Quanto costano le promesse dei partiti? La raccolta firme di Cottarelli

Quanto costano le promesse dei partiti? La raccolta firme di Cottarelli

Cottarelli lancia “Quanto Mi Costa”: «Basta promesse senza spiegare chi paga il conto».

Ogni campagna elettorale è scandita da annunci, nuove misure, tagli alle tasse, incentivi e investimenti. Molto più raramente, però, il dibattito pubblico si concentra sulla domanda più semplice e allo stesso tempo più scomoda: da dove arriveranno le risorse per finanziare tutto questo? È proprio su questo punto che si concentra la nuova iniziativa promossa dall’economista Carlo Cottarelli insieme alla Fondazione Luigi Einaudi.

La campagna, denominata “Quanto Mi Costa”, punta a introdurre un principio di trasparenza nei programmi elettorali: ogni forza politica dovrebbe essere tenuta a indicare non soltanto le misure che intende adottare, ma anche il modo in cui pensa di finanziarle. Un’idea che, almeno nella sua formulazione, appare tanto semplice quanto destinata ad aprire un confronto destinato a incidere sul rapporto tra politica, conti pubblici e fiducia dei cittadini.

Una raccolta firme che cresce rapidamente

L’iniziativa ha fatto registrare un avvio particolarmente positivo. Nei primi sette giorni dalla partenza sono state raccolte quasi 18 mila firme, un risultato che testimonia come il tema della sostenibilità delle promesse elettorali trovi spazio anche al di fuori degli ambienti specialistici.

L’obiettivo della mobilitazione è portare il Parlamento a discutere una proposta legislativa già depositata alla Camera all’inizio della legislatura e dedicata alla trasparenza dei programmi elettorali. La raccolta delle adesioni rappresenta quindi uno strumento di pressione politica affinché il tema entri concretamente nell’agenda istituzionale.

La richiesta ai partiti: spiegare come finanziare le promesse

Secondo Cottarelli il principio dovrebbe essere estremamente lineare. I partiti resterebbero completamente liberi di presentare le proprie proposte, ma dovrebbero accompagnarle con un’indicazione chiara delle relative coperture finanziarie.

Questo non significa necessariamente individuare nuove entrate o tagli di spesa. Anche l’eventuale ricorso a un maggiore indebitamento potrebbe essere indicato apertamente. Ciò che conta, nella visione dell’economista, è che gli elettori siano messi nelle condizioni di conoscere il costo reale delle misure promesse e il modo in cui il futuro governo intende sostenerlo.

La questione, osserva Cottarelli, riguarda innanzitutto la qualità del confronto democratico. Senza un’indicazione delle risorse disponibili, infatti, il rischio è che le campagne elettorali si trasformino in una competizione basata esclusivamente sull’accumulo di promesse difficilmente realizzabili.

Il precedente delle ultime elezioni politiche

Per spiegare le ragioni della proposta, Cottarelli richiama quanto accaduto nelle precedenti elezioni politiche. Sommando gli impegni economici contenuti nei programmi dei diversi schieramenti, si arrivava infatti a una cifra di circa 150 miliardi di euro ogni anno, un importo che sarebbe risultato incompatibile con gli equilibri della finanza pubblica italiana.

Secondo l’economista, una volta arrivati al governo, tutti gli esecutivi finiscono inevitabilmente per ridimensionare le promesse formulate durante la campagna elettorale proprio perché emergono i limiti delle risorse realmente disponibili. Da qui la provocazione rivolta alla politica: se i vincoli di bilancio erano già noti prima del voto, perché presentare programmi che non possono essere realizzati integralmente?

Il punto, dunque, non riguarda l’opportunità delle singole misure, ma la necessità che gli elettori possano valutarne anche la sostenibilità economica.

Il ruolo dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio

Nel modello immaginato dalla proposta legislativa, il controllo sulla credibilità delle coperture non sarebbe affidato al Governo né ai partiti, ma all’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), organismo indipendente istituito ormai da oltre un decennio con il compito di vigilare sui conti pubblici.

