Terremoto Marche 2016, l’inchiesta sugli appalti travolge la – non – ricostruzione

Terremoto Marche 2016, l’inchiesta sugli appalti travolge la – non – ricostruzione

Se ne sta parlando pochissimo, forse davvero troppo poco. Sarà che per propria natura, i marchigiani sono una popolazione schiva e fin troppo dignitosa, abituata a rimboccarsi le maniche e a non chiedere nulla a nessuno. Sarà che purtroppo molti degli abitanti di questi luoghi, cresciuti qui e qui invecchiati, tra queste montagne, in questi 10 anni di vuoto sono morti, spesso ancora troppo in silenzio, dentro letti che non erano i loro, in case che non erano le loro.

Sono rimasti così pochi degli abitanti originari nelle zone terremotate del 2016, epicentro Castel Santangelo sul Nera, che di recente i comuni hanno rimesso a bando pubblico le casette vuote, le SAE i moduli abitativi di prima emergenza che sono ancora, oggi, le uniche risposte ricevute dalle Istituzioni. In questo vuoto però qualcosa è arrivato ed è uno scandalo grande e grosso.

Un’inchiesta da 350 milioni di euro finiti sotto la lente degli investigatori, di cui circa 200 milioni relativi alla ricostruzione privata e 150 milioni agli appalti pubblici, che ha condotto, per ora, a 8 arresti e 51 indagati. Questo ha sollevato una vera bufera sulla giunta Regionale visto che tra gli arrestati figura anche l’ex capo di gabinetto del presidente ma la scelta è stata, per ora, quella del ‘no comment’ e del silenzio della maggioranza regionale anche dopo l’emergere di ipotesi di gravi infiltrazioni mafiose.

Sono numeri impressionanti quelli dell’operazione denominata ‘Ricostruzione’, condotta dalla Guardia di Finanza di Ancona e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia che ha inoltre portato a più di 57 milioni di euro sottoposti a sequestro preventivo. Un’inchiesta che solleva interrogativi gravissimi sulla gestione del denaro pubblico destinato ai territori e alle vite distrutti dal terremoto del 2016, ma che non stupisce molto chiunque abbia fatto una passeggiata nelle zone abbandonate e spopolate del sisma.

Sia chiaro che si parla qui di ipotesi di reato e che spetterà alla giustizia fare il proprio corso, non alla stampa, che può solo rendere conto di quanto fin qui emerso.

Allo stato attuale le indagini, avviate nel 2023, hanno portato a oltre 50 perquisizioni in diverse regioni italiane. Potente lo schieramento di forze messo in campo che ha visto impegnati circa 230 militari della Guardia di Finanza. Esteso, il perimetro dell’inchiesta che vede tra i territori interessati anche Abruzzo, Campania, Calabria, Emilia-Romagna, Umbria e Veneto.

Secondo l’accusa, una rete di imprenditori, intermediari e soggetti legati ad ambienti istituzionali avrebbe favorito irregolarità negli appalti, frodi nell’ottenimento di finanziamenti pubblici e l’ingresso nei cantieri di imprese riconducibili ad ambienti della ‘ndrangheta e della camorra. Tra i meccanismi contestati figurano subappalti sospetti, società utilizzate per emettere fatture false e presunte interferenze nelle procedure di assegnazione dei lavori.

Il presunto circuito delle fatture false

L’inchiesta ruota su due principali figure perno, facilitate anche da figure delle Istituzioni e degli uffici. Il primo cardine dell’inchiesta è rappresentato da un noto imprenditore edile, attivo nell’area di Sassoferrato e dell’Anconetano, originario della Calabria. A suo carico sarebbe stato individuato un sistema di fatture false per circa otto milioni di euro.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, sono proprio le sue società, fungendo da subappaltatrici, che avrebbero avuto il ruolo di fornire manodopera ai cantieri della ricostruzione e contemporaneamente di consentire l’ingresso di imprese che difficilmente avrebbero superato i controlli antimafia vista la loro ipotizzata vicinanza alla criminalità organizzata. Gli investigatori avrebbero ricostruito collegamenti con famiglie di importante riferimento col contesto criminale calabrese.

Il denaro sarebbe stato così ‘ripulito’, transitando attraverso un circuito di imprese ‘sane’ operative nel mercato legale. A questo imprenditore vengono contestate, tra le altre ipotesi di reato, frode fiscale aggravata dalla finalità di agevolare organizzazioni mafiose, violazioni tributarie e bancarotta fraudolenta.

L’imprenditore ‘ponte’ della ricostruzione

Il secondo passaggio riguarda un imprenditore maceratese con incarichi istituzionali prestigiosi, riferimento tra i costruttori locali, indicato dagli investigatori come ‘ponte’ tra gli appalti della ricostruzione e le imprese subappaltatrici finite sotto la lente della guardia di finanza. Questo, ottenuti lavori per circa 39 milioni di euro avrebbe successivamente affidato parte delle attività ad altre aziende, tra cui società riconducibili alla rete compromessa. Sembra che sia stata proprio la sproporzione tra il grande volume degli affari e la manodopera direttamente impiegata nei cantieri ad aver insospettito gli inquirenti e ad averli poi spinti ad approfondire la rete dei subappalti.

Le indagini allo stato attuale vanno avanti, ma ora la vera criticità è quella dei cantieri. Imprese coinvolte nell’inchiesta gestiscono oltre il 10% dei cantieri aperti della ricostruzione privata delle Marche, 412 sui circa 4.000 aperti. In più in mano a queste realtà insisterebbero anche una quarantina di cantieri pubblici, quasi tutti nel Maceratese, tra Tolentino e San Severino Marche. Fortissima la preoccupazione dei Sindaci e dei proprietari che chiedono quando potranno rientrare a casa. Intanto anche i subappaltatori aspettano pagamenti per decine di migliaia di euro, le famiglie sono alla fame e gli operai protestano da mesi per gli stipendi arretrati. Senza una soluzione, centinaia di cantieri rischiano di fermarsi ancora e i cittadini di vedere ancora una volta allontanarsi la propria speranza di veder ricostruita l’abitazione distrutta dal terremoto, in un territorio dove, a dieci anni dal sisma, la ricostruzione è ancora troppo lontana dalla fine. I terremotati hanno già pagato un prezzo altissimo, ed ora chi li ripagherà? devono essere ancora loro a pagare?

Lascia un commento

Inserisci il risultato.