Casa e lavoro, due poli sempre più distanti

Casa e lavoro, due poli sempre più distanti

Risparmiare 300 euro al mese di affitto può costare oltre 2mila euro l’anno tra carburante, manutenzione e spostamenti.

Così almeno lo stipendio di un mese se ne va per la necessaria mobilità tra posto di lavoro e abitazione. Lavoratori sempre più in strada, tra traffico, stress e pericoli e sempre più impoveriti. In alcune città il 90% del risparmio viene assorbito dalla mobilità. È questo in poche battute, il riassunto del lavoro di ricerca effettuato da CNA, uno studio della Confederazione nazionale artigianato  finalizzato ad indagare il rapporto tra costo della casa, mobilità e mercato del lavoro.

Alla base dell’analisi del panorama nazionale c’è l’assunto di partenza, frutto di precedenti lavori di ricerca, raccolta dati e studio. Il dato registrato sull’impennata del costo degli affitti che sono arrivati a toccare dei valori a anche fino a 5 volte superiori rispetto alla crescita delle retribuzioni medie, in soli 5 anni. Dal 2019 al 2025 gli affitti nei principali capoluoghi italiani sono cresciuti molto più rapidamente delle retribuzioni, aggravando il problema dell’accesso alla casa per giovani, famiglie e lavoratori.

L’indagine presentata recentemente parte proprio da questi dati tratti dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate e sull’andamento delle retribuzioni nette nello stesso periodo. La recente crisi del greggio e la nuova impennata del costo dei carburanti si è di fatto sommata ad una situazione già molto difficile per molti cittadini.

L’indagine sulla mobilità dei lavoratori

Le uniche abitazioni in affitto disponibili sono fuori dalla cintura urbana, spesso lontane dai luoghi di lavoro. Sempre più persone sono costrette ad allontanarsi in cerca di abitazioni a prezzi sostenibili. Una scelta che sembra alleviare nell’immediato la situazione, alleggerire il peso sulle famiglie. Purtroppo questa nuova raccolta dati e indagine mostra come il risparmio sull’affitto venga spesso eroso dall’aumento delle spese necessarie per raggiungere il posto di lavoro.

È proprio questo il dato principale che emerge dall’analisi della CNA. L’indagine evidenzia come la distanza fisica sempre maggiore tra luoghi di residenza e luoghi di lavoro stia generando un nuovo costo fisso per milioni di famiglie e stia incidendo sulla competitività delle imprese.

Una famiglia che sceglie di trasferirsi fuori città per risparmiare 300 euro al mese sul canone di locazione può arrivare a sostenere oltre 2.000 euro annui aggiuntivi tra carburante, manutenzione del veicolo, pneumatici, parcheggi e altre spese di mobilità. In questo modo oltre la metà del beneficio ottenuto sull’affitto rischia di essere assorbito dai costi necessari per raggiungere il luogo di lavoro.

Le differenze tra Nord, Centro e Sud Italia

L’analisi mette in evidenza come nei grandi centri cittadini del Nord Italia questo bilancio non sia particolarmente drammatico per una famiglia media, ma comunque pesante. Il fenomeno assume dimensioni diverse a seconda dei territori. Nelle grandi aree metropolitane il trasferimento nella cintura urbana continua a garantire un vantaggio economico significativo, ma molto inferiore a quello che appare a prima vista. A Milano, ad esempio, un nucleo familiare può risparmiare mediamente circa 5.400 euro l’anno sul canone di locazione scegliendo un’abitazione fuori città, ma oltre 2.300 euro vengono assorbiti dai maggiori costi di mobilità. Il beneficio reale si riduce così a poco più di 3.000 euro annui. Nelle città medie il quadro è ancora più critico, a Bari, Napoli, Perugia e Ancona i costi di mobilità assorbono oltre due terzi del risparmio sull’affitto. Scendendo ancora più a Sud, tra Potenza, Catanzaro, Salerno e Lecce, fino all’85-90% del vantaggio economico sul canone d’affitto rischia di essere azzerato dalle spese di spostamento quotidiano.

Partite IVA e artigiani, costi alle stelle

La situazione peggiora ulteriormente se consideriamo le partite IVA e gli artigiani che devono spostarsi quotidianamente tra fornitori e clienti per effettuare il lavoro. Pensiamo ad esempio a idraulici, elettricisti, muratori che svolgono la propria attività in forma autonoma e vivono in periferia.

L’analisi effettuata mostra come la situazione sia ancora più pesante per gli artigiani e le piccole imprese che operano quotidianamente sui territori. Per alcune professioni come quella di installatori, impiantisti, manutentori, elettricisti e serramentisti, infatti non si tratta di raggiungere semplicemente un luogo di lavoro. Infatti il lavoro stesso si svolge in movimento, tra clienti, cantieri, fornitori e interventi di assistenza, riunioni e programmazione del lavoro.

Le elaborazioni dell’indagine nazionale di CNA stimano ad esempio, che un serramentista percorra mediamente circa 20mila chilometri all’anno sostenendo costi di mobilità che possono superare i 4.500 euro per veicolo. Per un elettricista che opera quotidianamente sul territorio la spesa annua sale a circa 5.600 euro, mentre per termoidraulici e manutentori, che percorrono mediamente 30mila chilometri l’anno, il conto può raggiungere i 6.700 euro. Chi opera per realizzare impianti più grandi, tra sopralluoghi, cantieri e assistenza tecnica, arrivano a percorrere fino a 35mila chilometri l’anno. In questo caso l’indagine quota il costo della mobilità intorno agli 8mila euro annui per ciascun veicolo operativo.

Le conclusioni del rapporto mostrano come casa e lavoro stiano diventando due poli sempre più distanti. Per un lavoro pratico, fisico, manuale, che non prevede la possibilità di ‘smart working’ se non forse di ridurre il tempo di qualche riunione, trasferita sul telefono, oltre ad una azione sulle politiche abitative sono necessari interventi sul piano delle infrastrutture. Risulta chiara la necessità di migliorare la quantità e qualità dell’offerta di trasporto pubblico locale ma anche di sviluppare strategia di ottimizzazione della mobilità extraurbana attraverso risposte coordinate.

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