Colpito da un fulmine mentre va dal dentista: il video e la lezione dietro il caso di Staten Island.
Un lampo improvviso, un uomo che crolla sull’asfalto, poi le grida e un inatteso ritorno in piedi. Il filmato registrato da una telecamera di sicurezza a Staten Island, New York, ha fatto rapidamente il giro dei social e dei media statunitensi perché racconta una scena che sembra appartenere più al cinema che alla cronaca: Thomas Fahmy, 24 anni, è stato colpito da un fulmine mentre si stava recando dal dentista ed è sopravvissuto senza riportare ustioni visibili o lesioni gravi.
L’episodio è avvenuto il 27 agosto nel quartiere di Castleton Corners. Fahmy, collaboratore della deputata repubblicana Nicole Malliotakis, camminava sotto la pioggia con un ombrello in mano e si trovava a pochi metri dalla propria automobile. Nelle immagini si vede la violenta scarica illuminare l’inquadratura: subito dopo, il giovane cade a terra. Rimane cosciente, prova dolore, urla chiedendo aiuto e viene soccorso da una vicina. Trasportato allo Staten Island University Hospital, ha trascorso la notte in osservazione ed è stato dimesso il giorno seguente.
Qui di seguito il video, diffuso sul canale X dell’Agenzia Ansa.
La notizia ha naturalmente colpito per il suo carattere eccezionale. Eppure, oltre alla suggestione del video e alla fortuna di un ragazzo uscito quasi illeso da una situazione potenzialmente mortale, il caso apre una riflessione concreta: quanto sappiamo davvero del rischio fulmini e cosa bisogna fare quando il temporale arriva mentre siamo già fuori casa?
Il momento dell’impatto: pochi secondi che cambiano una giornata normale
Thomas Fahmy non stava praticando un’attività estrema, non era in montagna né in mare aperto. Stava semplicemente andando a un appuntamento dal dentista durante un temporale. È proprio questo l’elemento che rende il filmato tanto impressionante: ricorda che la vulnerabilità non riguarda soltanto chi si trova su una vetta, su un campo da golf o in spiaggia.
Secondo quanto riferito dal giovane ai media locali, dopo l’impatto ha percepito una forte sensazione di bruciore, formicolio, intorpidimento e dolore ai piedi. La presenza dell’ombrello nel video ha attirato l’attenzione di molti osservatori. È importante però distinguere i fatti dalle semplificazioni: il metallo non “attira” automaticamente il fulmine, ma tenere sopra la testa un oggetto conduttore può aumentare il pericolo in determinate condizioni, soprattutto se ci si trova esposti all’aperto.
Fahmy si è accasciato senza perdere conoscenza e, dopo pochi istanti, è riuscito a chiamare aiuto. La vicina che lo ha sentito è intervenuta e ha contattato i soccorsi. È stata una catena di circostanze favorevoli: la scarica non ha provocato un arresto cardiaco, il giovane non è rimasto isolato e ha ricevuto in breve tempo un controllo medico adeguato.
La deputata Nicole Malliotakis ha espresso sollievo e gratitudine verso chi ha prestato assistenza. Per il suo collaboratore, invece, quella che doveva essere una normale uscita di quartiere si è trasformata in un’esperienza capace di ridimensionare ogni abitudine. Dopo le dimissioni, ha raccontato di aver maturato una rinnovata riconoscenza per la vita. Una frase comprensibile, ma che non deve cancellare il dato centrale: sopravvivere senza conseguenze evidenti non significa che il rischio fosse basso.
Come si può sopravvivere a un fulmine?
Un fulmine non colpisce sempre il corpo umano nello stesso modo. Può trattarsi di un colpo diretto, del passaggio della corrente dal terreno, del contatto con un oggetto raggiunto dalla scarica oppure di un fenomeno laterale, quando l’energia si trasferisce da una struttura vicina a una persona. A determinare le conseguenze intervengono moltissimi fattori: il percorso seguito dall’elettricità, il tempo di esposizione, le condizioni del suolo, il punto di entrata e di uscita della scarica, la caduta successiva all’impatto.
Gli esperti ricordano che la corrente di un fulmine ha una durata brevissima, ma sviluppa un’energia enorme. Per questa ragione può provocare arresto cardiaco, danni neurologici, lesioni agli occhi, ustioni, trauma acustico e problemi muscolari. In altri casi, il corpo riesce a disperdere una parte dell’energia lungo la superficie esterna della pelle: è uno dei motivi per cui alcune vittime sopravvivono, pur restando esposte a conseguenze che non sempre sono immediatamente visibili.
