Terra dei fuochi, l’emergenza rimane e si allarga alle acque

Terra dei fuochi, l’emergenza rimane e si allarga alle acque

Il traffico illecito di rifiuti, secondo l’analisi della Commissione parlamentare sulle “ecomafie” si è evoluto in un sistema di rotte nuove e sempre più intricate.

“Una situazione di grave criticità ambientale e sanitaria che richiede interventi strutturali di lungo periodo» è una delle conclusioni tratte dalla relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Terra dei Fuochi, approvata il 18 giugno scorso. Gran parte dei roghi è causata dalla piccola e media imprenditoria locale, soprattutto nei settori ad alto impatto ambientale come quelle del tessile, edile, conciario.  Imprenditori senza scrupoli che lavorano “in nero” o “in grigio” e scelgono l’incendio dei rifiuti come metodo economico per liberarsi delle scorie delle lavorazioni e nello stesso tempo per occultare l’evasione fiscale.

«Il fenomeno della Terra dei fuochi rimane una realtà purtroppo attuale. L’emergenza continua a manifestarsi con forza». E «si configura come un vero e proprio business illecito su scala nazionale e transnazionale». Un ritratto inquietante e allarmante che mostra come non solo i siti continuino ad essere gravemente inquinati e compromessi, ma con il passare del tempo i danni all’intero ecosistema continuino ad essere sempre più gravi.

La compromissione delle acque

I dati mostrano come sia ogni giorno più grave «la compromissione delle acque». Sono proprio  le acque sotterranee a rappresentare il vettore principale di trasporto degli inquinanti, favorendo la diffusione della contaminazione ben oltre le sorgenti primarie. Dalle analisi dei corsi d’acqua e dei canali irrigui delle acque sotterranee della provincia di Caserta emergono elevatissime contaminazioni di tetracloroetilene e tricloroetilene, con una situazione particolarmente grave a Villa Literno e superamenti ad Aversa, Casal di Principe, Casapesenna, Castel Volturno e Succivo e nella provincia di Napoli, con anomalie ad Acerra, Giugliano, Boscoreale e Striano. Una contaminazione che «assume rilevanza sotto il profilo sanitario, ambientale e della sicurezza delle filiere produttive, potendo determinare esposizioni dirette e indirette della popolazione e degli ecosistemi».

Le indagini

Le indagini della Procura di Napoli Nord confermano un “avvelenamento della falda” e un disastro ambientale causato dal percolato delle discariche storiche che ha raggiunto acquiferi profondi fino a 80-90 metri. Il Fiume Sarno continua ad essere una vera e propria ‘bomba’ ambientale, considerato uno dei bacini più inquinati al mondo. Il corso d’acqua fa registrare nell’entroterra che percorre e bagna, tassi di mortalità per cancro e leucemia superiori del 17% rispetto alla media globale a causa di scarichi industriali, urbani e agricoli non trattati. Ad aggravare la situazione persistono inefficienze strutturali e ritardi manutentivi.  ll 13% dei comuni campani è privo di impianti di depurazione funzionanti ed anche laddove vi sono stati interventi di ripristino e rifunzionalizzazione, come ad esempio al depuratore di Cuma, si assiste a continui fenomeni di scarichi industriali abusivi che compromettono l’efficacia del trattamento e causano sversamenti illeciti verso il litorale Domizio-Flegreo.

Il rapporto riporta come nella piana giuglianese si possa parlare di “disastro ambientale” con “avvelenamento della falda acquifera” ancora in atto ed in aumento. Il fenomeno al quale si sta assistendo in tutte le aree contaminate e che sta aggravando ulteriormente la salubrità delle zone interessate da questi fenomeni vede come «le sostanze inquinanti si sono progressivamente compenetrate nei terreni coltivati e si sono infiltrate nelle sorgenti di acqua potabile. Tale contaminazione ha determinato un incremento significativo di patologie oncologiche e respiratorie».

