Multe per chi attraversa fuori dalle strisce: il conto è già aperto

Multe per chi attraversa fuori dalle strisce: il conto è già aperto

Attraversare fuori dalle strisce può costare una multa già oggi. Non serve attendere il nuovo Codice della strada per scoprire che anche i pedoni hanno obblighi precisi e possono essere sanzionati. La riforma approvata in via preliminare dal Governo il 13 ottobre 2026 promette però di complicare ulteriormente il quadro, introducendo divieti più dettagliati e importi differenziati in base alla pericolosità del comportamento.

Ma il problema più serio potrebbe emergere dopo un investimento, quando una scelta compiuta in pochi secondi rischia di pesare sull’attribuzione delle responsabilità e sul risarcimento dei danni.

La questione, insomma, va ben oltre la possibilità di ricevere un verbale mentre si attraversa la strada. Il confine tra imprudenza individuale e responsabilità dell’automobilista diventa sempre più importante, soprattutto in città progettate prevalentemente intorno al traffico dei veicoli. Ed è proprio qui che la nuova disciplina solleva un interrogativo: rendere più rigorosi gli obblighi di chi cammina significa davvero costruire strade più sicure?

Attraversare fuori dalle strisce: quando la multa esiste già

Cominciamo dalla normativa attualmente applicabile. L’articolo 190 del Codice della strada prevede che, quando sono disponibili attraversamenti pedonali, sottopassaggi o sovrappassaggi, chi si muove a piedi debba utilizzarli.

Non si tratta di un semplice consiglio di buona educazione stradale. La violazione può comportare una sanzione amministrativa compresa tra 26 e 102 euro, secondo gli importi vigenti alla fine di ottobre 2026.

Esistono naturalmente delle eccezioni. Se non sono presenti infrastrutture dedicate oppure quelle esistenti si trovano a più di cento metri dal punto in cui ci si trova, è consentito attraversare altrove, rispettando precise condizioni di prudenza.

Questo significa che non ogni passaggio lontano dalle linee bianche costituisce automaticamente un’infrazione. La legge distingue tra chi ignora un attraversamento disponibile e chi, semplicemente, non ne ha uno ragionevolmente vicino secondo il criterio fissato dalla norma.

Neppure in quest’ultimo caso, tuttavia, il pedone può muoversi liberamente. Deve attraversare perpendicolarmente rispetto alla carreggiata, prestare la necessaria attenzione e dare la precedenza ai veicoli in transito.

È una distinzione fondamentale, spesso assente nelle ricostruzioni più allarmistiche: camminare fuori dalle strisce non equivale sempre a violare il Codice, ma comporta obblighi che non possono essere ignorati.

I cento metri non sono un lasciapassare: la novità della riforma

Il nuovo testo mantiene il criterio della distanza, ma ne delimita più dettagliatamente l’applicazione. Il riferimento è l’articolo 64 dello schema di decreto legislativo, dedicato ai comportamenti dei pedoni e degli automobilisti.

La soglia dei cento metri rimane un elemento centrale. Se le strisce sono più vicine, in linea generale bisogna raggiungerle. Se sono più lontane, l’attraversamento in un punto diverso può essere ammesso, a condizione che non ricorra uno specifico divieto.

È soprattutto quest’ultima precisazione a cambiare la prospettiva.

Una persona potrebbe trovarsi a notevole distanza dal passaggio pedonale e non essere comunque autorizzata ad attraversare dove preferisce. Lo schema prevede infatti limitazioni particolari per rotatorie, intersezioni, piazze e strade con carreggiate separate da barriere.

Nelle rotatorie, per esempio, l’eventuale presenza di attraversamenti dedicati renderebbe vietato il passaggio in altri punti anche quando le strisce si trovano oltre la distanza ordinariamente considerata.

Non sarebbe dunque sufficiente sostenere di aver evitato una lunga deviazione. La particolare conformazione della strada assumerebbe un peso decisivo.

Il principio può apparire ragionevole dal punto di vista della prevenzione degli incidenti. Resta però un problema pratico: non tutte le città offrono percorsi pedonali continui, accessibili e facilmente individuabili.

Una distanza formalmente breve può trasformarsi in un tragitto complicato quando mancano marciapiedi, sono presenti ostacoli o le infrastrutture costringono a percorsi tortuosi. La normativa misura i comportamenti individuali, ma la qualità degli spazi pubblici continua a condizionarli.

