge Cinema potrebbe quindi rappresentare anche l’occasione per ripensare le modalità di monitoraggio delle politiche pubbliche dedicate all’industria culturale, rafforzando sia la tempestività sia la trasparenza delle analisi messe a disposizione del Parlamento e degli operatori del settore.