Allarmanti i dati del Registro tumori

Come confermato dai dati del Registro tumori, presentati di recente su iniziativa della Diocesi di Acerra, aggiornati al 2022-2023. Dati molto preoccupanti e statisticamente molto rilevanti, che fanno emergere ancora una volta nell’area della Terra dei fuochi una maggiore incidenza dei tumori e della mortalità per queste patologie rispetto sia ai dati nazionali che a quelli del resto della Regione, la crescita dei casi e la comparsa di nuove forme tumorali. I dati presentati sono chiari e fanno capire che siamo ancora lontani dalla soluzione dell’emergenza. L’inchiesta mostra come vi siano chiari segnali che la malavita non abbia abbandonato l’affare.

La malavita e le nuove strategie di infiltrazioni

Non sono poche le imprese che «cercano soluzioni meno costose, spesso affidandosi a operatori che smaltiscono i rifiuti attraverso canali illeciti». Quello che prima si svolgeva in Campania principalmente mostra come questa Regione «rappresentava il luogo principale di destinazione per i rifiuti provenienti dal Nord» mentre attualmente «il traffico illecito ha trovato nuovi sbocchi: la Puglia, i Balcani e la Turchia, in Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Veneto, e persino in Nord Africa, in particolare la Tunisia». Sorprende la scelta della Regione Puglia che, nonostante stia crescendo rapidamente come presenza turistica risulta essere divenuto un hub centrale per lo sversamento in cave dismesse.

L’allarme si allarga territorialmente, ma anche rispetto ai metodi con i quali si svolgono queste attività mafiose. Si sta assistendo ad «una pericolosa evoluzione del fenomeno, che si configura sempre più come una vera e propria economia parallela fondata sull’illegalità».

I gruppi criminali si infiltrano nell’economia legale sviluppando complesse reti corruttive e collusive all’interno della Pubblica Amministrazione al fine di alterare il rilascio di autorizzazioni o turbare le gare d’appalto. Queste dinamiche si giovano delle «vulnerabilità endemiche e ataviche del territorio, tra cui spiccano un grave e cronico deficit impiantistico regionale per il regolare trattamento e smaltimento, un’elevatissima concentrazione di attività produttive totalmente sommerse che, operando in nero, sono di fatto obbligate ad alimentare il circuito illegale».

Il terreno fertile delle povertà

Non è un caso se nel report della Commissione sia presente la citazione del dossier regionale Caritas sulle povertà, che ha evidenziato come il fenomeno ambientale sia profondamente connesso con sacche di povertà, lavoro irregolare, degrado e marginalità sociale tra cui anche alti indicatori di dispersione scolastica e carenza di opportunità. Il contrasto agli illeciti ambientali richiede, accanto alle necessarie attività di prevenzione e repressione anche «interventi volti a promuovere sviluppo economico, inclusione sociale, percorsi educativi e diffusione della cultura della legalità».

Le sole infrazioni in materia di acque hanno già comportato per l’Italia multe e prescrizioni da parte dell’Europa che hanno prodotto esborsi superiori a 800 milioni di euro. Una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 30 gennaio 2025 ha condannato lo Stato italiano per non aver adottato misure adeguate a proteggere la salute dei cittadini. Proprio per rispondere alla UE, il Governo ha nominato un Commissario Unico con poteri straordinari per la bonifica dei siti contaminati e la rimozione dei rifiuti abbandonati, azioni che necessitano di massima celerità nelle bonifiche del sottosuolo.

Tra le altre numerose urgenze senza dubbio anche la necessità di mettere in atto una piena trasparenza informativa verso la popolazione residente e non solo, con tutti gli strumenti possibili, tramite piattaforme pubbliche strutturate e che forniscano dati chiari e trasparenti e supportino i cittadini, soprattutto quelli più fragili.  Non c’è più tempo, la Commissione individua come necessità quella di integrare la tutela dell’ambiente con quella della salute umana e animale, ma va fatto ora, o non vi sarà più nulla da salvare.

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