Multe ai pedoni da 25 a 320 euro: quali attraversamenti saranno puniti

La tabella sanzionatoria allegata alla riforma permette di individuare con maggiore precisione gli importi proposti. Non esisterebbe una cifra unica per ogni attraversamento irregolare: la gravità della condotta determinerebbe fasce economiche differenti.

La violazione dell’obbligo di utilizzare le strisce, quando presenti entro la distanza prevista, sarebbe punita con una multa da 25 a 100 euro. Lo stesso intervallo riguarderebbe il mancato rispetto delle precauzioni previste nelle zone prive di attraversamenti e alcuni comportamenti vietati in prossimità delle intersezioni.

Una sanzione compresa tra 25 e 100 euro sarebbe prevista anche per chi taglia diagonalmente un incrocio oppure attraversa una rotatoria fuori dagli spazi dedicati, quando presenti. Identico trattamento per il passaggio davanti ad autobus, filobus e tram fermi alla fermata.

La fascia salirebbe invece da 40 a 160 euro per condotte considerate particolarmente rischiose, come attraversare fuori dai centri abitati vicino a curve o dossi oppure immettersi sulla carreggiata di corsa, senza fermarsi, sbucando tra automobili parcheggiate o altri ostacoli che impediscono una visuale adeguata.

Lo stesso importo riguarderebbe alcuni attraversamenti vietati sulle strade con carreggiate separate da barriere.

Le ipotesi più gravi arriverebbero a 80-320 euro. È il caso degli attraversamenti vietati sulle autostrade, sulle strade extraurbane principali e sulle altre strade sulle quali non è consentita la circolazione pedonale, secondo le fattispecie individuate dallo schema.

Paradossalmente, la riforma ridurrebbe leggermente la sanzione ordinaria rispetto agli attuali 26-102 euro, attraverso l’arrotondamento degli importi. La novità sostanziale non risiede quindi in un aumento generalizzato delle multe, ma nella maggiore articolazione dei divieti e nella distinzione tra comportamenti di differente pericolosità.

Il momento giusto per attraversare: chi decide quando è davvero sicuro?

Uno degli aspetti più delicati compare nella disciplina relativa alle zone prive di attraversamenti pedonali.

Il testo chiede di valutare attentamente il traffico e scegliere il “momento più favorevole” per attraversare. Il pedone dovrebbe inoltre fermarsi per concedere la precedenza ai veicoli e mantenere una direzione perpendicolare, senza movimenti imprevedibili.

Il significato generale è comprensibile. Nessuno dovrebbe immettersi in mezzo al traffico confidando nella capacità degli automobilisti di evitare una collisione all’ultimo istante.

La difficoltà nasce quando un’espressione apparentemente intuitiva deve diventare il criterio per una contestazione amministrativa.

Come si stabilisce quale fosse il momento migliore? Occorre considerare la velocità dei veicoli, la distanza effettiva, la visibilità, la larghezza della carreggiata e le condizioni meteorologiche. Tutti elementi che possono cambiare nell’arco di pochi secondi.

Una valutazione compiuta dopo l’accaduto rischia inoltre di apparire più semplice di quanto fosse per la persona presente sulla strada.

Il tema riguarda direttamente anche l’attività degli organi di controllo. Contestare un attraversamento vietato in un punto ben individuato è una cosa; dimostrare che un cittadino abbia scelto un momento non sufficientemente favorevole può richiedere una ricostruzione molto più complessa.

Più la norma pretende di descrivere ogni gesto, più diventa importante chiarire come quel gesto debba essere accertato.

Pedone investito fuori dalle strisce: la multa può diventare il problema minore

Esiste una conseguenza spesso trascurata quando si parla di sanzioni ai pedoni. Un attraversamento irregolare può assumere rilievo anche nella successiva controversia per il risarcimento di un incidente.

Il quadro giuridico non parte da zero. L’articolo 2054 del Codice civile prevede una presunzione di responsabilità a carico del conducente coinvolto nell’investimento, salvo che dimostri di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.

Questo principio, tuttavia, non impedisce di valutare l’eventuale imprudenza della persona investita. L’articolo 1227 del Codice civile consente infatti di considerare il contributo causale del danneggiato nella determinazione del risarcimento.

