Dal loro arrivo sul mercato più ‘popolare’ i dati di acquisto delle bici elettriche hanno visto numeri importanti. Tutti ricorderemo come i primi incentivi pubblici risalgano al momento pandemico e post pandemico, immaginati per far ripartire un mercato in stasi da tempo.
Il trend di crescita di questi veicoli sembra però ancora essere nella fase di incremento, complice anche, probabilmente, la stretta al mercato dei più economici monopattini, che tartassati però da targhino e soprattutto assicurazione obbligatoria, sembrano ormai essere stati abbandonati dai più.
ul fronte delle vendite, Gli ultimi dati di Confindustria Ancma, l’associazione dei produttori di biciclette e motocicli, segnano dei numeri interessanti seppure in decremento, con un più 256mila e-bike nuove nel 2025, ed un -7% rispetto alle 274mila vendite registrate nel 2024. Le bici elettriche costituiscono oggi circa un 20% di tutte le biciclette vendute nel Paese, considerandone il costo molto più elevato, un dato di tutto rispetto.
Secondo le stime diffuse da Fiab e Assoutenti in Italia soltanto negli ultimi cinque anni sono state messe in circolazione per le strade circa 1,8 milioni di e-bike, un aumento del 50%. Molti di questi mezzi vengono utilizzati per gli spostamenti quotidiani da chi deve raggiungere ampie distanze ma anche da molti lavoratori come i rider, che fanno consegne a domicilio.
A favorire la crescita di questo segmento di mercato è innegabile abbiano contribuito anche, come già accennato, gli incentivi pubblici, che continuano ad essere attivi, seppure variano a seconda del territorio, regionale, comunale, la tipologia di bike scelta con maggiori incentivi a quelle ‘cargo’ per il trasporto merci in ottica di un ampliamento della mobilità green a impatto zero soprattutto nelle grandi città e nelle zone molto trafficate.
I dati tecnici
A livello tecnico e tecnologico, per essere considerata una normale bicicletta, una e-bike deve avere alcune specifiche caratteristiche. Il motore elettrico può raggiungere la potenza nominale continua massima di 250 watt per le biciclette elettriche o a pedalata assistita più ‘classici’ con la soglia che sale a 500 watt per i velocipedi adibiti al trasporto di merci e conformi ai requisiti previsti dalla legge. Il supporto del motore sulla pedalata e sulla marcia deve diminuire progressivamente e interrompersi quando la bicicletta raggiunge i 25 chilometri orari, oppure appena il conducente smetta di pedalare. È consentito anche un comando che gli permetta di funzionare senza pedalata, ma soltanto fino a 6 chilometri orari, per agevolare lo spostamento della bicicletta a bassa velocità.
Accade molto spesso però di vedere questi mezzi sfrecciare ad alta velocità, ancora più visibile quando questi percorrono piste ciclabili, con rischi dovuti all’attraversamento di pedoni o al contatto con mezzi che procedono a velocità più moderate o bambini. Per queste motivazioni molti Comuni italiani stanno intensificando i controlli sulle biciclette elettriche e in molti comuni e piazze pubbliche sono comparsi i “bicivelox” per individuare i mezzi modificati che superano i limiti di legge. Si tratta di veri e propri ‘tapis roulant’ portatili, simili a quelli che si utilizzano per allenarsi in palestra, che testano la potenza del motore e la velocità massima raggiunta delle e-bike. A quanto trapela dalle prime rilevazioni, effettuate su grandi città come Roma, Firenze, Milano ma anche Parma, ad esempio, i risultati sono stati davvero importanti, secondo la nota trasmessa da Fiab e Assoutenti, in alcune città otto e-bike controllate su dieci sono risultate irregolari, in molti casi con serie irregolarità.
L’articolo 50 del Codice della strada
Le biciclette elettriche a pedalata assistita devono rispettare i limiti contenuti e specificati all’articolo 50 del Codice della Strada che contiene appunto le norme di riferimento e dove è indicato come il motore debba aiutare il ciclista mentre pedala, senza sostituirsi completamente alla sua forza. Quando questi requisiti vengono meno a casua di manomissioni o ad esempio, installazioni di acceleratori e di dispositivi illegali, il mezzo può diventare di molto più veloce e pericoloso sia per chi lo guida che per gli altri mezzi sulle strade. È chiaro che oltre certi limiti il Codice della strada stabilisca come il mezzo non possa più essere considerato una normale bicicletta e ricade nella categoria dei ciclomotori e quindi sarebbe tenuto a rispettare gli obblighi previsti per questa categoria di veicoli, tra cui certificato di circolazione, targa, assicurazione, casco omologato e patente adeguata.
Le violazioni dell’articolo 50 prevedono una multa da 845 a 3.382 euro per chi effettua modifiche che aumentano la potenza o la velocità oltre i limiti consentiti. A queste possono aggiungersi altre sanzioni, come abbiamo visto, commisuratati per la mancanza di assicurazione o l’assenza di documenti necessari. La somma di più violazioni può ovviamente far crescere notevolmente l’importo complessivo delle multe, nei casi più gravi, a 15mila euro. e portare anche al sequestro del veicolo.