Inchiesta sul Ponte sullo Stretto, anche Saccomanno fra gli indagati

Inchiesta sul Ponte sullo Stretto, anche Saccomanno fra gli indagati

Ponte sullo Stretto, l’inchiesta che scuote il progetto: chi è Giacomo Francesco Saccomanno e cosa contestano i magistrati.

’inchiesta della Procura di Roma che ruota attorno al progetto del Ponte sullo Stretto aggiunge un nuovo tassello a una vicenda che da anni divide politica, istituzioni e opinione pubblica. Al centro dell’indagine, che ipotizza i reati di corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio, ci sono presunti tentativi di influenzare il controllo di legittimità della Corte dei Conti su uno degli interventi infrastrutturali più discussi della storia italiana.

Fra le persone iscritte nel registro degli indagati compare Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato calabrese, storico esponente della Lega nel Mezzogiorno, già componente del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa e per anni stretto collaboratore del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Con lui risultano coinvolti anche Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio.

L’indagine è ancora nella fase preliminare e, come previsto dall’ordinamento, le contestazioni dovranno essere verificate nel corso dell’eventuale procedimento giudiziario.

Il nodo dell’indagine: presunte pressioni sul controllo della Corte dei Conti

L’attenzione degli investigatori si concentra sul delicato passaggio che, nell’autunno del 2025, riguardava la verifica della Corte dei Conti sulla delibera del Cipess destinata a finanziare il Ponte sullo Stretto.

Si trattava di un momento decisivo. L’organismo contabile stava esaminando gli atti relativi al progetto definitivo dell’opera, valutando la legittimità amministrativa del provvedimento che avrebbe consentito di proseguire l’iter.

Secondo la ricostruzione della Procura di Roma, proprio in quella fase sarebbe stata attivata una rete di contatti finalizzata ad acquisire informazioni riservate sugli orientamenti della magistratura contabile e, secondo l’ipotesi accusatoria, a influenzarne l’esito.

L’accusa sostiene che Saccomanno e Virgiglio avrebbero cercato di ottenere un intervento favorevole da parte di Tommaso Miele, prospettandogli sostegno per future nomine in enti pubblici una volta terminata la sua esperienza alla Corte dei Conti.

Si tratta, allo stato, della ricostruzione formulata dagli inquirenti.

Chi è Giacomo Francesco Saccomanno

Per comprendere il peso della vicenda è necessario guardare al percorso professionale e politico dell’avvocato reggino.

Saccomanno rappresenta da tempo uno dei riferimenti della Lega in Calabria. Negli anni ha costruito un rapporto particolarmente stretto con Matteo Salvini, fino a diventare uno dei principali interlocutori del ministro nel Mezzogiorno sui temi infrastrutturali.

Nel corso della sua attività ha ricoperto diversi incarichi di rilievo.

È stato consulente del Ministero delle Infrastrutture con funzioni di supporto tecnico sulle opere strategiche della Calabria, commissario regionale della Lega fino al 2024 e componente del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa, società incaricata della progettazione, realizzazione e futura gestione del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.

La sua presenza all’interno della società rappresentava uno dei principali punti di collegamento tra il Ministero delle Infrastrutture e il progetto del Ponte.

L’uscita dal consiglio di amministrazione prima dell’inchiesta

Uno degli aspetti che ha maggiormente attirato l’attenzione riguarda la tempistica della sua sostituzione nel consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa.

Saccomanno è rimasto in carica fino alla primavera del 2026, quando la Regione Calabria ha deciso di designare un nuovo rappresentante.

La sostituzione sarebbe maturata su iniziativa del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, scelta che avrebbe provocato tensioni politiche anche all’interno della maggioranza.

Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, l’avvicendamento non sarebbe stato accolto favorevolmente da Matteo Salvini, che avrebbe considerato Saccomanno uno dei propri uomini di maggiore fiducia sul dossier relativo al Ponte.

Pochi giorni dopo quella sostituzione emerge pubblicamente l’indagine della Procura di Roma, alimentando interrogativi sulle coincidenze temporali, pur senza che allo stato vi siano elementi ufficiali che colleghino direttamente le due vicende.

