Il bollo sparisce, il conto no: 1,46 miliardi del PNRR per l’esenzione

Il bollo sparisce, il conto no: 1,46 miliardi del PNRR per l’esenzione

L’esenzione del bollo auto dal 2027 grazie ai fondi del PNRR ha un lato decisamente meno rassicurante di quello raccontato. Dall’anno prossimo milioni di automobilisti potranno non versare la tassa automobilistica su un veicolo, ma il relativo costo non evaporerà insieme al pagamento.

Una parte gigantesca del conto verrà semplicemente spostata altrove: 1,46 miliardi di euro arriveranno infatti dalle economie maturate nell’attuazione del PNRR.

È qui che la vicenda cambia completamente prospettiva. Non siamo davanti a denaro sottratto clandestinamente a cantieri aperti o a opere ancora finanziate: sarebbe una ricostruzione scorretta. Si tratta di somme che, secondo le norme, non risultano più necessarie al raggiungimento degli obiettivi europei e possono quindi essere recuperate. Ma proprio per questo la domanda diventa eminentemente politica: una volta liberate quelle risorse, era davvero questa la scelta migliore?

Bollo auto 2027 e PNRR : l’esenzione costa oltre 2,3 miliardi

Il decreto-legge 162 del 17 settembre 2026 prevede per il solo 2027 l’esenzione dalla tassa automobilistica relativa a un veicolo per persona fisica. Per le automobili il limite è fissato a 80 kW di potenza; per motocicli e ciclomotori valgono regole specifiche. Non è previsto, invece, un limite ISEE che selezioni il beneficio sulla base della reale situazione economica del proprietario.

Secondo i calcoli contenuti nella relazione tecnica parlamentare, la perdita complessiva di gettito raggiunge circa 2,362 miliardi di euro. Alle Regioni e alle Province autonome viene riconosciuto un trasferimento compensativo da 2,2935 miliardi, determinato tenendo conto delle particolarità del sistema tributario di alcuni territori.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha inoltre calcolato una platea potenziale di 24.608.867 persone. Un numero enorme, che aiuta a comprendere la dimensione politica dell’operazione.

C’è anche un altro modo per osservare la cifra. Dividendo, a puro titolo indicativo, i 2,2935 miliardi destinati alla compensazione per i circa 24,6 milioni di potenziali beneficiari, si ottiene un valore nell’ordine di 93 euro per persona. Naturalmente non è questo lo sconto effettivamente riconosciuto a ciascun automobilista, che dipende dal veicolo e dalla tassazione applicabile. Serve però a rendere visibile il rapporto tra l’enorme impegno di finanza pubblica e il beneficio diffuso che si vuole produrre.

In altre parole, miliardi di euro vengono mobilitati per creare un vantaggio certamente gradito, immediatamente percepibile e politicamente molto comunicabile, ma destinato per ora a durare una sola annualità.

La parte più scomoda: da quali investimenti arrivano quei soldi

È leggendo l’allegato tecnico del provvedimento che il bollo auto 2027 assume una fisionomia molto più controversa. Perché quelle economie non vengono da un indistinto contenitore chiamato PNRR. Hanno un nome e un’origine precisa.

Tra le misure che hanno prodotto risorse non più necessarie figurano, per esempio, 179 milioni dalle infrastrutture digitali, 289,1 milioni dagli interventi sul 5G, 67,3 milioni da “Scuola Connessa”, 112,9 milioni dalla realizzazione e dall’ammodernamento degli impianti per la gestione dei rifiuti e 43,3 milioni dalle misure per la riduzione del rischio di alluvione e del dissesto idrogeologico.

E ancora: compaiono economie relative alla ricerca, alla digitalizzazione della Pubblica amministrazione, ai porti verdi, alle infrastrutture innovative, alla formazione, ai parchi nazionali e perfino 76,2 milioni provenienti dalla misura rafforzata per il rinnovo del parco di veicoli privati e commerciali leggeri con mezzi elettrici.

