Anziani soli nelle case popolari, a Roma arriva il progetto del “badante di condominio”: come funzionerà e perché potrebbe cambiare l’assistenza di quartiere.
La popolazione italiana continua a invecchiare e, parallelamente, cresce il numero di persone che affrontano la terza età in condizioni di isolamento. È una trasformazione demografica che interessa l’intero Paese, ma che nelle grandi città assume caratteristiche ancora più evidenti. Roma, con oltre mezzo milione di residenti che hanno superato i 65 anni, rappresenta uno dei territori in cui il fenomeno si manifesta con maggiore intensità, soprattutto nei quartieri popolari.
Proprio da questa realtà prende forma una proposta destinata ad aprire il dibattito sul futuro del welfare urbano. In Campidoglio è infatti in corso l’iter di una delibera che punta a introdurre una nuova figura di supporto sociale: il “badante di condominio”. L’obiettivo non è sostituire i servizi sanitari o l’assistenza domiciliare tradizionale, ma creare una rete di prossimità capace di aiutare gli anziani nelle incombenze quotidiane e, soprattutto, di contrastare la solitudine.
Se il progetto verrà definitivamente approvato e finanziato, la sperimentazione potrebbe prendere il via nel corso del 2026, partendo dagli immobili di edilizia residenziale pubblica gestiti da Roma Capitale.
Una risposta a un problema che riguarda sempre più città
Negli ultimi anni il tema dell’invecchiamento della popolazione è diventato centrale nelle politiche sociali. L’aumento dell’aspettativa di vita rappresenta certamente un risultato positivo, ma porta con sé nuove esigenze organizzative. Molti anziani vivono da soli, hanno una rete familiare ridotta oppure abitano lontano dai figli e dai parenti. A questo si aggiungono difficoltà economiche, problemi di mobilità e una crescente fragilità sociale.
Le case popolari costituiscono uno dei contesti in cui queste criticità risultano maggiormente concentrate. Qui convivono spesso redditi bassi, servizi limitati e un’elevata presenza di persone anziane che rischiano di rimanere isolate, soprattutto nei periodi più difficili dell’anno.
La proposta elaborata in Assemblea Capitolina nasce proprio dalla volontà di intervenire prima che situazioni di semplice disagio si trasformino in vere emergenze sociali.
Che cos’è il “badante di condominio”
Il progetto è stato sviluppato dalle consigliere capitoline del Partito Democratico Valeria Baglio, capogruppo in Campidoglio, insieme alla presidente della Commissione Sociale Nella Converti e alla presidente della Commissione Lavoro Erica Battaglia.
L’idea è quella di creare una figura facilmente riconoscibile dagli abitanti del quartiere, presente stabilmente nei complessi di edilizia popolare e capace di rappresentare un punto di riferimento per gli over 65.
Il termine “badante” potrebbe richiamare l’assistenza domiciliare privata, ma il ruolo immaginato dalla proposta è differente. Non si tratta infatti di un operatore sanitario né di un professionista incaricato di prestazioni mediche, bensì di una figura con una forte funzione sociale e relazionale.
Quali attività potrà svolgere
Secondo quanto illustrato dalle promotrici della delibera, il servizio sarà orientato principalmente al sostegno della vita quotidiana.
Tra i compiti previsti rientrano:
- la consegna di medicinali agli anziani che ne abbiano necessità;
- l’accompagnamento presso visite mediche o uffici pubblici;
- il supporto nelle piccole incombenze quotidiane;
- l’organizzazione di momenti di aggregazione e socializzazione;
- la compagnia alle persone più sole.
Resteranno invece escluse tutte le attività di natura sanitaria o assistenziale che richiedono qualifiche professionali specifiche. Il “badante di condominio”, dunque, non effettuerà prestazioni infermieristiche, cure mediche o interventi riservati agli operatori socio-sanitari.
La finalità è piuttosto quella di prevenire l’isolamento e rafforzare i rapporti di vicinato, creando una rete di sostegno facilmente accessibile.
Roma è una città sempre più anziana
La proposta arriva in un momento in cui l’evoluzione demografica della Capitale impone nuove riflessioni sulle politiche pubbliche.
I dati ISTAT indicano che al 1° gennaio 2024 a Roma risiedevano 651.414 persone con almeno 65 anni, una quota destinata ad aumentare progressivamente nei prossimi anni.
