Il contratto a tempo indeterminato arriva il giorno della pensione: la storia che racconta il volto nascosto del precariato nella scuola.
Per molti insegnanti il contratto a tempo indeterminato rappresenta il punto di partenza di una carriera. Per altri, invece, può trasformarsi in un traguardo raggiunto quando il percorso professionale è ormai concluso. È quanto accaduto a un docente siciliano di religione cattolica che, dopo oltre vent’anni di incarichi annuali, ha ottenuto la stabilizzazione proprio nel giorno in cui ha lasciato definitivamente la scuola per andare in pensione.
La vicenda personale, che arriva da Capo d’Orlando, in provincia di Messina, va oltre il semplice episodio curioso. Diventa infatti l’occasione per riflettere sulle lunghe attese che ancora caratterizzano alcune categorie di insegnanti italiani e sulle conseguenze di un sistema che, in determinati casi, ha costretto professionisti qualificati a trascorrere decenni in una condizione di precarietà.
Una carriera costruita con pazienza e dedizione
La storia ha per protagonista Liborio Princiotta, docente di religione cattolica che ha dedicato gran parte della propria vita all’insegnamento presso l’Istituto “Merendino” di Capo d’Orlando. Il momento simbolicamente più significativo della sua carriera è arrivato nell’ultimo giorno di servizio: la mattina ha completato le formalità previste per l’anno di prova da docente di ruolo, mentre poche ore dopo ha salutato colleghi e studenti per iniziare la pensione.
Una coincidenza difficilmente replicabile, che racchiude in poche ore l’inizio e la conclusione della sua esperienza da insegnante assunto a tempo indeterminato.
Il risultato è arrivato grazie al concorso dedicato agli insegnanti di religione cattolica bandito nel 2025, una procedura particolarmente attesa considerando che l’ultimo concorso ordinario risaliva addirittura al 2004. Il docente siciliano si è classificato nelle prime posizioni della graduatoria regionale, conquistando finalmente il ruolo dopo ventuno anni di incarichi precari.
Ventuno anni di supplenze nella stessa scuola
La lunga attesa non è stata caratterizzata da continui spostamenti tra istituti diversi. Al contrario, Princiotta ha svolto quasi tutta la propria attività nello stesso liceo, fatta eccezione per alcune brevi esperienze in altri istituti del territorio messinese.
Una continuità didattica che gli ha consentito di seguire generazioni di studenti, diventando nel tempo una figura familiare all’interno della scuola. Alcuni ragazzi conosciuti durante le attività parrocchiali sono poi ritornati a incontrarlo tra i banchi negli anni successivi, mentre altri hanno condiviso con lui percorsi educativi che si sono protratti per diversi cicli scolastici.
Nel corso degli anni il docente ha assunto anche incarichi organizzativi, collaborando con i dirigenti scolastici e seguendo numerosi progetti europei, tra cui le iniziative Erasmus. Attività che testimoniano come la condizione di precario non abbia impedito un coinvolgimento pieno nella vita dell’istituto.
Prima il lavoro da geometra, poi la scelta dell’insegnamento
Quella dell’insegnamento non è stata la sua prima professione. Fino alla metà degli anni Duemila aveva infatti lavorato come geometra in uno studio privato. Successivamente ha deciso di cambiare completamente strada, orientando il proprio percorso verso la formazione e la didattica.
La decisione è maturata parallelamente a un lungo cammino personale all’interno della comunità ecclesiale. Da oltre quarant’anni svolge infatti il servizio di ministro straordinario della Comunione nella propria parrocchia della diocesi di Patti, esperienza che ha accompagnato anche la sua crescita culturale.
Negli anni ha continuato a studiare, conseguendo il Baccalaureato in Teologia, una Licenza specialistica presso la Pontificia Università Regina Apostolorum di Roma e un master dedicato alla Bioetica e alla Sessuologia. Un percorso accademico affrontato in età adulta che dimostra come la formazione possa proseguire ben oltre gli anni universitari.
Il caso che riporta al centro il tema del precariato scolastico
La vicenda personale del docente messinese assume un significato più ampio se inserita nel contesto del reclutamento degli insegnanti di religione cattolica. Per oltre vent’anni il settore è rimasto senza nuovi concorsi ordinari, creando inevitabilmente un lungo periodo di attesa per migliaia di docenti che hanno continuato a lavorare attraverso incarichi annuali.
Il concorso del 2025 ha rappresentato una svolta importante proprio perché ha riaperto una procedura ferma dal 2004, consentendo a molti insegnanti storici di ottenere finalmente la stabilizzazione. Contestualmente, per l’anno scolastico 2025-2026, il Governo ha autorizzato l’assunzione a tempo indeterminato di 6.022 insegnanti di religione cattolica, nell’ambito di un più ampio piano di immissioni in ruolo del personale scolastico. :contentReference[oaicite:0]{index=0}
Il numero evidenzia la volontà di ridurre progressivamente il ricorso ai contratti a termine, pur arrivando, in alcuni casi, quando i benefici della stabilizzazione possono essere goduti soltanto per pochi mesi o addirittura per un solo giorno.
Una scuola che cambia, ma lentamente
Negli ultimi anni il sistema scolastico italiano ha avviato numerose procedure concorsuali per ridurre il fenomeno del precariato, ma le tempistiche amministrative e la complessità dei meccanismi di reclutamento continuano spesso a produrre situazioni paradossali.
La storia del professore siciliano dimostra come il riconoscimento formale possa arrivare molto tempo dopo che il valore professionale è già stato ampiamente dimostrato sul campo. Per oltre due decenni il suo lavoro è stato lo stesso di un docente di ruolo: lezioni, progetti, riunioni collegiali, rapporti con studenti e famiglie, attività extracurricolari. L’unica differenza era la tipologia contrattuale.
È una condizione che molti precari della scuola conoscono bene e che alimenta da anni il dibattito sulla necessità di procedure di reclutamento più regolari e prevedibili.
Le parole di chi lascia senza rimpianti
Nonostante l’amarezza che potrebbe accompagnare una stabilizzazione così tardiva, il docente ha scelto di guardare soprattutto all’aspetto positivo della vicenda.
Ha spiegato di essere contento di lasciare spazio a un altro collega, possibilmente più giovane, riconoscendo che ogni pensionamento rappresenta anche un’opportunità occupazionale per chi è ancora in attesa di entrare stabilmente nella scuola. Una riflessione che restituisce il senso di una professione vissuta come servizio prima ancora che come carriera.
Pur ammettendo che sarebbe rimasto volentieri ancora un anno in classe, guarda ora a una nuova fase della vita dedicata alla famiglia, ai nipoti e all’organizzazione dei pellegrinaggi che aveva interrotto durante il periodo della pandemia.
Quando una storia individuale diventa simbolica
La vicenda di Liborio Princiotta racconta molto più del destino di un singolo insegnante. È il ritratto di una generazione di professionisti che ha costruito la propria esperienza tra contratti annuali, concorsi attesi per decenni e riconoscimenti arrivati soltanto alla fine del percorso lavorativo.
Paradossalmente, il contratto a tempo indeterminato che per tanti rappresenta l’inizio di una nuova prospettiva, nel suo caso è coinciso con l’ultimo giorno trascorso tra i banchi. Un’immagine destinata a rimanere impressa perché racchiude, nello spazio di poche ore, due momenti normalmente lontanissimi tra loro: l’ingresso stabile nella pubblica amministrazione e il congedo definitivo dal mondo del lavoro.