Scuole sempre più calde, ma la climatizzazione resta un miraggio: quanto costerebbe davvero mettere in sicurezza le aule?
Ogni estate la scena si ripete. Aule trasformate in forni, studenti costretti a seguire lezioni o sostenere esami con temperature ben oltre la soglia del comfort, insegnanti alle prese con un microclima che rende difficile persino mantenere la concentrazione. Eppure, mentre il cambiamento climatico rende le ondate di calore sempre più frequenti e intense, la climatizzazione degli edifici scolastici continua a essere uno dei grandi nodi irrisolti del sistema educativo italiano.
Le misure adottate finora sono quasi sempre emergenziali: uscite anticipate, sospensione delle attività pomeridiane, raccomandazioni a evitare l’esposizione nelle ore più calde. Soluzioni temporanee che affrontano gli effetti, ma non il problema strutturale.
Il caldo estremo non è più un’eccezione
Le temperature registrate tra la fine di giugno e l’inizio di luglio rappresentano l’ennesima conferma di una tendenza ormai consolidata. Diverse città italiane sono state inserite dal Ministero della Salute tra quelle con il livello massimo di allerta per il rischio legato al caldo, mentre gran parte dell’Europa è stata interessata da un’ondata di calore eccezionale.
Secondo le rilevazioni diffuse dall’Agence France-Presse (AFP), oltre 130 milioni di cittadini europei hanno vissuto giornate con temperature superiori ai 35 gradi. Non si tratta più di eventi sporadici, ma di fenomeni destinati a ripetersi con crescente frequenza secondo gli scenari elaborati dalla comunità scientifica internazionale.
Questo cambiamento impone una riflessione anche sugli edifici pubblici, molti dei quali progettati in un contesto climatico completamente diverso da quello attuale.
Le scuole sono anche luoghi di lavoro
Spesso si dimentica che un istituto scolastico non è soltanto uno spazio dedicato all’istruzione. Dal punto di vista normativo è, a tutti gli effetti, un ambiente di lavoro.
Il Decreto Legislativo 81/2008, il Testo Unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, impone infatti al datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti nell’ambiente, compresi quelli derivanti dal microclima e dalle temperature estreme. Ciò significa che devono essere individuate misure idonee per limitare il rischio di stress termico, colpi di calore e altre conseguenze sulla salute di lavoratori e utenti.
Nel caso della scuola, questa tutela riguarda contemporaneamente dirigenti, personale amministrativo, docenti, collaboratori scolastici e naturalmente gli studenti.
Quando il caldo raggiunge livelli particolarmente elevati, mantenere condizioni ambientali accettabili diventa quindi non solo una questione organizzativa, ma anche un tema di sicurezza.
Il grande ostacolo resta quello economico
Il problema, però, emerge quando si passa dalla teoria alla pratica.
Le scuole autonome non dispongono normalmente delle risorse necessarie per affrontare interventi di climatizzazione su larga scala. Installare impianti in ogni aula richiede investimenti che esulano dalla normale gestione degli istituti e che, nella maggior parte dei casi, possono essere sostenuti soltanto attraverso finanziamenti statali o programmi straordinari.
Le stime consentono di comprendere l’ordine di grandezza dell’intervento. Se climatizzare un singolo edificio scolastico richiedesse mediamente circa 20 mila euro, considerando gli oltre 40 mila plessi presenti in Italia, la spesa complessiva si avvicinerebbe al miliardo di euro.
Una cifra importante, che finora nessun governo ha deciso di destinare in modo organico a questo obiettivo.
Tra maturità e lezioni estive il disagio è evidente
Le conseguenze sono particolarmente visibili proprio nei giorni in cui le temperature raggiungono i picchi più elevati.
Negli istituti superiori impegnati con gli esami di Stato, candidati e commissioni affrontano prove scritte e colloqui in ambienti spesso privi di climatizzazione, con inevitabili ripercussioni sul benessere fisico e sulla capacità di mantenere lucidità e concentrazione per molte ore consecutive.
La situazione non riguarda soltanto le scuole superiori. Nei servizi educativi destinati ai bambini più piccoli il problema assume contorni ancora più delicati.
Alcune amministrazioni locali hanno già scelto di modificare gli orari delle attività. A Prato, ad esempio, è stata disposta l’uscita anticipata per bambini iscritti alle scuole dell’infanzia e agli asili nido, proprio per ridurre il tempo trascorso negli edifici durante le ore più calde della giornata.
Si tratta però di interventi che rispondono all’emergenza del momento senza modificare le condizioni strutturali degli edifici.
Le indicazioni del Ministero guardano anche ai centri estivi
L’attenzione delle istituzioni si sta concentrando anche sulle attività estive frequentate dai minori.
Il capo del Dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute, Maria Rosaria Campitiello, ha annunciato la possibilità di predisporre, insieme al Ministero dell’Istruzione e del Merito, una circolare dedicata ai campi estivi, con particolare attenzione agli ambienti privi di sistemi di raffrescamento.
L’obiettivo sarebbe quello di rafforzare le misure di prevenzione nei confronti dei bambini, considerati tra le categorie maggiormente esposte agli effetti delle temperature elevate.
Anche in questo caso, tuttavia, si tratterebbe soprattutto di indicazioni operative finalizzate a gestire le situazioni di rischio immediato.
Il cambiamento climatico impone una nuova idea di edilizia scolastica
La vera questione va oltre l’installazione di qualche condizionatore.
Negli ultimi anni numerosi esperti di edilizia scolastica e di adattamento climatico sottolineano come gli edifici destinati all’istruzione dovrebbero essere ripensati in una prospettiva completamente diversa. Isolamento termico, schermature solari, ventilazione naturale, tetti verdi, alberature e sistemi ad alta efficienza energetica rappresentano interventi capaci di migliorare il comfort riducendo allo stesso tempo i consumi energetici.
Una scuola progettata per affrontare il clima di oggi non significa soltanto garantire ambienti più freschi durante l’estate, ma anche edifici più efficienti, meno energivori e più sostenibili durante tutto l’anno.
Il tema, quindi, non riguarda esclusivamente il benessere di studenti e insegnanti, ma investe direttamente la capacità del Paese di adattare il proprio patrimonio pubblico a un contesto climatico ormai profondamente cambiato.
Dalle soluzioni tampone a una strategia nazionale
Le ondate di calore non possono più essere considerate un’emergenza occasionale. Sono diventate parte della normalità e richiedono risposte permanenti.
Continuare a intervenire soltanto con uscite anticipate, circolari o raccomandazioni significa limitarsi a gestire le conseguenze senza affrontarne le cause.
Il miliardo di euro necessario per climatizzare il patrimonio scolastico nazionale può apparire una cifra elevata, ma rappresenta anche un investimento sulla salute, sulla qualità dell’apprendimento e sulla sicurezza di milioni di persone che ogni giorno vivono la scuola.
Il vero interrogativo, dunque, non è soltanto quanto costi installare sistemi di raffrescamento nelle aule italiane. La domanda è se il Paese sia disposto a considerare l’adattamento climatico delle scuole una priorità strategica, al pari della digitalizzazione, dell’efficientamento energetico o della manutenzione degli edifici.
Con estati sempre più lunghe e temperature destinate a crescere, rimandare ancora questa scelta rischia di trasformare un problema prevedibile in un’emergenza permanente.