Le potenze su scala mondiale non sono più soltanto legate alle dotazioni e alle alleanze militari, né solo al petrolio e alle materie prime. Oggi un’altra leva che sta assumendo un peso crescente sugli equilibri mondiali, la capacità di produzione alimentare.
Insieme alla detenzione di riserve idriche, sono queste le nuove ‘ricchezze’ che potranno negli anni futuri, ma anche nel presente, determinare equilibri e potere sui tavoli di trattativa più importanti e più influenti a livello mondiale.
È in questa ottica che la partnership strategica siglata tra Brasile ed Egitto è destinata ad andare ben oltre il semplice incremento degli scambi commerciali. L’ipotesi è che l’accordo rilanciato nel luglio scorso tra i due Paesi possa trasformare una ‘semplice’ relazione commerciale in una cooperazione geopolitica Sud-Sud. In questa prospettiva, il cibo diventa una importantissima leva geopolitica.
L’intesa, annunciata nel 2024 in occasione del centenario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, riflette la più ampia ricerca delle economie emergenti di una maggiore autonomia strategica, svincolata dai partner troppo ‘ingombranti’ attraverso la cooperazione tra Stati del Global South. Cibo, logistica, tecnologia agricola e coordinamento diventano strumenti di influenza politica prima ancora che economica.
Il lavoro di mediazione del BRICS
A questo mira fin dal principio Il lavoro di mediazione che ha dato vita al BRICS, un raggruppamento di economie mondiali emergenti, formato dai Paesi del precedente BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) con l’aggiunta di Sudafrica nel 2010, che ha dato vita all’aggiunta della S al nome, e poi Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran confluiti nel 2024 e Indonesia, lo scorso anno, nel 2025.
BRICS+ è divenuto un’organizzazione intergovernativa, strutturato e caratterizzato da obiettivi geo-economici e geopolitici e vertici annuali di rappresentanti degli Stati membri. Dal punto di vista economico, questi Paesi si propongono di costruire un sistema commerciale e finanziario globale attraverso accordi bilaterali non basati sul dollaro. In particolare, ciò potrebbe avvenire con il lancio di una nuova moneta, potenzialmente condivisa.
La guerra in Ucraina, lo scenario incandescente del Medio Oriente che non accenna a pacificarsi, la direttrice di Hormuz che ha bloccato il passaggio delle materie prime, ma anche di derrate e approvvigionamenti alimentari, sono state lo scenario mondiale degli ultimi mesi. La crisi climatica e le interruzioni delle catene di approvvigionamento hanno dimostrato che la disponibilità di derrate alimentari è ormai una componente della sicurezza nazionale.
In questo scenario il Brasile è una delle principali potenze agroalimentari del pianeta e dispone di una straordinaria capacità produttiva, tecnologica e scientifica. A questo know how si sommano istituzioni specializzate nella ricerca agricola e un progresso continuo. Il Brasile non è un semplice player di materie prime agricole ma ha dalla sua anche competenze tecniche, stabilità e capacità produttiva, peso diplomatico.
L’Egitto beneficia di una posizione di grande centralità, crocevia geografico tra Mediterraneo, Mar Rosso e Oceano Indiano grazie al Canale di Suez. Nonostante la importante storia agricola di molte aree del Paese, resta fortemente dipendente dalle importazioni alimentari. In questa ottica la possibilità di garantirsi forniture regolari di grano e prodotti agricoli significa tutelare la stabilità economica e sociale di un Paese nel quale il prezzo del pane continua a rappresentare una questione a grande impatto sociale. Da questa complementarità di esigenze nasce la naturale convergenza tra Brasilia e Il Cairo. Il Brasile trova nell’Egitto una piattaforma privilegiata verso il Nord Africa e il Medio Oriente e nello stesso tempo l’Egitto individua nel Brasile un partner affidabile, anche in tempi di instabilità e tensioni regionali.
A partire dal 2024 l’Egitto è diventato il principale partner agricolo del Brasile in Africa. Secondo il Ministério da Agricultura e Pecuária do Brasil, le esportazioni agricole brasiliane verso l’Egitto hanno raggiunto circa 3,3 miliardi di dollari e oltre 8,5 milioni di tonnellate di prodotti. Il rapporto bilaterale si rafforza inoltre in un momento in cui l’Egitto è entrato nei BRICS come membro effettivo dal gennaio 2024, come riportato da BRICS India 2026. La convergenza tra cooperazione alimentare e appartenenza allo stesso forum multilaterale rende il caso Brasile-Egitto geopoliticamente significativo.
Ancora di più, come già sottolineato, l’appartenenza di entrambi alla alleanza BRICS aggiunge una dimensione politica ulteriore agli accordi presenti e futuri. Brasile ed Egitto non cercano con questa strategia un’alternativa all’Occidente, più probabilmente, stanno cercando di ampliare il proprio margine negoziale, evitando dipendenze eccessive da un unico blocco geopolitico. Aprono altre strade per evitare la dipendenza e la non possibilità di negoziato, con una strategia di attiva diversificazione, non necessariamente di contrapposizione.
Un accordo che può portare ricadute positive anche per l’Unione Europea se visto in un’ottica di più ampio respiro. Il Mediterraneo resta uno spazio strategico sotto il profilo alimentare oltre che logistico. Un Egitto economicamente più stabile può garantire una maggiore sicurezza regionale. Nello stesso tempo un Brasile maggiormente integrato nelle filiere globali può rappresentare un partner prezioso anche per le economie europee.
Le sfide future
La vera sfida, per tutti i soggetti in campo, sarà riuscire a trasformare le dichiarazioni politiche in risultati concreti. La riuscita degli accordi si giocherà sulla logistica portuale, sui reali investimenti nello stoccaggio dei cereali messo in atto, sulla cooperazione nella ricerca agricola e sviluppo di filiere resilienti. Se questi obiettivi saranno raggiunti, il rapporto tra Brasile – Egitto potrà diventare un modello di cooperazione Sud-Sud capace di incidere sugli equilibri economici internazionali e di modificare gli assetti geopolitici globali.
Nel XXI secolo la sicurezza non dipende soltanto da eserciti e deterrenza militare ma dalla capacità di garantire cibo, infrastrutture logistiche e catene di approvvigionamento affidabili al proprio Paese. È su questo terreno che si giocherà una parte crescente della competizione globale.