Tibet: la piantagione solare che sta rigenerando il terreno

Tibet: la piantagione solare che sta rigenerando il terreno

La notizia arriva da lontano e prova a portare un po’ di speranza ad un pianeta devastato da cambiamenti climatici e guerre. I pannelli solari nel deserto della provincia di Qinghai in Tibet stanno modificando il microclima e stanno favorendo un processo di inversione della desertificazione, con un ritorno della vegetazione spontanea.

Uno degli impianti più moderni ed estesi del mondo, il parco fotovoltaico di Gonghe da oltre 21 gigawatt, è stato realizzato in una zona semi arida e soggetta a una costante desertificazione. La natura sta però reagendo a quella che poteva essere una vera e propria “invasione” in una modalità inaspettata.

Accade che le estese strutture destinate alla produzione di energia, realizzate in silicio blu scuro, oltre a catturare i raggi solari e a trasformarli in elettricità, proteggono il terreno sottostante dall’impatto del vento, schermano i raggi solari e riducono la dispersione di umidità dal terreno.

La trasformazione ecologica

Ecco l’inaspettata trasformazione ecologica. Sotto la struttura delle celle solari, grazie all’impianto si è generato un vero e proprio microclima locale e la copertura vegetale è aumentata in modo significativo. L’effetto diretto è stato il ritorno spontaneo di erbe autoctone e arbusti, con una crescita della vegetazione che in alcune sezioni del parco ha superato l’ottanta per cento rispetto alle aree desertiche circostanti.

Una immagine dall'alto di un impianto fotovoltaico in Tibet
Una immagine dall’alto di un impianto fotovoltaico in Tibet

Un fenomeno inatteso e da studiare secondo i ricercatori della Accademia Cinese delle Scienze e delle università locali, che hanno evidenziato come i pannelli agiscano da barriera fisica contro l’evaporazione dell’acqua dal suolo. Riducendo l’irraggiamento diretto e abbassando la velocità del vento fino al cinquanta per cento, le strutture mantengono il terreno sottostante più umido e fresco durante le ore diurne.

Un caso da analizzare bene

Un caso da studiare approfonditamente per gli scienziati, ma anche un impatto serio e molte criticità operative impreviste per i gestori dell’infrastruttura.

La maggiore difficoltà riguarda, oltre al rischio che la vegetazione possa danneggiare la struttura, la possibilità che l’erba possa oscurare la superficie dei moduli e quindi ridurre la loro efficienza di conversione energetica. A questo si aggiunge un’ulteriore criticità: durante la stagione secca, l’erba alta e secca aumenta il rischio di incendi.

A questo punto, però, arriva un’altra intelligente svolta che potrà cambiare ulteriormente il destino di quei luoghi e tracciare un importante esempio e case study a livello globale.

La società che gestisce l’impianto, la State Power Investment Corporation, invece di ricorrere a diserbanti chimici o a tagli meccanici complessi, ha coinvolto le autorità locali e ha stretto un accordo con i pastori della contea di Gonghe, introducendo migliaia di pecore all’interno del perimetro recintato dell’impianto per il pascolo controllato.

Una scelta non per forza “ambientalista” nelle motivazioni di base, che vede un’azione a costo zero per l’impresa, ma che ha creato un vero e proprio modello di trasformazione ecologica e di sostegno all’economia locale, con la pastorizia che ritrova spazi che non sembravano essere più disponibili.

Il nuovo modello

Questa integrazione tra generazione elettrica e pastorizia ha dato vita a un modello noto come agrivoltaico o “fotovoltaico ecologico”, in cui la manutenzione del Parco Solare di Talatan viene gestita a costo zero dalle greggi, che mantengono l’erba a un’altezza sicura.

Ci guadagnano l’ambiente, l’impresa e le comunità locali. Le misurazioni ambientali dimostrano che la combinazione tra schermi fotovoltaici e rigenerazione del manto erboso ha ridotto la perdita di suolo causata dall’erosione eolica di oltre la metà, trasformando un’area degradata in un corridoio verde produttivo e in una “piccola” speranza per il futuro e la salute del pianeta.

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