L’olio extravergine made in Italy mostra parecchie fragilità

L’olio extravergine made in Italy mostra parecchie fragilità

Alle soglie della nuova campagna olivicola il comparto mostra tutte le sue fragilità.

Un comunicato stampa essenziale, diretto, diffuso a inizio mese, un mese di vacanza per molti, ma non per agricoltori ed olivicoltori. Una richiesta di aiuto che diviene una lettera a firma Coldiretti, Unaprol e FOA Italia in una lettera inviata al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, per fronteggiare una fase particolarmente delicata dell’intera filiera olivicola. Al centro della missiva una constatazione: le consistenti giacenze di olio extravergine e vergine italiano presenti in alcuni depositi stanno irrigidendo il mercato e possono aggravare una situazione già segnata dall’aumento dei costi di produzione. Serve liquidità alle imprese e va difeso il valore dell’olio extravergine 100% italiano.

I più bisognosi ricevano un olio extravergine italiano

Da qui la proposta e richiesta: è necessario attivare con urgenza un bando per l’acquisto di olio extravergine d’oliva 100% italiano destinato agli indigenti, accompagnandolo però da controlli innovativi e rigorosi sull’origine del prodotto e sui centri di stoccaggio che detengono giacenze di autentico extravergine nazionale.

Serve una riforma della filiera

Negli stessi giorni, dalla Puglia e dalla Calabria, due regioni che per quantità, producono oltre la metà dell’olio italiano, era arrivata al Masaf la richiesta di riconoscere lo stato di crisi del comparto Olivicolo. Una situazione definita come ‘drammatica’ da diverse organizzazioni agricole, come Cia-Agricoltori italiani, che già a giugno, alla Fiera del Levante di Bari, aveva richiesto «misure urgenti di riforma della filiera» con il superamento di «contrattazioni occasionali e frammentate».

Mobilitazione settore olivicolo – fonte: Ufficio Stampa Coldiretti Calabria

Salvaguardare il Made in Italy

Nel testo inviato al Ministero c’è anche un richiamo importante a salvaguardare qualità e immagine del prodotto made in Italia oltre alla richiesta di maggiori controlli «sulla italianità del prodotto», per distinguerlo da miscele di bassa qualità. A inizio anno, l’ultimo bollettino di “Frantoio Italia” pubblicato sul sito del ministero dell’Agricoltura riportava come oltre la metà delle giacenze fosse costituito da olio importato da Paesi Ue ed extra Ue.

No alle sofisticazioni

«Prosegue la nostra battaglia contro chi inganna i consumatori con prodotti decolorati, addizionati con clorofilla o ottenuti da miscele spacciate come italiano», afferma Coldiretti Calabria in un altro comunicato stampa: «Abbiamo chiesto l’attivazione immediata di un bando per destinare l’olio extravergine 100% italiano agli indigenti. Un intervento utile per alleggerire le giacenze, ma solo se accompagnato da verifiche severissime contro le frodi».

Una richiesta di aiuto contro i sistemi mafiosi

E sempre dalla Calabria arriva la richiesta di aiuto anche contro sistemi ‘mafiosi’ di gestione delle risorse agricole, più pesantemente presenti in alcune aree del Paese. Si legge nel testo come l’organizzazione respinga ogni tentativo di scaricare sui produttori agricoli le conseguenze delle difficoltà commerciali generate dalle speculazioni. «Nessuno utilizzi gli olivicoltori come scudi umani, minacciando di non ritirare le olive della prossima campagna per risolvere problemi causati da trafficanti e loro sodali». In Calabria, seconda regione italiana per produzione olivicola, il comparto interessa circa 84 mila aziende, si estende su oltre 180 mila ettari, conta circa 25 milioni di piante e oltre 100 varietà di olive, con una forte vocazione al biologico e produzioni certificate da tre Dop e una Igp.

Le moderne tecnologie a supporto dei controlli di qualità

La proposta contenuta nel testo di Coldiretti, Unaprol e FOA Italia propone al fine di scovare truffe e tutelare la qualità, l’impiego di tecnologie avanzate, come risonanza magnetica, analisi isotopiche e mappatura genetica, oltre all’integrazione delle banche dati e al potenziamento della rete dei laboratori. «Solo così una misura di solidarietà sociale potrà trasformarsi anche in un concreto sostegno al settore, impedendo che qualcuno tenti di utilizzare canali pubblici per collocare prodotti di dubbia origine e qualità. Continuiamo a difendere gli olivicoltori italiani e quella parte della filiera che investe in trasparenza, tracciabilità e qualità».

Il rischio che molti non raccolgano

Secondo una recente inchiesta apparsa su La Repubblica al 31 luglio erano registrati in giacenza nei frantoi italiani 158.715 tonnellate di olio extravergine di oliva sfuso, che unito alle 26.657 di olio confezionato arriva quasi ai due terzi della produzione della campagna dell’anno scorso, 300 mila tonnellate.

Il rischio denunciato da Confagricoltura, Unapol e Assofrantoi è che troppi produttori decidano di lasciare le olive di quest’anno sugli alberi, «non essendovi la certezza di poter collocare il prodotto sul mercato né di coprire i costi di produzione» ormai alle stelle col gasolio che serve a tutti i mezzi agricoli,  sopra i 2 euro al litro e l’energia elettrica che muove i frantoi ai massimi storici.

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