Tutor in autostrada, le false convinzioni che possono costare caro agli automobilisti

Tutor in autostrada, le false convinzioni che possono costare caro agli automobilisti

Da oltre vent’anni il Tutor rappresenta uno degli strumenti più efficaci utilizzati sulle autostrade italiane per contrastare l’eccesso di velocità. Eppure, nonostante il tempo trascorso dalla sua introduzione e l’evoluzione tecnologica che ha portato all’arrivo del Tutor 3.0, continuano a circolare convinzioni errate che inducono molti automobilisti a credere di poter aggirare facilmente il sistema.

C’è chi è convinto che basti una frenata improvvisa poco prima del secondo portale, chi pensa che cambiare corsia sia sufficiente per evitare il controllo o che il dispositivo smetta di funzionare quando piove o durante la notte. In realtà, molte di queste teorie appartengono ormai al mondo delle leggende metropolitane.

Dietro il Tutor non c’è soltanto un sofisticato apparato tecnologico, ma anche una precisa filosofia di controllo della circolazione. L’obiettivo, infatti, non è sorprendere chi supera il limite per pochi istanti, bensì scoraggiare una guida costantemente veloce su lunghi tratti autostradali, dove aumenta sensibilmente il rischio di incidenti gravi.

Come funziona realmente il Tutor

A differenza dell’autovelox tradizionale, che fotografa un veicolo in un preciso istante rilevandone la velocità in quel momento, il Tutor misura la velocità media mantenuta lungo un tratto di strada delimitato da due portali.

Il sistema registra il momento esatto in cui il veicolo attraversa il primo punto di controllo e successivamente quello in cui supera il secondo. Conoscendo la distanza tra i due portali e il tempo impiegato per percorrerla, il software calcola automaticamente la velocità media.

Se il risultato supera il limite previsto lungo l’intero tratto monitorato, applicando la tolleranza stabilita dalla normativa vigente, viene avviata la procedura sanzionatoria.

Questo principio di funzionamento spiega perché molte strategie ritenute “furbe” risultino in realtà completamente inutili.

Frenare all’ultimo momento non serve a evitare la multa

Probabilmente è il falso mito più diffuso. Molti automobilisti ritengono che basti rallentare bruscamente pochi metri prima del secondo portale per abbassare la velocità rilevata.

In realtà il Tutor considera esclusivamente il tempo complessivo impiegato per percorrere l’intera tratta controllata. Una frenata improvvisa negli ultimi metri modifica solo in minima parte il risultato finale e, nella maggior parte dei casi, non consente affatto di riportare la media entro i limiti consentiti.

Esiste poi un ulteriore problema. Una frenata violenta in autostrada, salvo situazioni di emergenza, costituisce una condotta pericolosa e può comportare una sanzione amministrativa oltre alla decurtazione di punti dalla patente.

Paradossalmente, quindi, il tentativo di evitare una multa potrebbe esporre il conducente a un’altra violazione.

Corsie, sorpassi e cambi di carreggiata: perché il sistema continua a seguire il veicolo

Un’altra convinzione molto diffusa riguarda il cambio di corsia.

Secondo questa teoria sarebbe sufficiente transitare sulla corsia di sorpasso al primo portale e rientrare su quella di marcia al secondo, oppure addirittura percorrere alcuni metri a cavallo delle strisce di delimitazione, per “confondere” il Tutor.

Le moderne apparecchiature sono invece progettate proprio per identificare ogni singolo veicolo indipendentemente dalla corsia occupata durante il tragitto. Le unità di rilevamento lavorano in modo coordinato e consentono di associare correttamente il passaggio dello stesso mezzo tra ingresso e uscita della tratta monitorata.

Anche il transito sulla corsia di emergenza non rappresenta una via di fuga. Le versioni più recenti del Tutor controllano infatti anche questa parte della carreggiata.

Peraltro, utilizzare senza motivo la corsia di emergenza costituisce una delle violazioni più pesanti previste dal Codice della strada, con sanzioni economiche elevate, decurtazione di punti e possibile sospensione della patente.

Di notte e con la pioggia il Tutor continua a funzionare

Molti automobilisti sono convinti che il sistema venga spento durante le ore notturne oppure quando le condizioni meteorologiche peggiorano.

La realtà è diversa.

Il Tutor può operare anche ventiquattro ore su ventiquattro e in qualsiasi condizione climatica. Pioggia, nebbia, neve o buio non impediscono il corretto funzionamento dell’impianto.

Le telecamere utilizzano infatti sistemi di illuminazione a infrarossi e software evoluti per il riconoscimento automatico delle targhe, capaci di lavorare anche in assenza di luce naturale.

