Bambini nati durante il lockdown: hanno maggiori difficoltà cognitive

Bambini nati durante il lockdown: hanno maggiori difficoltà cognitive

Uno studio accende i riflettori sugli effetti dell’isolamento nei primi mesi di vita per tutti i bambini nati durante il lockdown.

I primi mesi di vita rappresentano una fase decisiva per lo sviluppo del cervello. È proprio in questo periodo che i neonati iniziano a costruire le basi delle proprie capacità cognitive, emotive e relazionali attraverso il contatto quotidiano con il mondo esterno. Ma cosa accade quando questo mondo improvvisamente si restringe alle mura domestiche? Una nuova ricerca scientifica prova a rispondere a questa domanda, suggerendo che i bambini venuti al mondo durante il primo lockdown del 2020 potrebbero mostrare alcune differenze nello sviluppo di specifiche competenze cognitive rispetto ai coetanei nati prima della pandemia.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Archives of Disease in Childhood, analizza per la prima volta gli effetti dell’isolamento sociale imposto dall’emergenza Covid-19 su una generazione di bambini che non conserva alcun ricordo della pandemia, ma che potrebbe averne comunque subito alcune conseguenze durante una delle fasi più delicate della crescita.

Le prime relazioni sono fondamentali per lo sviluppo del cervello

Nei primi dodici mesi di vita il cervello umano attraversa una crescita rapidissima. In questa fase ogni esperienza contribuisce alla formazione delle connessioni neuronali: ascoltare voci differenti, osservare volti nuovi, interagire con persone diverse dai genitori, giocare con altri bambini e sperimentare ambienti differenti rappresentano stimoli preziosi per lo sviluppo cognitivo.

Durante il lockdown nazionale del 2020 tutto questo è cambiato radicalmente. Le restrizioni imposte per contenere il contagio hanno limitato gli incontri con familiari, amici e coetanei, riducendo drasticamente le occasioni di socializzazione proprio per i bambini nati in quei mesi.

Secondo gli autori dello studio, questa particolare condizione potrebbe aver inciso sullo sviluppo di alcune abilità fondamentali che consentono ai più piccoli di imparare a gestire comportamenti, emozioni e capacità di adattamento.

Lo studio: analizzati oltre 200 bambini nati durante il primo lockdown

La ricerca ha coinvolto 205 bambini nati in Inghilterra tra il 23 marzo e il 23 giugno 2020, cioè durante il periodo di massime restrizioni introdotte nel Regno Unito.

Gli studiosi hanno sottoposto i partecipanti a test dedicati al ragionamento non verbale e alle competenze linguistiche, integrando i risultati con questionari compilati dai genitori riguardanti lo sviluppo delle cosiddette funzioni esecutive.

Queste rappresentano un insieme di processi cognitivi particolarmente complessi che consentono alle persone di organizzare le proprie azioni, mantenere l’attenzione, pianificare attività, ricordare informazioni utili, controllare gli impulsi e adattare il comportamento ai cambiamenti dell’ambiente circostante.

Si tratta di competenze indispensabili già durante l’infanzia e destinate ad assumere un ruolo ancora più importante nel percorso scolastico e nella vita adulta.

Funzioni esecutive inferiori rispetto ai livelli osservati prima della pandemia

Il dato che emerge con maggiore evidenza riguarda proprio queste capacità cognitive.

Nel campione analizzato, le funzioni esecutive risultano mediamente inferiori rispetto ai livelli registrati nelle valutazioni effettuate prima della pandemia. Inoltre circa un bambino su tre presenta bisogni specifici collegati proprio a queste competenze.

Gli studiosi precisano che le difficoltà osservate possono tradursi, nella vita quotidiana, in una maggiore fatica nel portare a termine un’attività, nel seguire una sequenza di istruzioni, nel mantenere la concentrazione oppure nel modificare il proprio comportamento dopo aver ricevuto suggerimenti o correzioni.

Non significa naturalmente che questi bambini svilupperanno necessariamente problemi permanenti, ma il risultato suggerisce l’importanza di monitorare con attenzione il loro percorso di crescita.

Il ruolo della socializzazione nei primi mesi di vita

L’ipotesi avanzata dai ricercatori è che il ridotto numero di esperienze sociali abbia rappresentato uno dei principali fattori in grado di influenzare lo sviluppo delle funzioni esecutive.