Lo stesso Istituto nazionale di statistica, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta dedicata alle condizioni di sicurezza e al degrado urbano, ha evidenziato un elemento particolarmente significativo: in ben 82 zone urbanistiche della Capitale, concentrate prevalentemente all’interno del Grande Raccordo Anulare, l’indice di vecchiaia supera quello medio comunale.
In termini pratici significa che in numerosi quartieri il numero degli abitanti anziani è ormai superiore rispetto ai bambini e ai ragazzi fino a 14 anni. Un cambiamento che modifica profondamente le esigenze dei territori e richiede nuovi modelli organizzativi.
Dal welfare tradizionale al welfare di prossimità
Negli ultimi anni le amministrazioni locali stanno cercando di sviluppare forme di assistenza che vadano oltre il tradizionale intervento dei servizi sociali. Sempre più spesso si parla infatti di welfare di comunità, cioè di un sistema che valorizza la presenza sul territorio, le relazioni tra vicini, il volontariato e il Terzo Settore.
La figura del badante di condominio si inserisce proprio in questa impostazione. L’idea non è costruire un nuovo servizio burocratico, ma creare una presenza costante capace di intercettare piccoli problemi quotidiani prima che diventino situazioni di forte vulnerabilità.
Molti anziani, infatti, non necessitano di assistenza sanitaria continua, ma incontrano difficoltà nel ritirare una prescrizione, raggiungere un ambulatorio, fare la spesa o semplicemente trascorrere qualche ora in compagnia.
È proprio su questi bisogni che il progetto intende intervenire.
Quando potrebbe partire la sperimentazione
Dopo il via libera delle commissioni competenti, il provvedimento dovrà affrontare gli ultimi passaggi istituzionali prima dell’approvazione definitiva dell’Assemblea Capitolina.
Se l’iter amministrativo si concluderà positivamente e saranno reperite le risorse economiche necessarie, la sperimentazione dovrebbe iniziare nel corso del 2026.
La fase iniziale interesserà alcuni quartieri selezionati, individuati anche sulla base della presenza di popolazione anziana e delle situazioni di maggiore fragilità sociale.
Per l’organizzazione operativa sarà fondamentale il coinvolgimento delle associazioni del Terzo Settore e dei servizi sociali territoriali, chiamati a collaborare con il Comune nella costruzione della rete di assistenza.
Le dichiarazioni delle promotrici
Secondo Valeria Baglio, Nella Converti ed Erica Battaglia, il progetto rappresenta una risposta concreta ai bisogni raccolti direttamente nei quartieri.
Le tre consigliere sottolineano come la proposta sia nata dall’ascolto delle famiglie e degli stessi anziani, con l’obiettivo di offrire maggiore sicurezza, occasioni di socialità e un sostegno pratico nella gestione della quotidianità.
Le promotrici evidenziano inoltre il consenso già registrato all’interno della maggioranza capitolina e confidano che il provvedimento possa ottenere il via libera definitivo nel prossimo passaggio in Aula.
Un modello destinato ad andare oltre le case popolari
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda la sua possibile evoluzione futura.
L’idea iniziale è quella di intervenire nei complessi di edilizia popolare, dove il bisogno sociale appare più evidente. Tuttavia, la prospettiva illustrata dalle promotrici guarda anche ai condomini privati.
In una fase successiva il servizio potrebbe infatti essere esteso anche agli edifici residenziali tradizionali, attraverso un sistema di adesione volontaria sostenuto da una quota economica versata dai condomini interessati.
Si tratterebbe di un modello innovativo che consentirebbe di esportare il concetto di assistenza di vicinato anche in altri contesti urbani, favorendo una maggiore integrazione tra servizi pubblici e iniziative private.
Una sfida che riguarda tutto il Paese
L’iniziativa romana si inserisce in un dibattito molto più ampio sul futuro delle città italiane. L’invecchiamento della popolazione sta modificando la domanda di servizi e obbliga le amministrazioni locali a ripensare strumenti, organizzazione e priorità.
Accanto all’assistenza sanitaria, infatti, cresce la necessità di costruire relazioni, prevenire l’isolamento e mantenere gli anziani il più possibile autonomi all’interno del proprio ambiente di vita.
La figura del badante di condominio rappresenta un tentativo di rispondere proprio a questa trasformazione, spostando l’attenzione dalla sola cura della malattia alla qualità della vita quotidiana.
Se la sperimentazione dovesse produrre risultati positivi, il modello potrebbe diventare un riferimento anche per altre amministrazioni italiane chiamate ad affrontare le stesse sfide demografiche nei prossimi anni.