L’UPB dovrebbe esaminare le indicazioni contenute nei programmi elettorali e valutare se le coperture dichiarate risultino coerenti con gli obiettivi annunciati. Non avrebbe quindi un ruolo politico, bensì tecnico, offrendo agli elettori uno strumento aggiuntivo per interpretare le proposte dei diversi schieramenti.

Si tratterebbe di un meccanismo già presente, con modalità differenti, in altri ordinamenti internazionali, dove organismi indipendenti contribuiscono a verificare la sostenibilità delle principali misure economiche presentate durante le campagne elettorali.

Una questione di trasparenza, non di tecnicismi

Nel corso dell’intervista concessa a Radio Lombardia, Cottarelli ha respinto l’idea che questa sia una battaglia destinata soltanto agli esperti di economia.

Per spiegare il concetto ha utilizzato un esempio molto concreto: affidare l’amministrazione di un condominio a qualcuno che prometta nuovi lavori senza specificarne il costo o senza chiarire come verranno finanziati difficilmente ispirerebbe fiducia ai condomini. Allo stesso modo, sostiene l’economista, anche gli elettori dovrebbero poter conoscere il prezzo delle promesse formulate da chi aspira a governare il Paese.

La metafora punta a rendere immediatamente comprensibile un principio che spesso viene percepito come materia esclusivamente tecnica: la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche rappresenta invece una questione che riguarda direttamente ogni contribuente.

Un tema che va oltre i numeri

L’iniziativa apre anche una riflessione più ampia sul modo in cui si costruisce oggi il consenso politico. Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è progressivamente orientato verso una comunicazione sempre più rapida, emotiva e semplificata, nella quale gli annunci tendono spesso a prevalere sull’analisi delle conseguenze economiche.

Inserire l’obbligo di indicare le fonti di finanziamento potrebbe modificare questo equilibrio, costringendo i partiti a confrontarsi fin dall’inizio con i vincoli di bilancio e offrendo agli elettori uno strumento in più per valutare la concretezza dei programmi.

Per molti osservatori il vero elemento innovativo della proposta consiste proprio nello spostare il dibattito dalla quantità delle promesse alla loro effettiva realizzabilità.

L’ipotesi Milano resta sullo sfondo

Nel corso dell’intervista è emerso anche un tema politico destinato a tornare periodicamente nel dibattito cittadino: la possibilità che Carlo Cottarelli possa candidarsi alla guida del Comune di Milano.

L’economista non ha escluso in modo assoluto uno scenario futuro, ma ha chiarito che, allo stato attuale, non esiste alcun progetto concreto sul quale stia riflettendo.

Ha spiegato che prenderebbe eventualmente in considerazione una candidatura soltanto qualora gli venisse presentato un programma convincente e una proposta politica ben definita, sottolineando tuttavia come una decisione di questo tipo comporterebbe inevitabili valutazioni anche sul piano personale.

Per il momento, ha precisato, nessuno gli ha avanzato un progetto di questo genere e, proprio per questo motivo, non sta prendendo seriamente in considerazione l’ipotesi di scendere in campo.

Una proposta destinata ad alimentare il confronto

Al di là del futuro politico di Cottarelli, la campagna “Quanto Mi Costa” sembra aver già raggiunto un primo obiettivo: riportare al centro del dibattito un tema spesso rimasto in secondo piano durante le campagne elettorali.

La raccolta firme, disponibile sia attraverso il sito della Fondazione Luigi Einaudi sia sulla piattaforma Change.org, mira infatti a trasformare una richiesta di maggiore trasparenza in un’iniziativa legislativa concreta.

Che la proposta trovi o meno una maggioranza parlamentare, il confronto appare destinato a proseguire. Perché, in fondo, ogni promessa politica presenta inevitabilmente un costo. E conoscere in anticipo chi dovrà sostenerlo potrebbe diventare uno degli elementi più importanti per consentire agli elettori di esprimere un voto realmente consapevole.

Il video dell’intervista a Cottarelli su Radio Lombardia

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