Il punto non è sostenere che questi interventi siano stati cancellati. Le economie, per definizione, emergono da somme non più necessarie per conseguire gli obiettivi rendicontati. Sarebbe quindi improprio affermare che l’esenzione dal bollo stia materialmente togliendo denaro a una scuola da collegare o a un’opera contro le alluvioni.

Ma resta un paradosso politico difficile da ignorare. Risparmi prodotti da capitoli nati per digitalizzazione, ricerca, ambiente, innovazione e transizione vengono trasformati in copertura per una riduzione fiscale temporanea. È perfettamente possibile sul piano contabile. È molto meno neutrale sul piano delle priorità.

Il PNRR nato per trasformare il Paese diventa una cassaforte da aprire?

Next Generation EU nasceva dentro una promessa molto precisa: utilizzare una quantità irripetibile di risorse per produrre cambiamenti che il bilancio ordinario dello Stato, da solo, difficilmente sarebbe riuscito a finanziare con la stessa intensità. Digitalizzazione, infrastrutture, transizione ecologica, istruzione, capacità amministrativa, ricerca.

Un’esenzione fiscale annuale risponde a una logica diversa. Non lascia automaticamente una rete più moderna, un servizio pubblico migliore o un’infrastruttura aggiuntiva. Aumenta il reddito disponibile di chi ne beneficia, certamente. Ma una volta terminato il 2027, se la misura non sarà rifinanziata, l’effetto scomparirà insieme alla copertura.

Ed è questa la questione che rischia di essere nascosta dalla narrazione più semplice: i soldi “avanzano”, dunque vengono utilizzati. In realtà il denaro pubblico non avanza mai in senso politico. Quando una risorsa torna disponibile, si apre nuovamente una scelta tra destinazioni concorrenti.

Si poteva puntare su nuovi investimenti? Sulla riduzione del debito? Su interventi ambientali? Sul trasporto pubblico? Sulla scuola? Su una riduzione fiscale maggiormente selettiva? Sono domande legittime. La risposta adottata dal Governo è stata diversa: utilizzare anche 1,46 miliardi delle economie PNRR nel 2027 all’interno della copertura del provvedimento che contiene l’esenzione.

Niente ISEE e nessun vero legame con le emissioni

C’è poi un problema di costruzione della misura. Il beneficio non è condizionato al reddito. Significa che la situazione economica del proprietario non costituisce il criterio utilizzato per distinguere chi abbia maggiore necessità dell’agevolazione.

La soglia degli 80 kW produce certamente una selezione indiretta, escludendo molte automobili di maggiore potenza. Ma potenza e capacità economica non coincidono. Una famiglia con redditi bassi e un determinato veicolo può trovarsi esclusa, mentre un contribuente con reddito elevato che possiede una seconda auto compatibile con i requisiti può rientrare nella platea secondo le regole previste per il veicolo agevolabile.

Non solo. La misura non è costruita intorno all’età dell’auto, alle sue emissioni oppure alla sua sostituzione con un mezzo più efficiente. Ed è proprio questo aspetto ad aver attirato le osservazioni della filiera automobilistica: l’UNRAE ha chiesto che un impegno finanziario di queste dimensioni venga inserito in una strategia capace di favorire decarbonizzazione, sicurezza e rinnovo del parco circolante.

È difficile non vedere la contraddizione. Si utilizzano anche economie maturate in capitoli della transizione ecologica e dell’innovazione per finanziare un’agevolazione che, in sé, non impone alcuna trasformazione ambientale del comportamento del beneficiario.

Otto revisioni e un PNRR sempre più difficile da seguire

La vicenda sarebbe già significativa da sola. Diventa ancora più delicata se collocata dentro la lunga metamorfosi del Piano italiano. Secondo il monitoraggio indipendente di Openpolis, dalla sua nascita il PNRR è stato sottoposto a otto revisioni. Soltanto l’ultima ha interessato 131 scadenze riconducibili a 118 misure.

