Perdite milionarie per la casa editrice della CGIL: ma il Governo la salva

Perdite milionarie per la casa editrice della CGIL: ma il Governo la salva

La casa editrice della Cgil continua a perdere milioni, ma arriva un aiuto pubblico da 740 mila euro: cosa c’è dietro il contributo concesso dal Governo.

Le difficoltà economiche dell’editoria non risparmiano neppure il principale sindacato italiano. Anche nel 2025, infatti, Futura Editrice, la società controllata dalla Cgil, ha chiuso il proprio bilancio con un risultato negativo, costringendo ancora una volta l’organizzazione guidata da Maurizio Landini a intervenire per coprire perdite milionarie. In un contesto caratterizzato da costi crescenti e da un settore editoriale sempre più complesso, un elemento ha però attirato particolare attenzione: un contributo pubblico di oltre 740 mila euro arrivato dalla Presidenza del Consiglio nell’ambito degli incentivi destinati all’innovazione tecnologica delle imprese editoriali.

La circostanza assume un rilievo anche politico, considerando il tradizionale confronto tra la Cgil e il Governo guidato da Giorgia Meloni. Al di là della contrapposizione sul piano sindacale, il caso offre soprattutto uno spunto per comprendere il funzionamento degli strumenti pubblici di sostegno all’editoria e il modo in cui vengono distribuite le risorse previste dalla normativa.

Bilancio ancora in rosso per Futura Editrice

I conti della società editoriale controllata dalla Cgil evidenziano che il 2025 si è concluso con una perdita di 2,631 milioni di euro. Si tratta di un risultato negativo importante, anche se inferiore rispetto all’esercizio precedente, quando il passivo aveva raggiunto circa 4,7 milioni di euro.

La riduzione del deficit non significa tuttavia un ritorno all’equilibrio economico. Il sindacato ha infatti dovuto continuare a sostenere finanziariamente la propria casa editrice, confermando come l’attività editoriale rappresenti ancora una voce particolarmente onerosa all’interno del gruppo.

Il dato assume maggiore significato osservando contemporaneamente l’andamento dei ricavi. Nel corso del 2025 il fatturato della società è infatti cresciuto in maniera significativa, passando da circa 2,9 milioni a 6,689 milioni di euro. Una crescita che, almeno sulla carta, avrebbe potuto migliorare sensibilmente la situazione economica.

Il miglioramento dei ricavi è stato però accompagnato da un incremento ancora più consistente dei costi operativi. Le spese di produzione sono infatti aumentate da circa 7,7 milioni a oltre 9,3 milioni di euro, assorbendo completamente l’effetto positivo dell’incremento del fatturato e determinando così un nuovo risultato negativo.

Il contributo pubblico destinato all’innovazione tecnologica

Nel quadro del bilancio compare una voce destinata ad alleggerire, almeno in parte, il peso delle perdite. Si tratta di un contributo a fondo perduto pari a 740.514 euro, riconosciuto per investimenti effettuati in tecnologie innovative.

Il finanziamento non nasce da un provvedimento specifico rivolto alla Cgil, ma rientra in un programma nazionale dedicato al comparto dell’editoria. La misura è stata prevista attraverso un decreto della Presidenza del Consiglio emanato nel 2023 con l’obiettivo di favorire la modernizzazione tecnologica delle imprese editoriali.

Le domande sono state presentate nel corso del 2024 e successivamente valutate dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio. L’erogazione materiale delle somme è poi avvenuta nel 2025, quando le imprese ammesse hanno ricevuto i contributi riconosciuti.

Nel caso di Futura Editrice, il sostegno economico è stato concesso come cofinanziamento degli investimenti tecnologici realizzati nell’ambito delle pubblicazioni periodiche curate dalla società.

Per quali pubblicazioni è stato riconosciuto il finanziamento

Un aspetto interessante riguarda proprio la natura dell’attività editoriale svolta dalla società controllata dalla Cgil. Futura non pubblica quotidiani nazionali né gestisce un’agenzia di stampa. Il catalogo comprende libri di carattere storico, sociale e sindacale, ma questa attività non rientrava tra quelle finanziabili dal decreto.

Il contributo è stato invece riconosciuto per gli investimenti collegati alle quattro riviste periodiche pubblicate dalla casa editrice.

Si tratta di RGL, rivista specializzata in giurisprudenza del lavoro; RPS – Rivista delle Politiche Sociali, dedicata all’analisi del welfare e delle trasformazioni sociali; QRS – Quaderni di Rassegna Sindacale, rivista di approfondimento sul mondo del lavoro; e Critica Marxista, periodico bimestrale dedicato al dibattito politico, culturale e teorico.

