C’è una lenta, silenziosa estinzione della quale in pochi si stanno accorgendo, ma che invece dovrebbe toccare tutti noi, perché sta modificando il nostro quotidiano e la geografia delle nostre Città, grandi e piccole. È la scomparsa delle edicole.
In venti anni i punti vendita che in Italia offrono prodotti editoriali sono passati da 35 mila a 20 mila (-42,8%). E ancora il loro giro di affari si è ridotto drasticamente, dal picco massimo che può attestarsi quello del 2005, quando erano di moda i cosiddetti “collaterali” dei quotidiani, come dvd o inserti, passando da 4,53 miliardi a 1,11 a fine 2024: una perdita di tre quarti. Facendo due semplici calcoli, le edicole hanno perso redditività, e molta con un decremento di circa 55 mila euro a punto vendita, che con un aggio medio del 23,11% del prezzo di vendita, dunque al lordo dell’Iva, che genera un margine lordo di circa 12.710 euro annui per punto vendita. Questa riduzione delle vendite e degli introiti riduce all’osso la redditività del lavoro di edicolante, secondo alcune stime resterebbe una media di 1100 euro al mese, con levatacce alle 5 del mattino e pochissimi giorni di chiusura annui. Dati alla mano non stupisce che nel nostro Paese si stia vivendo una vera e propria strage delle edicole continua, senza soste che ha visto in pochi anni hanno chiudere circa 7 strutture su 10.
Ad oggi le edicole che sopravvivono sono circa 20 mila, anche se il dato è in continuo aggiornamento – in negativo – tra quelle “pure” sempre meno e quelle miste, che vendono oltre ai giornali altri prodotti. In aggiunta a questa disamina, la morte delle edicole sta portando con se ‘nella fossa’ i quotidiani e la stampa che proprio dalla versione cartacea otterrebbero la parte fondamentale dei propri ricavi. Così il numero di lettori di notizie resta pressocché costante se si analizzano tutte le piattaforme disponibili mentre il numero delle copie cartacee vendute in un ventennio è passato da 7 a 1 milione di copie al giorno. A raccogliere ed elaborare questi dati, a inizio anno, ci ha pensato uno studio di Data Media Hub e Stampa Romana.
I dati emersi sono tutt’altro che confortanti e mostrano nero su bianco i numeri della crisi. Su 7.896 comuni in Italia ben 4.974, circa due terzi del totale, non hanno più un’edicola. In Molise il 94,1% dei Comuni non ha un’edicola. Seguono il Trentino Alto Adige (85,9%) e la Valle d’Aosta (82,4%). Meno peggio di tutte le regioni l’Emilia-Romagna in cui “solo” un terzo dei Comuni (32,1%) non ha più un’edicola. Secondo lo studio “Commercio e servizi: le oasi nei centri urbani” di Confesercenti, quasi 3,5 milioni di italiani non possono più comprare giornali o riviste nel loro comune. Ad oggi né gli incentivi pubblici, né la trasformazione delle edicole con servizi di giochi e lotterie, ricariche telefoniche e pagamento bollette sono state sufficienti a garantirne la sostenibilità economica. La ricerca di DataMediaHub e Stampa Romana propone alcune soluzioni che passano dall’ottimizzazione e la modernizzazione della filiera editoriale, attraverso l’informatizzazione delle edicole. La ricerca focalizza poi alcune aree di “new business”, nuove aree di ricavi che possano in prospettiva sostenere la sopravvivenza della rete dei punti vendita, oggi seriamente a rischio.
Devono aver preso molto sul serio queste raccomandazioni i tre amici che a Roma, nel quartiere Trieste, hanno rilevato un’edicola e affiancato a quotidiani e riviste una selezione di birre artigianali e vini e qualche stuzzichino. Nell’Edicola Piovra si continuano a vendere quotidiani, periodici e riviste, ma il progetto è più vasto e che prova a immaginare un diverso futuro possibile per questi loghi iconici. Tre amici, un altro lavoro stabile, due avvocati e un ortopedico ci tengono a sottolineare che non erano interessati ad un semplice bar. “Non ci interessava un’attività meramente speculativa”, ha precisato uno degli investitori intervistato da una nota testata di enogastronomia “ma volevamo cercare qualcosa che ci desse quella motivazione per poter appassionarci a un progetto e che fosse qualcosa di diverso”.
La scelta di partire da un’edicola non è casuale per i tre promotori che si dichiarano lettori appassionati e guardano con preoccupazione alla progressiva scomparsa di queste realtà che vanno ben oltre l’arredo urbano. L’edicola scelta per l’esperimento è in una zona molto residenziale della Città. Il ‘piano industriale’ prevede di conservare la clientela affezionata e il lettore abituale e tentare di ampliarla. Resta la tradizionale apertura mattutina, ma tutto cambia all’imbrunire, dove la location diventa un punto di incontro per il quartiere. Per ora la scommessa economica e di sostenibilità è appena all’inizio, per ora Edicola Piovra resta un esperimento di quartiere. L’ambizione è però quella di oltre, capire come migliorare il progetto e valutarne sostenibilità e replicabilità su scala cittadina e perché no, nazionale. Per i tre coraggiosi, la birra non dovrà prendere il posto dei giornali, ma diventare un accompagnamento sullo stesso tavolo di chi il quotidiano lo sta leggendo.