La telefonata del 2 ottobre 2025 finita negli atti

Tra gli episodi ritenuti più significativi dagli investigatori figura una conversazione telefonica avvenuta il 2 ottobre 2025 tra Saccomanno e l’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci.

Secondo quanto riportato negli atti dell’inchiesta, l’avvocato contatta Ciucci annunciando di avere una “buona notizia”.

La risposta dell’amministratore delegato assume poi particolare rilievo investigativo.

“Abbiamo vinto al Totocalcio?”

Saccomanno replica:

“Ancora no, però potremmo vincere.”

Subito dopo viene fissato un incontro presso la sede della società.

Per la Procura quella telefonata si inserirebbe nella presunta circolazione di informazioni riservate provenienti dagli ambienti della Corte dei Conti.

La posizione di Pietro Ciucci, tuttavia, è differente rispetto a quella degli indagati.

L’amministratore delegato non risulta infatti coinvolto nell’inchiesta. La Stretto di Messina Spa ha inoltre precisato di non avere mai ricevuto comunicazioni riconducibili alle contestazioni formulate dalla Procura e ha ribadito la piena disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria.

Il ruolo attribuito all’Accademia Calabria

Nella ricostruzione degli investigatori compare anche l’Accademia Calabria, associazione culturale che avrebbe rappresentato il punto di contatto tra alcuni dei protagonisti della vicenda.

Secondo la Procura, proprio attraverso i rapporti sviluppati all’interno dell’associazione si sarebbe consolidata una rete di relazioni utilizzata per favorire lo scambio delle informazioni oggi al centro dell’indagine.

Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione, avrebbe avuto il compito di mantenere i collegamenti con Tommaso Miele.

Gli inquirenti parlano di un presunto “patto di reciproco sostegno” nel quale le informazioni sull’orientamento della Corte sarebbero state scambiate con la prospettiva di future candidature per incarichi pubblici dopo il pensionamento del magistrato contabile.

Anche questa rappresenta esclusivamente l’ipotesi investigativa, ancora tutta da verificare nelle sedi competenti.

La fase decisiva del progetto e i contatti finiti sotto la lente della Procura

Per comprendere il contesto dell’indagine bisogna tornare alla fine di settembre del 2025. In quel periodo il progetto del Ponte sullo Stretto attraversava una delle sue tappe più delicate. La Corte dei Conti era chiamata a esprimersi sulla delibera del Cipess, dal valore di circa 13,5 miliardi di euro, indispensabile per sostenere il piano finanziario dell’opera.

Nel corso dell’istruttoria, i magistrati contabili avevano richiesto ulteriori chiarimenti e integrazioni documentali sia alla società concessionaria sia al Ministero delle Infrastrutture. Un passaggio tecnico che avrebbe potuto incidere sul calendario dell’intero progetto.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, proprio in quei giorni si sarebbero intensificati i contatti tra Saccomanno, Virgiglio e Tommaso Miele. L’ipotesi accusatoria sostiene che l’obiettivo fosse conoscere in anticipo l’orientamento della Corte e trasmettere tali informazioni ai vertici della Stretto di Messina Spa.

Tra gli elementi raccolti figurano diverse conversazioni telefoniche nelle quali Virgiglio avrebbe insistito sulla necessità di un confronto rapido e riservato. In seguito, sempre secondo la Procura, Saccomanno avrebbe informato l’amministratore delegato della società dell’esito dei colloqui e tentato anche di contattare rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture.

Si tratta di circostanze sulle quali sono ancora in corso gli approfondimenti investigativi.

L’esito della Corte dei Conti smentisce le aspettative

Le intercettazioni riportate negli atti lasciano emergere un certo ottimismo nei giorni precedenti alla decisione della magistratura contabile. Tuttavia, gli sviluppi successivi avrebbero preso una direzione completamente diversa.