I dati dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi indicano che circa nove persone su dieci colpite da un fulmine sopravvivono. Sarebbe però un errore trasformare questa percentuale in un messaggio rassicurante. Chi supera l’evento può riportare disturbi persistenti, anche neurologici o cardiaci, e deve essere valutato da personale sanitario. Nel caso di Staten Island, il ricovero notturno non è stato un eccesso di prudenza: era la risposta corretta a un incidente che può lasciare effetti non immediatamente riconoscibili.
La cosa più importante da ricordare è che una persona colpita da un fulmine non conserva una carica elettrica. Può essere toccata senza rischi da chi presta soccorso. Attendere per paura di prendere la scossa è quindi un falso mito pericoloso. Se la vittima non respira o non ha battito, occorre chiamare subito i servizi di emergenza e iniziare le manovre di rianimazione, se si è in grado di farlo, dopo essersi messi in una zona che non esponga anche il soccorritore al temporale.
Il rischio nascosto dei temporali urbani
Quando si parla di sicurezza durante i temporali, l’immaginario collettivo pensa alle campagne, alle montagne o alle coste. Il caso di Fahmy mostra invece un rischio che viene spesso sottovalutato nelle città: marciapiedi, strade residenziali, parcheggi e spostamenti a piedi non diventano automaticamente sicuri soltanto perché attorno ci sono case, automobili e negozi.
Un temporale può scaricare fulmini anche a distanza dalla zona in cui cade la pioggia più intensa. Per questo, se si sente il tuono, non è prudente continuare a camminare confidando nel fatto che il cielo sembri schiarirsi o che il temporale sia “ancora lontano”. Il principio più semplice resta il più efficace: tuono significa pericolo, quindi bisogna entrare in un luogo chiuso e sicuro.
Una casa, un ufficio, un esercizio commerciale o un’automobile con tetto rigido e finestrini chiusi offrono una protezione molto maggiore rispetto a pensiline, gazebo, porticati aperti, tettoie leggere o fermate dei mezzi pubblici. Cercare riparo sotto un albero isolato è una delle reazioni più diffuse e una delle più sbagliate. Lo stesso vale per campi aperti, piscine, spiagge, recinzioni metalliche e zone vicine all’acqua.
Se si è già in strada, la priorità non è correre verso il punto più vicino qualunque esso sia, ma raggiungere una struttura realmente protetta. Non bisogna sdraiarsi a terra: la corrente può propagarsi sul suolo dopo una scarica. Meglio allontanarsi da alberi, pali, linee elettriche e oggetti metallici, senza perdere tempo in gesti improvvisati o in presunte “posizioni antifulmine” che non sostituiscono un riparo adeguato.
Dal video virale alla prevenzione: il dettaglio che non dovrebbe sfuggire
La vicenda di Thomas Fahmy funziona sui social perché concentra in pochi fotogrammi paura, sorpresa e sollievo. Il rischio, però, è che l’incredibile lieto fine faccia apparire il fulmine come una sorta di lotteria spettacolare: un evento raro, curioso, quasi impossibile da prevenire. Non è così.
La probabilità di essere colpiti ogni anno è molto bassa, ma la prevenzione dipende da comportamenti quotidiani estremamente concreti. Consultare le previsioni prima di una gita, interrompere un’attività all’aperto quando arrivano tuoni e lampi, non aspettare che la pioggia diventi intensa per cercare riparo: sono decisioni semplici, spesso ignorate proprio perché il pericolo non appare immediato.
La lezione di Staten Island non è che un ombrello trasformi automaticamente una persona in un bersaglio, né che tutti possano rialzarsi dopo una scarica. È piuttosto un’altra: il margine tra un evento senza conseguenze permanenti e una tragedia può essere sottilissimo. Il giovane statunitense è stato fortunato, soccorso in fretta e seguito in ospedale. Questa combinazione non deve diventare una scusa per normalizzare l’esposizione al temporale.
In un’epoca in cui ogni scena viene ripresa e condivisa, il filmato del 24enne colpito dal fulmine resta un documento potente. Ma il suo valore più utile non sta nell’eccezionalità dell’immagine. Sta nella domanda che lascia a chi guarda: se domani sentissimo un tuono mentre siamo per strada, continueremmo davvero a camminare come se non stesse accadendo nulla?