Critica si, pubblica offesa e oscenità no. I social sono la nuova Piazza

Critica si, pubblica offesa e oscenità no. I social sono la nuova Piazza

La Corte Europea dei diritti dell’uomo con la sentenza del 19 maggio, in merito al ricorso 41585/83 ha tracciato un confine netto e probabilmente epocale sulle azioni, molestie, oscenità e violenze verbali che avvengano in spazi ‘virtuali’ ed ha precisato come la nozione di spazio pubblico includa il cyberspazio, tutti i i social media, il web ed i blog.

La vicenda sottoposta alla Corte di Strasburgo

Nella vicenda esaminata, un attivista georgiano aveva criticato le decisioni dei politici del comune di Tblisi.  La Città non è una qualsiasi, infatti Tbilisi è la capitale e la maggiore città della Georgia, già in passato capitale della Repubblica Socialista Sovietica Georgiana e della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Transcaucasica. Posta sulle rive del fiume Kura, la città si estende su un’area di 726 km² e conta quasi 1milione e 200mila abitanti. Le feroci e volgarissime critiche avevano preso di mira una importante riforma dei trasporti pubblici per migliorare le infrastrutture a vantaggio dei pedoni e soprattutto dei ciclisti. A dire del critico politico, però, le corsie venivano usate in modo privilegiato da alcuni esponenti pubblici per fare i propri comodi. L’uomo aveva poi montato un video su TikTok con affermazioni oscene nei confronti del sindaco e di altri amministratori che, in breve tempo, era diventato virale.  A tutela delle Istituzioni cittadine era stato avviato un procedimento amministrativo nei suoi confronti per motivi di ordine pubblico, chiuso con l’elevazione di una multa a suo carico.

Libertà d’espressione non è libertà di insulto

Ma il critico attivista non si è arreso e convinto di essere nel giusto, avvia un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.  A suo avviso nei suoi riguardi si è messa in atto una violazione dell’articolo 10 sul diritto alla libertà di espressione anche nel caso di messaggi e video simili a quelli da lui condivisi.

Dalla Corte Europea arriva una posizione precisa e contraria al ricorso. Secondo i giudici di Strasburgo la misura nazionale non rappresentava un’ingerenza nella libertà di espressione prevista, però, dalla legge, anche se le regole interne non facevano espresso riferimento allo spazio digitale. La nozione di luogo pubblico, infatti, include lo spazio cibernetico così come le piattaforme online, i social network e i blog.

Nella sentenza si legga come “Non è necessario che la legge interna indichi espressamente questi nuovi ambiti perché il mondo digitale vi rientra in modo automatico e, così, le restrizioni previste per il materiale cartaceo o televisivo valgono anche per il cyberspazio.”

La motivazione

L’esame del ricorso effettuata sui testi e sulle immagini del messaggio, ha rilevato che non si trattava di un testo di satira o critica politica. Inoltre visto il contesto culturale e linguistico del Paese in questione, non esisteva alcuna esigenza reale di utilizzare un vocabolario tanto estremo per esprimere un dissenso politico né è stata rilevata alcuna esigenza linguistica che rendesse necessario usare espressioni così volgari.  La Corte ha riconosciuto che la limitazione prevista dalla legge nazionale che impone decoro negli spazi aperti ai cittadini, fosse pienamente applicabile al contesto digitale seppure non esplicitamente riferita a questo, ma genericamente a luoghi pubblici.

Nel valutare i testi, Strasburgo, ha inoltre esplicitato come non sia assolutamente sufficiente l’espediente adottato dall’avvertenza che capeggiava sulla propria pagina web annunciando che ‘Qui sarà usato un linguaggio osceno’. Su questo si è incentrata forse il principale ammonimento e diniego della Corte EU. Il creator digitale che posti un qualsiasi contenuto ha il dovere assoluto di adottare accorgimenti pratici e idonei per bloccare l’accesso a soggetti più fragili e sensibili, come i minori. Nessuno ha il permesso di derogare tale il controllo agli algoritmi impostati dalla piattaforma, ma vanno messi in atto comportamenti a tutela di questi soggetti oltre alle le funzioni specifiche che vietano la visione ai bambini. È stata proprio per questa grave mancanza di precauzioni verso il pubblico di internet a far valutare la limitazione imposta dallo Stato come misura totalmente legittima.

Il web è come la piazza centrale della Città

Nessuno spazio web sfugge alle leggi che regolano la convivenza civile nelle strade. Chi pubblica contenuti volgari e offensivi risponde delle proprie azioni in modo diretto. Il diritto di criticare le scelte di chi governa incontra un limite invalicabile nel rispetto altrui. Le piattaforme non offrono uno scudo all’impunità. Se usi parole oscene, lo Stato ha il potere di sanzionarti. Questa norma è applicata a tutti indistintamente e a nulla vale nascondersi dietro la scusa della satira, così hanno deciso i magistrati europei che hanno azzerato questa falsa certezza proprio con la sentenza della Corte Edu, 19 maggio, ric. 41585/83. È importante dunque ribadire come la libertà di espressione non rappresenti un lasciapassare per le offese, il confine che segna lo stop è l’inizio l’aggressione verbale, come afferma la sentenza con chiarezza, la libertà di espressione non tutela gli insulti e le oscenità gratuite.

Molto positiva la posizione della Corte di Strasburgo anche rispetto all’atteggiamento del governo nazionale. In definitiva i giudici nazionali hanno applicato una multa minima senza eliminare il video e senza impedire all’attivista di continuare a criticare i politici, i magistrati hanno quindi bocciato il ricorso dell’attivista e hanno promosso l’operato delle autorità nazionali. A conclusione è bene ricordare l’altra pietra miliare della sentenza che dichiara come la legge interna di un Paese non abbia alcuna necessità di menzionare in modo esplicito questi nuovi ambiti tecnologici. Il concetto di spazio pubblico abbraccia in modo automatico il dominio di internet. Le restrizioni previste per la stampa cartacea o per le trasmissioni televisive valgono in modo identico per internet.

Lascia un commento

Inserisci il risultato.