percorso di trasformazione dell’università italiana verso un modello sempre più orientato all’ingresso diretto nel mondo del lavoro continua ad avanzare. Dopo le novità che negli ultimi anni hanno interessato diverse professioni sanitarie e ordinistiche, ora anche il corso di laurea in Biologia è destinato a entrare nel sistema delle lauree abilitanti, eliminando un passaggio che per decenni ha rappresentato una tappa obbligata: l’Esame di Stato.
L’intervento rientra nel più ampio processo di riforma previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e trova fondamento nella legge n. 163 del 2021, che ha ridisegnato il rapporto tra formazione universitaria e accesso alle professioni regolamentate. Il regolamento che estende il nuovo modello ai biologi ha già ottenuto un primo via libera dal Consiglio dei ministri e dovrà ora completare l’iter previsto prima dell’approvazione definitiva.
Si tratta di un cambiamento che punta a semplificare l’ingresso nel mercato del lavoro senza abbassare il livello di preparazione richiesto ai futuri professionisti.
L’obiettivo della riforma: meno burocrazia e più continuità tra studio e lavoro
Per molti anni il sistema italiano ha mantenuto una netta separazione tra il conseguimento della laurea e l’effettiva possibilità di esercitare una professione regolamentata. Dopo il titolo accademico era infatti necessario affrontare ulteriori passaggi amministrativi e formativi, culminando nell’Esame di Stato.
La filosofia della riforma è diversa. L’idea è quella di incorporare nel percorso universitario tutte le competenze teoriche e pratiche richieste per l’abilitazione professionale, facendo sì che la prova finale di laurea assuma anche il valore dell’esame necessario per esercitare la professione.
In altre parole, non viene eliminata la verifica delle competenze. Cambia piuttosto il momento in cui questa viene effettuata: non più dopo la laurea, ma all’interno del percorso accademico stesso.
Secondo il legislatore, questo modello dovrebbe ridurre tempi di accesso al lavoro, evitare duplicazioni nelle procedure di valutazione e rendere più efficiente il passaggio dall’università all’attività professionale.
Perché proprio Biologia arriva solo adesso
L’estensione della laurea abilitante ai corsi di Biologia è stata più complessa rispetto ad altre professioni.
A differenza di percorsi come Medicina o Odontoiatria, caratterizzati da un profilo professionale ben definito e da una formazione fortemente orientata alla pratica clinica, la laurea in Biologia apre infatti le porte a un numero molto elevato di sbocchi occupazionali.
I biologi possono lavorare nei laboratori di analisi, nella ricerca scientifica pubblica e privata, nella microbiologia, nella genetica, nelle biotecnologie, nella sicurezza alimentare, nella nutrizione, nella tutela ambientale, nella gestione delle risorse naturali, nell’industria farmaceutica, cosmetica e agroalimentare.
Questa pluralità di competenze ha reso necessario individuare un modello di formazione pratica sufficientemente flessibile da adattarsi ai diversi percorsi professionali senza sacrificare gli standard qualitativi richiesti dall’Ordine professionale.
È proprio questa complessità ad aver richiesto un confronto più lungo tra università, ministeri, Ordine dei Biologi e organismi tecnici.
Come si diventava biologo fino ad oggi
Fino ad oggi il percorso era articolato in diverse fasi distinte.
Dopo il conseguimento della laurea magistrale, il futuro professionista doveva completare il tirocinio previsto dalla normativa e successivamente sostenere l’Esame di Stato. Soltanto dopo il superamento della prova era possibile iscriversi all’Ordine dei Biologi e iniziare a esercitare la professione.
Si trattava di un sistema consolidato che però, secondo numerosi osservatori, allungava inutilmente i tempi di ingresso nel mondo del lavoro, creando una duplicazione delle verifiche sulle competenze già maturate durante il percorso universitario.
La nuova impostazione intende invece concentrare tutte queste verifiche all’interno del corso di laurea.
Le lauree abilitanti sono ormai una realtà sempre più estesa
L’inserimento di Biologia rappresenta un ulteriore tassello di un progetto molto più ampio.
Negli ultimi anni il modello della laurea abilitante è stato progressivamente introdotto in diversi percorsi universitari. Tra questi figurano Medicina e Chirurgia, Odontoiatria, Farmacia, Veterinaria, Psicologia e numerose lauree professionalizzanti.
L’obiettivo perseguito dal Governo è quello di uniformare progressivamente il sistema italiano agli standard già adottati in molti altri Paesi europei, dove il conseguimento del titolo universitario coincide già con l’abilitazione professionale.
Parallelamente proseguono anche i lavori tecnici destinati ad ampliare ulteriormente l’elenco delle professioni coinvolte.
I prossimi passi: fisici, chimici, ingegneri e geologi
Il cantiere della riforma, infatti, non si ferma ai biologi.
Secondo quanto emerso dai tavoli tecnici istituiti presso i ministeri competenti, anche fisici e chimici sembrano ormai vicini all’introduzione del nuovo sistema.
Per altre professioni ordinistiche, invece, il percorso appare ancora più articolato. In particolare, per ingegneri e geologi restano ancora da definire alcuni aspetti tecnici legati all’organizzazione del tirocinio professionalizzante, ai criteri di valutazione finale e al coordinamento con i rispettivi Ordini professionali.
La complessità delle competenze richieste e l’elevato numero di specializzazioni rende infatti necessario un lavoro normativo più approfondito.
Un cambiamento che interessa anche il mercato del lavoro
La riforma non riguarda esclusivamente gli studenti universitari.
Ridurre i tempi necessari per ottenere l’abilitazione significa infatti immettere più rapidamente sul mercato nuove professionalità, con potenziali effetti anche sulle imprese, sui laboratori di ricerca, sulle aziende sanitarie e sul settore privato.
In un contesto caratterizzato dalla crescente richiesta di competenze scientifiche, soprattutto nei campi della sostenibilità ambientale, della genomica, della sicurezza alimentare, delle biotecnologie e della salute pubblica, anticipare l’ingresso dei laureati potrebbe contribuire a ridurre il divario tra domanda e offerta di professionisti qualificati.
Naturalmente il successo della riforma dipenderà dalla capacità degli atenei di integrare efficacemente attività pratiche, tirocini e valutazioni finali senza ridurre la qualità della preparazione.
Una transizione che sarà graduale
Il nuovo sistema non entrerà in vigore dall’oggi al domani.
L’approvazione definitiva del regolamento rappresenta soltanto uno dei passaggi necessari. Successivamente le università dovranno adeguare i propri ordinamenti didattici, ridefinire i percorsi formativi e organizzare le attività professionalizzanti previste dalla normativa.
Per questo motivo, almeno in una prima fase, il modello tradizionale continuerà a convivere con quello nuovo, consentendo una transizione progressiva senza interrompere i percorsi già avviati dagli studenti.
L’obiettivo finale rimane quello di costruire un’università nella quale la formazione teorica e quella pratica non siano più due momenti separati, ma parti di un unico percorso capace di accompagnare gli studenti fino all’ingresso nella professione.
Se il percorso normativo arriverà rapidamente a conclusione, Biologia diventerà uno degli esempi più significativi di questa trasformazione, confermando la volontà di rendere il sistema universitario italiano più rapido, più moderno e maggiormente allineato alle esigenze del mercato del lavoro e delle professioni del futuro.