Terre agricole pubbliche in vendita: il nuovo bando Ismea

Terre agricole pubbliche in vendita: il nuovo bando Ismea

Acquistare un terreno agricolo in Italia continua a rappresentare uno degli ostacoli principali per chi desidera avviare un’impresa nel settore primario. Il costo elevato dei fondi, la limitata disponibilità di superfici e la difficoltà di accesso al credito hanno contribuito, negli anni, a rallentare il ricambio generazionale nelle campagne.

Proprio per affrontare questo nodo strategico torna la Banca nazionale delle Terre Agricole (BTA) gestita da Ismea, che nella sua nona edizione mette sul mercato 253 terreni per una superficie complessiva di 8.863 ettari, con un valore iniziale superiore a 121 milioni di euro.

L’iniziativa non si limita però a proporre nuovi terreni in vendita. L’edizione 2026 introduce infatti una serie di modifiche che puntano a rendere il sistema più accessibile, trasparente e orientato alla sostenibilità economica e sociale, con particolare attenzione ai giovani imprenditori e alla promozione della legalità nel comparto agricolo.

Un patrimonio fondiario che supera i 14 mila ettari disponibili

Guardando all’intero patrimonio amministrato dalla Banca nazionale delle Terre Agricole, la disponibilità complessiva supera oggi i 14 mila ettari distribuiti lungo tutta la penisola. La superficie proposta nel nuovo bando rappresenta soltanto una parte di un patrimonio molto più ampio che Ismea mette progressivamente sul mercato con l’obiettivo di recuperare terreni inutilizzati o appartenenti al patrimonio pubblico e restituirli alla produzione.

La filosofia dello strumento è semplice: facilitare l’incontro tra chi possiede fondi agricoli non più utilizzati e chi, invece, desidera investire nella produzione agroalimentare senza dover affrontare le complessità tipiche del mercato privato.

L’accesso alla terra continua infatti a essere uno dei principali temi evidenziati anche dalle organizzazioni agricole e dagli studi dedicati al settore. Secondo diverse analisi europee, l’età media degli imprenditori agricoli rimane elevata e il numero dei giovani titolari di azienda è ancora insufficiente rispetto alle esigenze del comparto. Rendere disponibili nuovi terreni rappresenta quindi uno degli strumenti più concreti per favorire il necessario ricambio generazionale.

Come è organizzata la vendita dei terreni

La Banca nazionale delle Terre Agricole mantiene anche nel 2026 una struttura articolata in due differenti modalità di vendita.

Da una parte si trova il lotto periodico, che comprende i terreni ancora nei primi tre tentativi di alienazione. Per queste proprietà esiste una finestra temporale ben definita durante la quale gli interessati possono presentare la propria offerta.

Accanto a questo continua a operare il lotto permanente, costituito da 5.271 ettari. Si tratta di una soluzione pensata per offrire continuità al mercato: le domande di acquisto possono infatti essere presentate in qualsiasi momento dell’anno, senza attendere l’apertura di specifici bandi.

Questo doppio meccanismo consente di ampliare le opportunità sia per chi monitora costantemente il mercato fondiario sia per chi decide di investire in un momento successivo.

La novità della “fase vetrina” rende il sistema più trasparente

Tra gli elementi più innovativi della nuova edizione spicca la cosiddetta fase vetrina, introdotta per semplificare la consultazione delle opportunità disponibili.

Dal 1° luglio al 31 agosto 2026, infatti, chiunque potrà visionare online tutte le schede dei terreni messi in vendita senza dover prima manifestare formalmente il proprio interesse.

La modifica punta a eliminare alcuni passaggi burocratici che nelle precedenti edizioni potevano scoraggiare chi era ancora nella fase preliminare di valutazione. In questo modo gli aspiranti acquirenti avranno il tempo necessario per confrontare le caratteristiche dei fondi, analizzare posizione geografica, estensione e condizioni economiche prima di decidere se partecipare alla procedura.

Successivamente, la finestra utile per trasmettere le offerte sarà aperta dal 14 settembre al 14 novembre 2026.

Nel caso in cui uno stesso terreno riceva una prima proposta valida, gli altri interessati potranno prenotarsi per prendere parte alla successiva fase competitiva dei rilanci che si svolgerà davanti a un notaio.

