Rotta verso il 29 settembre, Giornata Internazionale di Consapevolezza delle Perdite e degli Sprechi Alimentari, promossa dall’ONU

Rotta verso il 29 settembre, Giornata Internazionale di Consapevolezza delle Perdite e degli Sprechi Alimentari, promossa dall’ONU

La 7ª Giornata Internazionale di Consapevolezza sulle Perdite e gli Sprechi Alimentari si terrà martedì 29 settembre 2026. Per l’edizione del 2026, l’evento centrale in Italia si terrà a Roma presso l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, dove l’Osservatorio Internazionale Waste Watcher presenterà i nuovi dati sullo spreco domestico a livello nazionale e internazionale.

La giornata si può contemplare tra le azioni finalizzate a raggiungere l’obiettivo 12.3 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che impone di dimezzare lo spreco alimentare pro capite entro la fine del decennio. Questa ricorrenza, istituita ufficialmente dalle Nazioni Unite nel 2019 e guidata congiuntamente dalla FAO e dall’UNEP, rappresenta un appello globale per ridurre drasticamente la quantità di cibo che viene perso o buttato lungo tutta la filiera agroalimentare.

Il rapporto Italiano di inizio 2026, quello redatto in occasione della giornata nazionale dedicata alla lotta allo spreco, ha portato notizie abbastanza positive per il nostro Paese. La quantità media di spreco settimanale pro capite è diminuita del 10% rispetto al 2025, passando da circa 620 a 550 grammi. Molto pesano i comportamenti personali in questo dato. La percezione di prodotti già vicini alla scadenza o di acquisti eccessivi contribuisce allo spreco, con il 38% che segnala di gettare frutta e verdura ai primi segnali visivi di deterioramento, come ammaccature o cambiamento di colore.

Differenze sociali e territoriali

La riduzione è collegata a una maggiore attenzione economica e sostenibile, anche se i dati si basano su percezioni soggettive. Sono molte le differenze in termini di territorio di provenienza e classi sociali di appartenenza, nonché rispetto ad altri indicatori. Ad esempio, le famiglie senza figli e in aree del Sud e di dimensioni medie tendono a sprecare di più, mentre le regioni del Nord mostrano livelli inferiori del 15%. Le famiglie con figli sprecano circa il 10% in meno, grazie a una maggiore pianificazione e educazione alimentare.

I principali motivi dello spreco sono individuati in deterioramento dei prodotti freschi e in una gestione inefficiente delle scorte domestiche. La produzione agricola ha visto un aumento del 30% nel prodotto lasciato in campo, dato questo molto rappresentativo e influenzato da instabilità climatica e oscillazioni dei prezzi. Lo spreco riguarda comunque tutta la filiera, dalla produzione alla trasformazione, distribuzione e consumo, con circa un terzo del cibo globale perso o sprecato anche nel processo produttivo.

Differenze generazionali e percezioni dello spreco

La lotta allo spreco, grazie a informazione e campagne di sensibilizzazione, ha raggiunto, sembra, il cuore dei più giovani. Ma questo cambiamento, per ora, tocca solo la percezione, non i reali comportamenti. Cambia il rapporto col cibo che è sempre meno bene di comsumo e sempre più un ’pezzo’ del nostro pianeta che ci portiamo nel piatto. La Gen Z percepisce lo spreco più alto (799 g/settimana), seguita da Millennials (750 g), con valori decrescenti nelle generazioni più anziane. Le generazioni più giovani tendono a considerare più gravi comportamenti come lo spreco, anche se spesso non gestiscono direttamente il cibo. Purtroppo, dai dati presentati, i giovani mostrano maggiore sensibilità ambientale ma più difficoltà nel tradurre questa in pratiche quotidiane efficaci. I più operativi sono gli over 60 che applicano pratiche consolidate e automatizzate, riducendo lo spreco a circa 352 g/settimana. La mancanza di scambio di saperi tra generazioni indebolisce le pratiche antispreco e la continuità culturale.