Il 29 ottobre 2025 la Corte dei Conti respinge infatti la delibera del Cipess, ritenendo insufficienti alcuni presupposti sotto il profilo normativo e ambientale. Un pronunciamento che rappresenta un brusco stop nell’iter amministrativo del Ponte sullo Stretto e che costringe i soggetti coinvolti a rivedere la documentazione.

L’esito negativo modifica radicalmente il clima che si respirava attorno al progetto.

Secondo gli atti dell’inchiesta, nelle conversazioni successive emergono delusione e forte irritazione. In una telefonata intercettata, Tommaso Miele avrebbe espresso giudizi particolarmente severi nei confronti dei colleghi che avevano preso parte alla decisione.

Parallelamente, anche alcune iniziative pubbliche organizzate nei giorni successivi subiscono inevitabilmente l’effetto del pronunciamento della Corte.

Il convegno sul Ponte e il clima dopo il no della magistratura contabile

Il giorno successivo alla decisione della Corte dei Conti era previsto un convegno dedicato al Ponte sullo Stretto, promosso dall’Accademia Calabria presso Palazzo Valentini.

L’iniziativa, significativamente intitolata “Un ponte per crescere”, era stata organizzata in un momento nel quale molti confidavano in un esito favorevole dell’esame di legittimità.

Il rigetto della delibera cambia però completamente lo scenario.

Secondo quanto riportato nelle intercettazioni, emerge anche il tema della possibile partecipazione del ministro Matteo Salvini all’evento. Saccomanno avrebbe escluso questa eventualità, riferendo il forte disappunto del leader della Lega per la decisione della Corte.

Sempre negli atti viene riportata una frase attribuita al ministro che farebbe riferimento a un duro scontro istituzionale con la magistratura contabile. Si tratta di una circostanza riportata dagli investigatori nell’ambito della ricostruzione dei rapporti tra i soggetti coinvolti e che non costituisce un elemento di responsabilità penale.

Le conseguenze politiche dell’inchiesta

Al di là dell’aspetto giudiziario, la vicenda produce inevitabili effetti anche sul piano politico.

Il Ponte sullo Stretto rappresenta da tempo una delle principali opere simbolo sostenute dal Ministero delle Infrastrutture e dal ministro Matteo Salvini. Per questo motivo ogni sviluppo che riguarda la società concessionaria o i suoi dirigenti assume inevitabilmente una rilevanza nazionale.

L’iscrizione nel registro degli indagati di un ex componente del consiglio di amministrazione e collaboratore storico del ministro riporta il progetto al centro del dibattito pubblico, anche se la Stretto di Messina Spa ha ribadito la propria totale estraneità rispetto alle contestazioni formulate dalla Procura.

La società ha inoltre sottolineato che Pietro Ciucci non risulta indagato e che l’amministratore delegato non avrebbe mai ricevuto comunicazioni riconducibili alle presunte informazioni riservate oggetto dell’indagine.

L’inchiesta, quindi, riguarda esclusivamente le posizioni delle persone indicate dalla Procura e non mette in discussione, allo stato, la legittimità dell’operato della società concessionaria.

Un procedimento ancora tutto da verificare

Come avviene in ogni indagine penale, anche questa vicenda dovrà essere valutata nelle sedi giudiziarie competenti.

L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta uno strumento previsto dal codice di procedura penale che consente agli investigatori di svolgere gli accertamenti necessari, ma non equivale a un giudizio di colpevolezza.

Saranno gli sviluppi dell’inchiesta a stabilire se gli elementi raccolti dalla Procura saranno ritenuti sufficienti per sostenere eventuali accuse in giudizio oppure se emergeranno ricostruzioni differenti.

Nel frattempo, il caso continua ad alimentare il confronto politico attorno a un’opera che, ancora prima dell’avvio dei cantieri, resta uno dei temi più controversi del dibattito nazionale. Tra aspetti tecnici, ricorsi amministrativi, verifiche contabili e ora anche un’indagine per presunti tentativi di interferenza istituzionale, il percorso del Ponte sullo Stretto si conferma complesso e destinato a rimanere sotto i riflettori ancora a lungo.

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