Un precedente particolarmente significativo arriva dalla Corte di Cassazione.

Con l’ordinanza n. 26670 del 3 ottobre 2025, la Terza Sezione civile ha affrontato il caso di un investimento avvenuto durante un attraversamento fuori dalle strisce. Nella vicenda esaminata era stata riconosciuta al pedone una corresponsabilità del 75%, in relazione alla sua condotta e alle circostanze concrete del sinistro.

La percentuale non costituisce una regola generale. Non significa affatto che ogni persona investita lontano dalle linee bianche perda automaticamente tre quarti del risarcimento.

Il giudice deve valutare ciò che è realmente accaduto, compreso il comportamento del conducente, la velocità del mezzo, la possibilità di evitare l’urto e il contributo delle rispettive condotte all’incidente.

È però evidente la posta in gioco: la questione può passare da una multa di poche decine di euro a una controversia economica di enorme rilevanza, soprattutto quando le lesioni determinano conseguenze permanenti.

In questo contesto la maggiore precisione delle regole sul comportamento dei pedoni potrebbe incidere sulle discussioni relative alle responsabilità. Non automaticamente, perché una violazione amministrativa non dimostra da sola il nesso causale con un incidente, ma offrendo ulteriori parametri da esaminare.

Gli automobilisti non sono assolti: gli obblighi rimangono

Una maggiore responsabilizzazione di chi cammina non significa trasformare l’automobilista in un semplice spettatore delle decisioni altrui.

Lo schema conserva disposizioni specifiche a tutela dei pedoni. In particolare, chi guida deve adeguare il proprio comportamento alle condizioni della circolazione e prestare attenzione anche alle situazioni di rischio prevedibili.

La protezione è particolarmente significativa quando sono coinvolti bambini, anziani o persone con difficoltà motorie.

Il testo prevede inoltre che, sulle strade prive di attraversamenti dedicati, il conducente debba consentire a chi ha già impegnato la carreggiata di raggiungere in sicurezza il lato opposto.

È un passaggio importante perché evita una lettura semplicistica della riforma. Il fatto che il pedone dovesse inizialmente dare la precedenza non autorizza l’automobilista a ignorarne la presenza una volta cominciato l’attraversamento.

La stessa tabella proposta contempla sanzioni da 150 a 600 euro per determinate violazioni dell’obbligo di precedenza da parte dei conducenti.

Il principio resta quello della responsabilità reciproca, pur in presenza di una differenza evidente: tra un corpo umano e un’automobile, le conseguenze fisiche dell’errore non sono distribuite in maniera equivalente.

Quattrocentodiciannove pedoni morti: cosa raccontano i dati italiani

Il dibattito sulle nuove multe dovrebbe partire anche dai numeri, non soltanto dal comportamento di chi attraversa.

Secondo il rapporto ACI-Istat pubblicato nel luglio 2026, nel corso del 2025 sulle strade italiane si sono verificati 177.207 incidenti con lesioni a persone, con 237.822 feriti e 2.868 vittime.

Tra queste ultime figurano 419 pedoni, un dato inferiore del 10,9% rispetto all’anno precedente. Il miglioramento è significativo, ma significa comunque che più di una persona al giorno ha perso la vita mentre si spostava a piedi.

C’è poi un elemento che merita particolare attenzione. Tra le circostanze rilevate nelle statistiche sugli incidenti figurano 7.822 casi di mancato rispetto della precedenza ai pedoni sugli attraversamenti e 6.419 casi attribuiti a comportamenti scorretti dei pedoni.

Questi valori non rappresentano automaticamente altrettante responsabilità giudiziarie accertate e non vanno utilizzati come una classifica delle colpe. Mostrano però che il problema coinvolge entrambe le componenti della circolazione.

Non basta, dunque, chiedere a chi cammina di essere più prudente. Occorre interrogarsi anche su velocità effettive, visibilità degli incroci, rispetto della precedenza e caratteristiche degli spazi urbani.

Il presidente dell’ACI, Geronimo La Russa, commentando i dati del 2025, ha richiamato l’importanza dell’educazione stradale e della consapevolezza del valore della vita, oltre alla semplice paura delle sanzioni.

