Per il terzo anno consecutivo nel 2025 la ‘fame nel mondo’ definita tecnicamente “denutrizione cronica” è diminuita. Una buona notizia. Ma il cibo non è sicuro per 1 cittadino su 4 nel pianeta.
Il rapporto sullo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo (SOFI), redatto da cinque agenzie delle Nazioni Unite può essere considerato il punto di riferimento centrale per monitorare i progressi globali verso la sicurezza alimentare e la salubrità della nutrizione quotidiana nel mondo. Il rapporto di quest’anno, che analizza i dati del 2025, è stato pubblicato la scorsa settimana da FAO, UNICEF, IFAD, World Food Program e Word Health Organization.
Meno persone affamante nel mondo
I numeri rimangono alti, ma il report stima che nel 2025 il 7,8% della popolazione mondiale abbia sofferto la fame. La diminuzione è importante rispetto all’8,6% del 2022, facendo registrare 43 milioni di persone affamate in meno in tutto il mondo. Sebbene esistano disparità regionali nei livelli di fame, dal 2024 al 2025 è stata osservata costantemente una tendenza al ribasso a tutti i livelli. Per la prima volta in un decennio la diminuzione ha interessato anche il continente Africano.
Continuiamo a muoverci in un mondo a diverse velocità in base a dove si ha la fortuna di nascere. L’obesità negli adulti (dai 18 anni in su) continua ad aumentare, passando dal 12,1% del 2012 al 16,2% del 2024, con proiezioni del 18,6% entro il 2030, un dato che porta più lontano dall’obiettivo di arrestarne l’aumento. Nello stesso periodo, il sovrappeso infantile aumenta, anche se in maniera più ridotta, passando dal 5,3 al 5,5 percento, anche in questo caso le proiezioni indicano che l’obiettivo del 2030 di rimanere al di sotto del 5 percento non sarà raggiunto. Gli studiosi ricordano come alcune forme di obesità, derivate da eccesso di zuccheri e di cibi ultraprocessati, derivano da stili di vita più riconducibili a situazioni di povertà piuttosto che di opulenza. Diminuisce nelle fasce più povere della popolazione la possibilità di approvvigionarsi di frutta e verdura e di cibi freschi, questo fa aumentare in alcune situazioni l’obesità. Il quadro viene completato da una ridotto accesso all’educazione alimentare e al movimento sano, rappresentato dalla pratica sportiva e all’aria aperta.
La salubrità delle diete un dato da non sottovalutare
Il rapporto SOFI traccia un quadro molto preoccupante per quanto riguarda l’accessibilità economica di diete sane. Il numero di persone che non possono permettersi diete sane è leggermente diminuito lo scorso anno rispetto al 2024. Il vero dato però è quello che mostra come, negli ultimi cinque anni, il costo di una dieta sana sia aumentato del 25 percento, arrivando a circa 4,28 dollari (in dollari a parità di potere d’acquisto, un parametro che tiene conto del costo della vita e della produttività transfrontaliera).
Lo scorso anno quasi un terzo della popolazione mondiale non poteva permettersi una dieta sana. Anche l’alimentazione materna e infantile è ampiamente insufficiente, rileva il rapporto. Solo il 30,8% dei bambini di età inferiore ai 2 anni consuma una dieta minimamente diversificata, il che è incredibilmente tragico —e pienamente prevenibile. La crisi climatica sta già danneggiando il sistema alimentare, ma negli ultimi anni abbiamo anche visto conflitti globali minacciare di far salire ulteriormente i prezzi dei prodotti alimentari. Come solo esempio citato nel rapporto, l’attuale conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran che ha portato alla chiusura dello stretto di Hormuz ha fatto salire i prezzi del carburante e dei fertilizzanti e, parallelamente, sono aumentati anche i costi dei prodotti alimentari in tutto il mondo.
La sicurezza alimentare è lontana
Più complessa ancora è l’analisi dei dati relativi alla sicurezza alimentare, un dato forse più efficace rispetto a quello della ‘fame’ nel tracciare il panorama di tutte le comunità che devono scendere a compromessi sulla quantità o sulla qualità della propria dieta.
Anche i livelli moderati e gravi di insicurezza alimentare sono diminuiti nel 2025, il che è positivo, ma tale numero si attesta al 25,8% della popolazione mondiale. Non solo è ancora superiore ai numeri pre-pandemia, ma a un livello molto elementare significa anche che più di un 1 essere umano su 4 nel mondo non gode di sicurezza alimentare. Questo concretamente significa non sa se mangerà domani oppure potrà mangiare solo cibo avanzato nel campo, non sa se avrà accesso ad acqua pulita per lavarlo o cucinarlo, non avrà modo di mantenere il cibo che ha in condizioni salubri e non sa se riuscirà a tenere lontano insetti, ratti e parassiti da quel cibo. In generale ci stiamo muovendo nella giusta direzione, ma siamo palesemente lontani dall’obiettivo fissato al 2030, di porre fine alla fame nel mondo.
Considerando le gravi preoccupazioni globali già poste dal cambiamento climatico, assistendo a eventi meteorologici più intensi e frequenti l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è necessario lavorare a strategie distensive e a ridurre i conflitti evitabili. Guerre, attacchi, non fanno che generare aumentino ulteriormente pressione, verso situazioni devastanti a livello umanitario come sta avvenendo a Gaza. L’impegno di ttti deve essere quello di ridurre al minimo le crisi create dall’uomo.
La soluzione è nella sovranità alimentare
La ricetta per migliorare le cose, secondo Maximo Torero, capo economista della FAO è in una parola la ‘sovranità alimentare’, il diritto ai popoli a produrre coltivare e mangiare liberamente i propri cibi, senza mulinazionali che brevettino sementi, senza colture intensive che desertificano ulteriormente i suoli.
“È molto importante investire nello sviluppo dei mercati locali, e questo include gli alimenti indigeni, che includono alimenti nutrienti,” ha affermato in una intervista dentro uno dei podcast più autorevoli su questi argomenti, quello di Food Tank. “Dovremmo vedere sforzi ancora maggiori per migliorare la qualità e l’accessibilità di queste colture resilienti e rispettose del clima e lavorare per sostenere e rafforzare i loro mercati locali.” Ovviamente “C’è differenza tra garantire che nessuno soffra la fame e garantire che ogni persona possa nutrire il proprio corpo con cibo sano. In tutto il mondo stiamo facendo progressi sul primo obiettivo— ma abbiamo ancora molta strada da fare sul secondo.”