Modificare un programma di questa complessità non rappresenta automaticamente un fallimento. Inflazione, aumento dei costi, problemi negli approvvigionamenti, ritardi amministrativi e nuove condizioni economiche possono rendere inevitabile una revisione.

Il problema nasce quando seguire il percorso del denaro diventa sempre più difficile per un normale cittadino. Openpolis dispone di informazioni dettagliate su 291.387 progetti e, sulla base dei dati pubblicati relativi alla metà di giugno, il 58,1% degli interventi monitorabili risultava ancora in corso.

Proprio mentre il Paese cerca di capire che cosa sia stato realmente completato, quali risultati siano stati raggiunti e quale impatto resterà dopo la fine del programma europeo, una parte delle economie entra nel bilancio dello Stato e cambia funzione.

È qui che la trasparenza dovrebbe diventare quasi ossessiva: non basta comunicare che esistono 1,46 miliardi disponibili. Bisognerebbe rendere immediatamente comprensibile da quali misure provengono, perché sono avanzati, quale risultato sia stato comunque raggiunto e perché la nuova destinazione sia stata giudicata preferibile alle alternative.

Bruxelles non vieta l’operazione, ma questo non chiude il dibattito

Un’obiezione va affrontata apertamente: utilizzare queste economie è possibile? La risposta, allo stato delle informazioni disponibili, non consente di costruire uno scandalo giuridico.

Il sistema del Recovery and Resilience Facility è infatti basato principalmente sul raggiungimento di milestone e target, non sulla semplice rendicontazione euro per euro tipica di altri programmi europei. Anche dalla Commissione europea è arrivato il riconoscimento dell’esistenza di un margine di gestione della liquidità quando gli obiettivi concordati sono stati conseguiti spendendo meno del previsto.

Bruxelles potrà comunque valutare la misura nel più ampio quadro di coordinamento delle politiche economiche. Ma il punto più interessante resta un altro: legalità contabile e qualità della politica economica sono due concetti differenti.

Una scelta può essere tecnicamente ammissibile e contemporaneamente discutibile nelle sue priorità. Anzi, è proprio quando non esiste un evidente problema di legittimità che il confronto dovrebbe concentrarsi sull’opportunità.

Il bollo viene cancellato, ma il conto non scompare

La comunicazione politica ha un vantaggio enorme quando parla di tasse: può mostrare immediatamente ciò che il cittadino non pagherà. È molto più difficile mostrare ciò che lo Stato dovrà utilizzare per consentirgli di non pagarlo.

Il bollo auto PNRR 2027 funziona esattamente così. Per una parte degli automobilisti la voce scompare dal portafoglio. Nei conti pubblici, invece, il suo costo rimane perfettamente visibile.

E soprattutto rimane una domanda che non dovrebbe essere archiviata come tecnicismo: che cosa vogliamo fare delle risorse straordinarie quando diventano disponibili?

Il PNRR era stato presentato come l’occasione per cambiare strutturalmente il Paese. Se nella sua fase finale una parte delle economie viene progressivamente trattata come una riserva dalla quale estrarre coperture per misure di breve periodo, il rischio non è necessariamente quello di violare le regole europee. È qualcosa di più sottile: ridurre lentamente un progetto di trasformazione a una grande operazione di contabilità pubblica.

Per questo il vero scandalo non consiste nel dire, impropriamente, che qualcuno abbia sottratto 1,46 miliardi a opere ancora da realizzare. La questione seria è un’altra, ed è documentata: risorse straordinarie generate da investimenti straordinari vengono utilizzate per finanziare un beneficio fiscale temporaneo, non selezionato per reddito e non collegato direttamente alla transizione ambientale.

Nel 2027 molti automobilisti potranno quindi festeggiare una tassa in meno. Ma qualcuno quel conto lo sostiene comunque. Si chiama bilancio pubblico. E dietro quel bilancio ci sono sempre le stesse persone alle quali, poche righe prima, era stato annunciato di aver fatto risparmiare denaro.

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