Sicilia protagonista, ma il Mezzogiorno domina l’offerta

La distribuzione geografica delle superfici conferma una tendenza già osservata nelle precedenti edizioni: il Mezzogiorno concentra la quota più consistente dei terreni disponibili.

La Sicilia guida nettamente la classifica nazionale con 101 appezzamenti, pari a 2.337 ettari, per un valore complessivo vicino ai 33 milioni di euro. Da sola rappresenta circa il 27% dell’intera superficie messa sul mercato.

Seguono la Puglia, con 24 terreni e oltre 1.327 ettari, quindi la Toscana, che supera i 1.279 ettari distribuiti in 17 lotti.

Importante anche la presenza della Basilicata, con oltre 740 ettari, e dell’Umbria, che mette in vendita circa 667 ettari.

La disponibilità interessa comunque quasi tutto il territorio nazionale. Sono presenti infatti terreni anche in Calabria, Lazio, Sardegna, Emilia-Romagna, Marche, Veneto, Piemonte, Lombardia, Campania, Molise, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Trentino-Alto Adige, consentendo agli investitori di valutare opportunità molto diverse tra loro per caratteristiche agronomiche e valore economico.

Più sostegno economico per i giovani agricoltori

Uno degli obiettivi centrali della Banca delle Terre Agricole resta quello di favorire l’ingresso delle nuove generazioni nel settore primario.

Viene quindi confermata la possibilità di acquistare i terreni ricorrendo al pagamento rateale assistito da ipoteca, una formula che negli anni ha consentito a numerosi giovani imprenditori di affrontare investimenti altrimenti difficili da sostenere.

Alla rateizzazione si aggiunge ora un ulteriore incentivo economico: chi sottoscriverà una polizza assicurativa potrà beneficiare di una riduzione di un punto percentuale del tasso di interesse applicato al finanziamento.

La misura punta contemporaneamente a diminuire il costo del capitale e a promuovere una maggiore diffusione degli strumenti assicurativi in un settore sempre più esposto ai rischi climatici, alle calamità naturali e agli eventi meteorologici estremi.

Legalità e contrasto allo sfruttamento del lavoro

Tra le innovazioni più significative compare anche un intervento destinato a rafforzare il profilo etico dell’iniziativa.

Ismea ha infatti stabilito che saranno esclusi dalle procedure di acquisto tutti i soggetti condannati per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, comunemente associato al fenomeno del caporalato.

Si tratta di una scelta che va oltre la semplice gestione del patrimonio fondiario e che collega l’accesso ai terreni pubblici al rispetto delle regole, della concorrenza leale e dei diritti dei lavoratori agricoli.

L’obiettivo è evitare che beni destinati allo sviluppo del settore possano finire nelle mani di operatori responsabili di gravi violazioni della normativa sul lavoro.

Spazio anche agli enti del Terzo settore

L’edizione 2026 introduce inoltre una previsione specifica dedicata agli enti del Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts).

Quando tali organizzazioni abbiano avuto in custodia uno dei terreni successivamente posto in vendita, potranno esercitare un diritto di prelazione sull’acquisto.

La disposizione riconosce il ruolo svolto da molte realtà sociali nella gestione e valorizzazione del patrimonio agricolo, favorendo la continuità dei progetti già avviati sui terreni interessati.

Una misura che guarda al futuro dell’agricoltura italiana

La Banca nazionale delle Terre Agricole rappresenta ormai uno degli strumenti più strutturati attraverso cui favorire il rinnovamento del sistema agricolo italiano. L’ampliamento delle superfici disponibili, le procedure più semplici, gli incentivi economici destinati ai giovani, il rafforzamento delle garanzie contro il caporalato e l’introduzione della nuova fase vetrina mostrano una strategia che non punta soltanto a vendere terreni, ma a costruire condizioni più favorevoli per chi intende investire nell’agricoltura.

In un contesto segnato dall’invecchiamento degli imprenditori agricoli, dall’aumento dei costi di produzione e dalla necessità di rendere il comparto sempre più competitivo, facilitare l’accesso alla terra significa incidere direttamente sulla capacità del Paese di rinnovare uno dei suoi settori economici più strategici. La disponibilità di oltre ottomila ettari nella sola edizione 2026 rappresenta quindi non soltanto un’opportunità immobiliare, ma uno strumento di politica agricola destinato a influenzare la crescita delle imprese dei prossimi anni.

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