Cause e fattori dello spreco alimentare domestico

Lo spreco deriva da molteplici comportamenti quotidiani, tra cui offerte promozionali frequenti sul punto di acquisto, gestione delle scorte e deperibilità degli alimenti. Le promozioni e vendite multiple incentivano acquisti eccessivi, creando scorte difficili da consumare in tempo per la data di scadenza o per il deperimento fisico dell’alimento acquistato. In questo modo il risparmio diviene solo un ulteriore richiamo al consumo e produce ulteriore spreco. I dati mostrano come la gestione più attenta del cibo si lega a condizioni economiche più restrittive e a una crescente consapevolezza ambientale. Le famiglie del ceto medio-basso si registrano come le più diligenti, con una riduzione dello spreco del 7%, grazie a una maggiore pianificazione e uso degli avanzi. Anche le aree rurali mostrano maggiore resilienza (-12%), mentre periferie e zone isolate sono più vulnerabili.

Insicurezza alimentare e vulnerabilità sociali

Una fetta non piccola, il 14,36%, della popolazione italiana vive in condizioni di insicurezza alimentare, con un aumento rispetto al 2024. Questo vuol dire che non ha certezza di poter approvvigionarsi di cibo sufficiente ma anche sano e fresco. Il ceto popolare ha toccato +218% di insicurezza rispetto alla media, con famiglie che saltano pasti e riducono qualità del cibo.Il Mezzogiorno ha livelli di insicurezza alimentare più alti (+28%) ma spreca più cibo (+7%) rispetto alla media.

Questi temi saranno al centro della 7ª Giornata Internazionale di Consapevolezza sulle Perdite e gli Sprechi Alimentari si terrà il prossimo martedì 29 settembre 2026. Una ricorrenza istituita ufficialmente dalle Nazioni Unite nel 2019 e guidata congiuntamente dalla FAO e dall’UNEP, rappresenta un appello globale per ridurre drasticamente la quantità di cibo che viene perso o buttato lungo tutta la filiera agroalimentare. In questa edizione, per l’anno 2026, l’evento centrale in Italia si terrà a Roma presso l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, dove l’Osservatorio Internazionale Waste Watcher presenterà i nuovi dati sullo spreco domestico a i livello nazionale, già anticipati a febbraio e internazionale.

I dati dal Mondo

Nel mondo vengono sprecate 1,05 miliardi di tonnellate di cibo ogni anno, l’equivalente di oltre 1 miliardo di pasti sprecati ogni giorno, pari a circa un terzo della produzione alimentare globale. Questo significa che, a livello globale, ogni singola persona getta nella spazzatura una media di circa 79-80 kg di cibo all’anno. Questi numeri si scontrano drammaticamente con la crisi umanitaria. I dati  di riferimento, in particolare i numeri del  Food Waste Index Report dell’UNEP e i database della FAO rilevano che tra i 608 e i 696 milioni di persone soffrono la fame circa l’8% della popolazione, mentre ben 2,1 miliardi di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave.

Dal punto di vista ecologico ed economico, le perdite e gli sprechi alimentari generano l’8-10% delle emissioni globali di gas serra, un dato quasi 5 volte maggiore alle emissioni dell’intero settore dell’aviazione, drenano risorse da circa il 30% delle terre agricole mondiali. Il danno economico globale che arrecano alle popolazioni e agli stati mondiali, nonché al pianeta tutto, sono stimati intorno a 1.000 miliardi di dollari all’anno.

Food Loss e Food Waste

I dati ufficiali forniti dalle Nazioni Unite, suddividono il fenomeno della perdita di cibo, spesso ancora edibile, in due momenti distinti lungo la filiera alimentare:

-1) la perdita alimentare (Food Loss): Circa il 13,2% del cibo si perde nella fase iniziale della filiera, ovvero dal post-raccolto fino alla distribuzione (esclusa), a causa di problemi strutturali, di trasporto o di conservazione.

– 2) Lo spreco alimentare (Food Waste): Il 19% del cibo disponibile per i consumatori viene sprecato nelle fasi finali.

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