L’eventuale decisione di attivare o disattivare un tratto monitorato dipende esclusivamente dalla Polizia Stradale e non dalle condizioni atmosferiche.

Esiste però una particolarità poco conosciuta.

Quando piove il limite massimo sulle autostrade normalmente scende da 130 a 110 km/h. Tuttavia il Tutor non può contestare automaticamente questo limite ridotto perché il sistema non è in grado di stabilire con certezza se la pioggia interessi l’intero tratto sottoposto a controllo.

Velocità istantanea e velocità media: due funzioni diverse

Molti associano il Tutor esclusivamente alla velocità media.

In realtà il sistema è tecnicamente in grado di rilevare anche la velocità istantanea al passaggio sotto ciascun portale.

Questa possibilità esiste fin dalle prime versioni del dispositivo. Tuttavia la funzione normalmente utilizzata per l’accertamento delle infrazioni rimane quella basata sulla media del percorso, coerentemente con la finalità originaria dello strumento.

Il Tutor nasce infatti per incentivare uno stile di guida costante e prudente lungo tutto il tragitto e non per colpire esclusivamente chi accelera in un singolo punto.

Le altre convinzioni sbagliate che continuano a circolare

Negli anni sono nate numerose altre leggende.

Una di queste sostiene che il Tutor non riesca a leggere una targa se l’illuminazione posteriore del veicolo è guasta. Anche questa affermazione è infondata grazie all’utilizzo degli infrarossi e ai sistemi di riconoscimento ottico.

Un’altra teoria sostiene che il dispositivo smetta di rilevare le infrazioni oltre una certa velocità, ad esempio oltre i 230 km/h.

Il riferimento nasce dal fatto che durante le prove di omologazione il sistema abbia dimostrato di leggere correttamente le targhe fino a quella velocità. Ciò non significa però che non possa rilevare veicoli ancora più veloci. Nel corso degli anni sono state registrate velocità nettamente superiori.

È altrettanto falsa l’idea secondo cui esisterebbe una sorta di franchigia automatica di dieci chilometri orari.

La normativa prevede invece una tolleranza del 5%, con un minimo di 5 km/h, che viene applicata al limite vigente sulla tratta controllata.

Le targhe straniere non garantiscono l’impunità

Per lungo tempo qualcuno ha ritenuto che circolare con un veicolo immatricolato all’estero permettesse di evitare il pagamento delle sanzioni.

Anche questa convinzione appartiene ormai al passato.

Nel caso delle targhe appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea, le autorità possono accedere ai sistemi di cooperazione internazionale che consentono di individuare il proprietario del mezzo e procedere alla notifica del verbale.

Per i veicoli provenienti da Stati extra UE la procedura risulta generalmente più lunga e articolata, ma ciò non comporta automaticamente l’archiviazione dell’infrazione.

Revisione e assicurazione: cosa può fare davvero il Tutor

Tra le convinzioni più recenti c’è anche quella secondo cui il Tutor sarebbe ormai in grado di multare automaticamente chi circola senza assicurazione o con la revisione scaduta.

Dal punto di vista tecnico il sistema può interrogare le banche dati pubbliche e verificare queste informazioni.

Tuttavia, almeno allo stato attuale, tali violazioni non vengono contestate automaticamente attraverso il Tutor.

Le verifiche possono invece essere utilizzate per indirizzare i controlli delle pattuglie presenti sul territorio, che restano le uniche abilitate a contestare direttamente questo tipo di irregolarità.

Il Tutor 3.0 segna una nuova fase dei controlli

L’evoluzione tecnologica ha reso il sistema molto più sofisticato rispetto ai primi impianti installati nel 2005.

Oggi i Tutor 3.0 sono presenti su centinaia di chilometri della rete gestita da Autostrade per l’Italia e rappresentano uno degli strumenti centrali delle politiche di sicurezza stradale.

Più che un semplice dispositivo per elevare contravvenzioni, il Tutor è stato progettato per modificare il comportamento degli automobilisti lungo i percorsi autostradali.

Le statistiche raccolte negli anni hanno mostrato come il controllo della velocità media favorisca una guida più regolare, riduca le forti accelerazioni e contribuisca a diminuire il rischio di incidenti dovuti all’eccesso di velocità.

Per questo motivo continuare ad affidarsi a presunti trucchi tramandati nel tempo rischia soltanto di creare un falso senso di sicurezza. Oggi il modo più semplice per evitare sanzioni resta lo stesso di vent’anni fa: rispettare i limiti di velocità e mantenere una guida prudente lungo tutto il percorso.

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