È tempo di raccolta, in campagna è crisi di manodopera

È tempo di raccolta, in campagna è crisi di manodopera

Da Nord a Sud, si allunga l’ombra della malavita e dello sfruttamento su vendemmia e raccolta delle olive.

Le campagne Italiane, da sud a nord sono in piena crisi per la carenza di manodopera, così molte piccole produzioni, ma anche quelle più grandi, hanno visto un’altra stagione di vendemmia e, in questi giorni si apprestano alla raccolta delle olive. Scenari diversi ma risultati uguali. In Toscana, quello che fino a poco più di un decennio fa era il classico lavoro di fine estate per molti studenti della provincia, un modo per guadagnare qualche soldino per l’inverno, prima del rientro a scuola o all’Università, oggi viene sistematicamente evitato dai giovani del posto.

Carovita e la scelta dell’estero

La ragione principale di questo progressivo allontanamento sembrerebbe principalmente economica. Le retribuzioni agricole sono rimaste sostanzialmente ferme mediamente tra gli € 7,50 e gli € 8,50 netti all’ora per livelli di ingresso nel contratto di riferimento. Cifre che i giovani locali ritengono ormai del tutto insufficienti a fronte di un lavoro fisicamente molto pesante.  Non sono pochi i ragazzi della Regione che partono per fare la vendemmia in Francia e raccogliere le olive in Spagna, attratti da una combinazione di fattori introvabile in Italia, come i Salari minimi garantiti nettamente più alti di quanto viene offerto in media in Italia. Piacciano anche i Benefit aziendali diffusi, come il vitto e l’alloggio inclusi nella trasferta. C’è anche chi punta ancora più lontano e sceglie invece l’Australia, sfruttando i visti per coprire le stagioni di raccolta nell’altro emisfero, dove i salari e le tutele per i lavoratori stagionali offrono margini di risparmio probabilmente impensabili nelle campagne maremmane.

Dalla flessibilità al nero, non più voucher

La crisi è iniziata ‘lontano’, si può più o meno centrare a dopo il 2012 e il 2015, quando il lavoro dei giovani nelle vigne era trainato dal sistema dei vecchi voucher, buoni lavoro. Il funzionamento era semplicissimo ed estremamente rapido: il viticoltore comprava i pacchetti di buoni e, poco prima di mandare il ragazzo nel filare (ma anche dopo), bastava un rapido Sms all’Inps con i dati fiscali e l’orario di inizio prestazione per essere al 100% in regola. Il reddito da voucher non si sommava ai redditi familiari e non gravava sul modello 730 dei genitori, salvaguardando le detrazioni fiscali. Oggi i contratti occasionali impongono comunicazioni preventive rigidamente legate alla persona e vincoli burocratici stringenti. Una “complicazione” tecnica che ha scoraggiato piccoli datori di lavoro, preferendo abbandonare lo strumento.

Col cambiamento climatico poi, le vendemmie, sono sempre più anticipate alla metà o alla fine di agosto, sovrapponendosi al picco delle vacanze estive o delle sessioni d’esame dei ragazzi. Per le olive sempre di più l’avvio della raccolta cade a inizio anno scolastico. La tecnologia ha fatto il resto, investimenti in nella raccolta meccanizzata delle uve, riduzione delle squadre di raccoglitori manuali, ancora di più per le olive.

Dal punto di vista dei datori di lavoro, l’aumento fuori controllo dei costi di produzione, tra vetro, energia, logistica, a fronte di un ribasso dei prezzi delle uve e dell’olio, ha così spalancato la porta a scappatoie contrattuali grigie o a derive illegali. L’abuso degli stage, con i quali i giovani, in particolare gli studenti di agraria o enologia, hanno testimoniato in varie località d’Italia e su varie testate di trovarsi a lavorare a tempo pieno in cantina durante la vendemmia sotto forma di tirocini curriculari o extracurriculari, a fronte di rimborsi spese minimi se non nulli. La carenza di manodopera italiana nelle vigne del made in Italy non ha fermato la produzione del vino, ma ha appaltato il sacrificio a terzi e il guadagno al caporalato. Un ricorso a manodopera straniera guidato da mere dinamiche di profitto, dove il bracciante straniero ricattabile, spesso privo di documenti stabili, che accetta tariffe da fame pur di lavorare.

Quando la vendemmia da scandalo

All’altro capo dello stivale, nella ricca Alba, dove vengono prodotti vini d’eccellenza, che insieme ad alcuni Toscani possono essere, senza tema di smentita, considerati tra le bottiglie più note e meglio pagate, un rapporto della Caritas di Alba, presentato in questi giorni, dal titolo “L’altra vendemmia”, ha fatto tremare molti imprenditori e scandalizzato. Secondo i dati raccolti oltre 6mila lavoratori, di cui 3mila stagionali, non hanno tutele per la vendemmia. Una fotografia impietosa degli “invisibili” che quest’anno durante la vendemmia sono diventati visibili, accampati, di notte, per le strade dei nuclei urbani per dormire. Secondo il rapporto in una delle aree d’eccellenza della vitivinicoltura nazionale sono stati contati «16 insediamenti di fortuna» tra parchi, giardini, garage e seminterrati, sottopassi cittadini e sottoponti. «Luoghi improvvisati – sottolinea Caritas – sporchi e malsani, senza disponibilità di servizi igienici, acqua potabile e corrente elettrica». L’alternativa erano impraticabile per molti, posti letto in alloggi sovraffollati da pagare fino a 300 euro mensili. Solo la punta di un iceberg secondo le stime di Caritas che ritiene di aver fatto emergere meno del 5% dei lavoratori coinvolti. Quella del 2026 viene sottolineato nel testo, «è stata una vendemmia da record per violazioni e ingiustizie». Secondo la CISL locale «Alcune coop pagano quattro o cinque euro l’ora, altre anche meno mentre con un contratto regolare la paga dovrebbe essere da circa 8 a 12 euro lordi. Il problema però non è solo la paga oraria, ma i contratti fasulli oppure non rispettati». Nel rapporto si specifica la presenza comunque di aziende serie e il non voler generalizzare. Intanto però i numeri purtroppo ci parlano di uno scenario un po’ diverso. Dopo le polemiche infatti, l’ispettorato del Lavoro tra i vigneti di Langhe e Roero ha ampliato i controlli e fatto registrare un bilancio impietoso quello delle verifiche svolte durante l’ultima vendemmia registrando come irregolare l’80% della manodopera. Nel corso dell’anno nel settore agricolo dell’area delle Langhe e del Roero sono stati controllate 67 aziende, individuati 31 lavoratori in nero, contestate 100 violazioni e sospese 9 attività imprenditoriali. Sul fronte della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, i militari e gli ispettori hanno contestato 100 violazioni riguardanti la mancata redazione del documento di valutazione dei rischi, l’assenza di sorveglianza sanitaria, la mancata consegna dei dispositivi di protezione individuale, gravi carenze formative e l’inidoneità dei locali. In 9 casi è scattata la sospensione dell’attività imprenditoriale per l’impiego di manodopera non regolamentata o per gravi carenze sulla sicurezza. I controlli proseguono ed ora tocca alla raccolta delle olive. Chissà quali saranno i dati e i risultati dei nuovi controlli.

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