L’Ordine dei Giornalisti si schiera contro i siti di news creati con l’IA

L’Ordine dei Giornalisti si schiera contro i siti di news creati con l’IA

Ordine dei Giornalisti contro i siti di news creati con l’IA: esposto ad AGCOM e Ministero, si valuta anche il sequestro cautelare.

L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente il modo in cui vengono prodotti e distribuiti i contenuti online. Se da un lato le nuove tecnologie stanno diventando strumenti di supporto sempre più diffusi anche nelle redazioni tradizionali, dall’altro iniziano a emergere casi che sollevano interrogativi ben più delicati sul piano giuridico e professionale. È in questo contesto che si inserisce l’iniziativa del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG), che ha deciso di rivolgersi alle autorità competenti chiedendo un intervento nei confronti di un sito di informazione interamente costruito attraverso agenti di intelligenza artificiale.

L’esposto, indirizzato all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) e al Ministero della Giustizia, riguarda il portale We-News. Secondo il presidente nazionale dell’Ordine, Carlo Bartoli, il caso potrebbe rappresentare un precedente significativo per stabilire quali limiti debbano essere rispettati quando una piattaforma si presenta come una vera testata giornalistica senza possedere i requisiti previsti dalla normativa italiana.

Perché l’Ordine dei Giornalisti è intervenuto

Il punto centrale dell’iniziativa non riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in sé. Negli ultimi anni molte testate hanno infatti iniziato a sperimentare strumenti basati su IA per attività di supporto, dalla trascrizione delle interviste alla ricerca documentale fino all’assistenza nella produzione di contenuti. Il nodo, invece, riguarda il modo in cui il sito contestato si presenta agli utenti.

Secondo quanto riportato dal CNOG, We-News avrebbe adottato un’impostazione grafica e organizzativa del tutto assimilabile a quella di una normale testata giornalistica, con sezioni dedicate ai diversi argomenti di attualità e una struttura editoriale apparentemente tradizionale. Tuttavia, dietro quella che sembrerebbe una redazione composta da professionisti dell’informazione, opererebbero esclusivamente “agenti IA editoriali”, senza che venga chiaramente evidenziato al lettore che si tratta di sistemi automatici.

Per l’Ordine questo elemento rischierebbe di generare confusione, inducendo il pubblico a ritenere che gli articoli siano stati realizzati attraverso il normale lavoro giornalistico svolto da professionisti iscritti all’albo.

Le contestazioni mosse al sito

Nell’esposto vengono evidenziati diversi aspetti che, secondo il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, meritano un approfondimento da parte delle autorità.

In particolare, il portale non risulterebbe registrato come testata giornalistica secondo quanto previsto dalla legislazione italiana. A ciò si aggiungerebbe l’assenza di un direttore responsabile iscritto all’Albo dei giornalisti, figura obbligatoria per le testate registrate, oltre alla mancanza di indicazioni relative all’impiego di giornalisti con regolari rapporti di lavoro.

Secondo il CNOG, l’insieme di questi elementi renderebbe il sito assimilabile a un prodotto editoriale che si presenta come informazione professionale senza rispettarne gli obblighi normativi.

L’Ordine sottolinea inoltre come gli utenti possano essere portati a credere di consultare un normale giornale online, mentre in realtà i contenuti sarebbero generati attraverso algoritmi. Da qui la richiesta di verificare se ricorrano le condizioni per adottare anche un eventuale sequestro amministrativo cautelare, misura richiamata nell’esposto presentato alle autorità competenti.

La tutela della trasparenza nell’informazione

Alla base dell’iniziativa c’è soprattutto il tema della trasparenza nei confronti dei lettori. L’Ordine dei Giornalisti richiama infatti il principio secondo cui il cittadino deve poter conoscere con chiarezza chi produce l’informazione che sta leggendo e quali responsabilità editoriali esistano dietro ogni contenuto pubblicato.

Nel sistema italiano la figura del direttore responsabile rappresenta uno degli elementi fondamentali della filiera editoriale, proprio perché individua un soggetto chiamato a rispondere dei contenuti pubblicati. Se una piattaforma si presenta come una testata senza possedere tali requisiti, secondo il CNOG verrebbe meno uno dei presupposti essenziali della disciplina dell’informazione.

L’esposto sostiene quindi la necessità di tutelare non soltanto la professione giornalistica, ma anche il diritto dei cittadini a ricevere un’informazione riconoscibile, verificabile e conforme alle regole previste dall’ordinamento.

L’IA nelle redazioni: il vero dibattito è un altro

La vicenda arriva in un momento in cui il rapporto tra giornalismo e intelligenza artificiale è oggetto di confronto in tutto il mondo. Numerosi editori stanno sperimentando modelli di integrazione dell’IA nelle attività quotidiane delle redazioni, ma quasi sempre mantenendo un controllo umano sulle verifiche, sull’editing e sulle decisioni editoriali.

Le principali organizzazioni internazionali del settore hanno infatti adottato linee guida che individuano nell’intelligenza artificiale uno strumento di supporto e non un sostituto della responsabilità giornalistica. Tra i principi maggiormente condivisi figurano la supervisione umana, la verifica delle fonti, la trasparenza verso il pubblico e la chiara identificazione dei contenuti eventualmente prodotti con il supporto di sistemi automatici.

Il caso sollevato dal CNOG sembra quindi spostare il dibattito su un piano differente: non tanto se l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata nel giornalismo, quanto piuttosto se possa esistere una piattaforma che si presenti come una normale testata sostituendo completamente la componente umana senza renderlo evidente agli utenti.

Un possibile precedente anche sul piano normativo

L’intervento richiesto ad AGCOM e al Ministero della Giustizia potrebbe assumere un valore che va oltre il singolo caso. L’evoluzione dell’intelligenza artificiale sta infatti mettendo sotto pressione numerosi settori regolati, compreso quello dell’editoria, dove molte norme sono nate in un contesto tecnologico profondamente diverso da quello attuale.

Una eventuale valutazione delle autorità potrebbe contribuire a chiarire quali siano i limiti entro i quali possano operare piattaforme che producono contenuti informativi esclusivamente mediante sistemi automatizzati e quali obblighi debbano rispettare quando assumono l’aspetto di vere e proprie testate giornalistiche.

Si tratta di un tema destinato probabilmente ad assumere crescente rilevanza anche alla luce dell’entrata in vigore dell’AI Act europeo, che punta a introdurre regole comuni sull’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale, imponendo in diversi casi obblighi di trasparenza e informazione nei confronti degli utenti.

Il messaggio dell’Ordine: innovazione sì, ma nel rispetto delle regole

La posizione espressa dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti non appare orientata a contrastare l’innovazione tecnologica, bensì a ribadire che anche le nuove modalità di produzione dell’informazione devono rispettare il quadro normativo vigente.

Secondo quanto evidenziato nell’esposto, il punto decisivo resta la possibilità per il lettore di sapere chi realizza i contenuti, quali responsabilità editoriali esistono e se dietro una presunta redazione operino realmente professionisti dell’informazione oppure esclusivamente algoritmi.

La vicenda di We-News potrebbe così trasformarsi in uno dei primi casi italiani destinati a definire il rapporto tra giornalismo, responsabilità editoriale e intelligenza artificiale. Un confronto che riguarda non soltanto gli addetti ai lavori, ma anche milioni di cittadini che ogni giorno si informano attraverso piattaforme digitali e che chiedono contenuti affidabili, trasparenti e chiaramente identificabili.

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