Queste pubblicazioni hanno una diffusione decisamente più limitata rispetto ai grandi quotidiani nazionali e vengono distribuite con periodicità trimestrale o quadrimestrale, rivolgendosi prevalentemente a studiosi, giuristi, ricercatori e operatori del mondo sindacale.

Un contributo tra i più elevati dell’intero programma

Il dato che ha suscitato maggiore interesse riguarda l’entità del finanziamento riconosciuto.

Con oltre 740 mila euro, Futura Editrice figura infatti tra i principali beneficiari del programma pubblico destinato all’innovazione tecnologica dell’editoria.

L’importo risulta sostanzialmente allineato a quello ottenuto dall’Ansa, che ha ricevuto circa 751 mila euro, mentre è inferiore soltanto ai contributi assegnati ai grandi gruppi editoriali come RCS MediaGroup, destinatario di oltre 2,1 milioni di euro, e al gruppo GEDI, che ha ottenuto circa 1,77 milioni.

Colpisce soprattutto il confronto con altre realtà storiche dell’informazione italiana. Il contributo riconosciuto alla società editoriale della Cgil supera infatti quello assegnato a numerosi operatori del settore, tra cui Il Sole 24 Ore, destinatario di circa 480 mila euro, l’agenzia Italia, con circa 709 mila euro, e Adnkronos, che ha ottenuto poco più di 358 mila euro.

Nel complesso, il programma ha interessato decine di imprese editoriali, coinvolgendo quotidiani, periodici e agenzie di stampa attraverso un sistema di cofinanziamento degli investimenti effettuati.

Come funzionano gli incentivi pubblici all’editoria

Il caso offre anche l’occasione per comprendere meglio un tema spesso oggetto di dibattito pubblico: quello dei contributi destinati al settore editoriale.

Negli ultimi anni lo Stato ha progressivamente modificato gli strumenti di sostegno, privilegiando interventi collegati alla digitalizzazione, all’innovazione tecnologica e alla trasformazione dei processi produttivi piuttosto che ai tradizionali contributi diretti legati esclusivamente alla pubblicazione dei giornali.

L’obiettivo dichiarato è favorire l’ammodernamento delle imprese editoriali, sostenendo investimenti in infrastrutture digitali, sistemi informatici, piattaforme editoriali, gestione dei contenuti e innovazione tecnologica necessaria ad affrontare le trasformazioni del mercato.

In questo quadro, anche soggetti con orientamenti culturali o politici molto differenti possono accedere agli stessi strumenti, purché rispettino i requisiti previsti dalla normativa e presentino progetti ritenuti ammissibili.

Tra politica e regole amministrative

L’aspetto politicamente più significativo della vicenda nasce dal fatto che il contributo sia stato riconosciuto a una società controllata dalla Cgil durante il Governo Meloni, in una fase caratterizzata da frequenti scontri tra l’esecutivo e il sindacato guidato da Maurizio Landini su lavoro, pensioni, contratti pubblici, politica industriale e riforme economiche.

Sul piano amministrativo, tuttavia, il finanziamento segue procedure tecniche previste dalla normativa e non costituisce un intervento discrezionale rivolto a uno specifico soggetto. La graduatoria è stata infatti costruita sulla base delle domande presentate dalle imprese editoriali e dei criteri stabiliti dal decreto che disciplina il fondo.

Ciò non impedisce che l’entità della somma riconosciuta abbia alimentato osservazioni e confronti con altri operatori del comparto, soprattutto considerando le dimensioni relativamente contenute delle pubblicazioni periodiche curate dalla casa editrice della Cgil.

Una crisi che continua a interessare l’intero settore editoriale

Al di là del caso specifico, la situazione di Futura Editrice riflette le difficoltà che interessano gran parte dell’editoria italiana. Anche realtà sostenute da organizzazioni solide devono confrontarsi con costi di produzione elevati, ricavi sempre più complessi da incrementare e un mercato profondamente cambiato rispetto al passato.

La crescita del digitale, la frammentazione del pubblico, l’aumento delle spese tecnologiche e la riduzione della redditività della carta stampata stanno imponendo modelli economici completamente nuovi.

In questo scenario, i fondi pubblici destinati all’innovazione rappresentano uno degli strumenti attraverso i quali lo Stato cerca di accompagnare la trasformazione del settore, pur senza eliminare i problemi strutturali che continuano a caratterizzare molte imprese editoriali.

Per la Cgil, il contributo ottenuto rappresenta certamente un sostegno importante, ma non sufficiente a compensare perdite che rimangono nell’ordine di diversi milioni di euro. Il vero nodo resta quindi la capacità della società editoriale di raggiungere nel tempo un equilibrio economico stabile, riducendo la distanza tra ricavi e costi di gestione.

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