Un richiamo che rende meno convincente l’idea secondo cui ogni problema di sicurezza possa essere risolto attraverso una nuova fattispecie amministrativa.

Le strisce non bastano se la città costringe a fare il giro

Il punto più politico della riforma riguarda la distribuzione delle responsabilità nello spazio pubblico.

Il cittadino viene chiamato a rispettare percorsi sempre più definiti. Ma chi garantisce che quei percorsi siano effettivamente utilizzabili?

Un attraversamento può trovarsi formalmente a distanza ridotta e risultare poco accessibile. Può mancare un marciapiede continuo, esserci una barriera architettonica oppure una fermata del trasporto pubblico collocata in una posizione che rende scomodo raggiungere le strisce.

Queste condizioni non cancellano automaticamente gli obblighi individuali. Impongono però una riflessione sulla qualità della progettazione stradale.

La sicurezza non dipende soltanto da quanto rigorosamente vengono puniti i comportamenti, ma anche da quanto sia semplice adottare quelli corretti.

Una città che offre collegamenti diretti, visibili e accessibili riduce le occasioni nelle quali i cittadini sono portati a scegliere percorsi rischiosi. Al contrario, una rete pedonale frammentata può rendere il rispetto delle regole più complicato nella vita quotidiana.

Il rischio è che il nuovo apparato sanzionatorio si concentri sul gesto finale, ossia l’attraversamento, senza interrogarsi abbastanza sulle condizioni che lo precedono.

Ed è una questione che coinvolge direttamente anche le amministrazioni comunali, chiamate a programmare infrastrutture, manutenzione e interventi per la mobilità sicura.

Quando entreranno in vigore le nuove multe per i pedoni?

Nonostante la prima approvazione governativa del 13 ottobre 2026, le nuove disposizioni non sono ancora operative.

Il provvedimento è stato trasmesso alla Camera come Atto del Governo n. 448 ed è sottoposto all’esame parlamentare. Le commissioni competenti hanno come termine per i pareri il 12 gennaio 2027.

Il calendario contenuto nello schema distingue inoltre due passaggi che non devono essere confusi.

Il testo indica il 1° aprile 2027 per l’entrata in vigore del nuovo Codice, ma prevede che le sue disposizioni acquistino efficacia dal 1° gennaio 2028, subordinatamente alle condizioni relative al regolamento attuativo. È contemplata anche un’eventuale decorrenza successiva, al 1° aprile 2028, nelle circostanze previste dall’articolo 289.

Si tratta comunque di date inserite in uno schema legislativo ancora modificabile.

Per il momento restano applicabili le norme vigenti, comprese le sanzioni dell’articolo 190. Nessun cittadino può quindi essere multato oggi sulla base di un divieto contenuto esclusivamente nel progetto di riforma.

Le risposte ai dubbi più comuni sulle multe fuori dalle strisce

Si può attraversare fuori dalle strisce se non ci sono attraversamenti vicini?

Sì, quando gli attraversamenti non esistono oppure distano più di cento metri, purché siano rispettate le condizioni stabilite dal Codice della strada. Occorre attraversare perpendicolarmente, valutare il traffico e dare precedenza ai veicoli. Restano applicabili gli eventuali divieti specifici.

Quanto costa attualmente la multa per attraversamento irregolare?

Alla fine di ottobre 2026 la sanzione prevista dall’articolo 190 va da 26 a 102 euro. Lo schema del nuovo Codice propone una fascia ordinaria da 25 a 100 euro, con importi maggiori per determinate condotte pericolose. Le nuove cifre non sono ancora applicabili.

Chi viene investito fuori dalle strisce perde il risarcimento?

Non automaticamente. Un comportamento imprudente può determinare un concorso di colpa e una riduzione del risarcimento, ma occorre verificare concretamente le responsabilità. L’automobilista conserva gli obblighi di prudenza e prevenzione previsti dalla legge.

Il nuovo Codice sembra dunque voler stabilire con sempre maggiore precisione come i cittadini debbano muoversi lungo la carreggiata. Resta da capire se la stessa attenzione sarà dedicata alle condizioni nelle quali quei movimenti avvengono.

Perché multare chi attraversa dove non dovrebbe può essere necessario. Ma rendere possibile attraversare dove si dovrebbe è una responsabilità che nessuna sanzione può sostituire.

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