Nei primi mesi di vita i bambini imparano osservando una straordinaria varietà di situazioni: il contatto con nonni, educatori, altri familiari, bambini della stessa età e perfino semplici incontri nei parchi o nei negozi contribuiscono ad arricchire continuamente gli stimoli ricevuti.

Durante il lockdown molte di queste occasioni sono praticamente scomparse. Per settimane, e in alcuni casi per mesi, i neonati hanno avuto rapporti quasi esclusivamente con i propri genitori, vivendo un ambiente molto meno ricco sotto il profilo relazionale rispetto alle generazioni precedenti.

Secondo gli esperti, proprio questa riduzione delle esperienze potrebbe aver limitato alcune opportunità di allenamento delle competenze cognitive coinvolte nell’autoregolazione e nella gestione delle emozioni.

Il linguaggio racconta una storia diversa

Se per le funzioni esecutive i risultati appaiono piuttosto chiari, il quadro relativo allo sviluppo linguistico risulta decisamente più articolato.

Nel complesso le capacità linguistiche dei bambini esaminati si collocano infatti in linea, e in alcuni casi persino al di sopra, delle aspettative previste per la loro età.

Analizzando separatamente le diverse componenti del linguaggio, tuttavia, emerge una differenza significativa.

Le abilità di linguaggio espressivo, cioè la capacità di utilizzare parole e frasi per comunicare, risultano leggermente inferiori rispetto ai livelli attesi. Diversamente, il linguaggio ricettivo, ovvero la comprensione delle parole e dei messaggi ricevuti, non sembra aver subito particolari effetti.

Una possibile spiegazione risiede nel fatto che, durante il lockdown, molti bambini abbiano trascorso molto più tempo con i propri genitori, ascoltando conversazioni e ricevendo continue stimolazioni verbali all’interno dell’ambiente familiare. Questo potrebbe aver favorito la comprensione linguistica, senza però compensare completamente la mancanza di interlocutori differenti con cui esercitare l’espressione verbale.

Una ricerca importante, ma con alcuni limiti

Gli stessi autori invitano comunque alla prudenza nell’interpretazione dei risultati.

Lo studio è infatti di tipo osservazionale e non può dimostrare con certezza un rapporto diretto di causa-effetto tra lockdown e sviluppo cognitivo. Inoltre una parte delle informazioni sulle capacità dei bambini proviene dalle valutazioni fornite dai genitori, elemento che potrebbe introdurre inevitabilmente alcuni margini di soggettività.

Esistono poi numerosi altri fattori che possono influenzare la crescita di un bambino, come il contesto familiare, le condizioni socioeconomiche, il livello di istruzione dei genitori e la qualità degli stimoli ricevuti negli anni successivi alla pandemia.

Per questo motivo saranno necessari ulteriori studi longitudinali capaci di seguire questi bambini nel tempo per comprendere se le differenze osservate tenderanno a ridursi, a stabilizzarsi oppure a scomparire completamente con l’ingresso nella scuola primaria.

La pandemia continua a lasciare tracce invisibili

A distanza di alcuni anni dall’emergenza sanitaria, molte conseguenze della pandemia sono ormai ben documentate sul piano economico, sociale e psicologico. Sempre più ricerche stanno però evidenziando anche effetti meno evidenti, che riguardano chi durante quel periodo era troppo piccolo per ricordare quanto stava accadendo.

Questo studio aggiunge un tassello importante alla comprensione delle possibili ricadute indirette delle misure restrittive introdotte nel 2020. Pur senza attribuire responsabilità univoche al lockdown, i risultati rafforzano un principio ormai condiviso dalla comunità scientifica: la qualità delle relazioni nei primi anni di vita rappresenta uno degli elementi più importanti per favorire uno sviluppo cognitivo equilibrato.

Per questo motivo gli esperti sottolineano l’importanza di garantire ai bambini occasioni ricche di interazione, gioco e socializzazione fin dalla più tenera età, valorizzando il ruolo della famiglia ma anche quello di nidi, scuole dell’infanzia, educatori e comunità.

Lascia un commento

Inserisci il risultato.