Agosto, caldo rovente e argomenti da bar, tengono banco nelle discussioni e sui media i trend dei luoghi preferiti per le vacanze, delle partenze intelligenti’ e delle giornate invece da ‘bollino nero’ nelle quali è meglio non scegliere di partire.
La verità però, dei numeri ci dice qualcosa di un po’ differente. Stante la congiuntura economica e molte altre dinamiche legate all’occupazione e alle ferie, ben due italiani su tre non partiranno ad agosto.
Quanti rimarranno a casa e perchè
A fronte, dunque, di circa 19 milioni di italiani che si stima lasceranno la propria abitazione per andare in vacanza, tutti gli altri, un numero vicino a 40 milioni su una popolazione di 58,9 milioni di residenti, rimarranno a casa. Questi sono i numeri che emergono da una elaborazione statistica e dall’incrocio dati prodotta dal Centro Studi Conflavoro, che per la prima volta prova ad indagare il peso economico dell’Italia che rimane a casa, un numero di persone compreso fra 37 e 42 milioni di persone.
Nel periodo estivo, individuabile dal trimestre che va da giugno-settembre, si concentra il 48,3 per cento dei viaggi dell’anno. I dati ci dicono però che oltre il 30 per cento delle famiglie italiane non potrà permettersi una settimana di vacanza lontano da casa, quota che sale al 33,2 per cento fra le famiglie con un figlio minore e al 53,3 per cento fra quelle con tre o più figli.
Le motivazioni espresse da chi rinuncia alle vacanze sono principalmente di natura economica. Le altre motivazioni prevalenti nelle risposte degli italiani sono quella del lavoro, in termini di assenza di ferie e impossibilità di lasciare il proprio lavoro, spesso in questi casi connesso proprio con i flussi turistici, come il lavoro negli aeroporti, nelle biglietterie di bus, treni e traghetti, nell’intrattenimento, nelle località di vacanza e nelle città ad alto afflusso turistico. Le altre motivazioni più riportate sono problemi di salute propri o cura di un familiare che non può essere lasciato solo.
La riscoperta degli esercizi di prossimità
Secondo i dati di Conflavoro PMI, associazione datoriale di riferimento per le micro e piccole imprese italiane il mese di agosto rappresenta un balsamo per gli esercizi di prossimità che riscoprono sempre di più il proprio ruolo in questo mese che sulla carta potrebbe essere ritenuto poco produttivo. In realtà i dati raccolti ci raccontano una storia diversa.
Oltre undici miliardi in un mese, è il PIL silenzioso di agosto, che viene speso nel raggio di pochi chilometri dall’uscio di casa, dal fruttivendolo al forno al bar all’angolo. È la nuova dignità riconquistata in questo mese dal negozio di quartiere, che non vive di turisti, vive di questa domanda. Meno voglia di grandi spese e più voglia di concedersi qualche piccolo lusso in più, una spesa quotidiana, magari fatta a piedi, tutti i giorni in base a ciò che ci va. Così agosto non è il mese esanime del commercio di vicinato, ma ne diviene quasi il riscatto.
Di più, dei due italiani su tre che non partono ad agosto, c’è comunque un buon numero che, pure nelle difficoltà, si concede qualche piccolo lusso: un’occasione anche per i ristoranti sotto casa, per una cena al mare oppure al fresco della collina nella veloce gita fuori porta.
I dati ISTAT
I dati ISTAT completano questo ritratto. Se la spesa alimentare mensile di una famiglia vale 533 euro, applicata ai 17,5 milioni di famiglie dei ‘rimasti a casa’ vale 9,3 miliardi nei negozi, nei mercati rionali e nei supermercati sotto casa. A questa cifra vanno aggiunti, nel solo mese di agosto, 1,4 miliardi suddivisi tra bar, pizzerie, gelaterie e trattorie di quartiere e 0,9 miliardi fra arene estive, piscine, sagre e tempo libero di prossimità.
L’impatto è maggiore nel Mezzogiorno, dove in un trimestre medio viaggia il 7,8 per cento dei residenti contro il 24,1 per cento del Nord, e dove la quota di spesa destinata agli alimentari è la più alta d’Italia, il 25,4 per cento contro il 17,4 per cento del Nord-est.
Ferragosto la data regina dell’estate
Il centro di questo mese dove anche chi resta a casa si concede qualche ‘coccola’ e un po’ più di risorse per il proprio piacere che sia a tavola o in intrattenimento, è Ferragosto. nLa tavolata tipica del 15 agosto, preparata nella casa in campagna del cugino o organizzata tra amici, per otto persone vede la composizione tipica di antipasto di salumi e mozzarelle, pasta al forno, grigliata mista, contorni, anguria, dolce, vino, birra e caffè ha un costo di circa 170 euro, 21 a persona.
La festa per eccellenza dell’estate può essere così definita anche la più democratica, con poco più di venti euro a testa si apparecchia un pranzo completo per otto, e da questa ricerca si può assumere che molti dei beni di quel paniere provengano dalla filiera di prossimità, il macellaio, il fruttivendolo, il forno di quartiere.
Come affermato nel rapporto, l’anguria al centro del tavolo resta il lusso più accessibile d’Italia. I nuovi eroi sono, in questo ritratto, il gelataio sotto casa, il panettiere che accende il forno all’alba di Ferragosto, il barista che ti fa il caffè quando la città sembra vuota. Una riscoperta ed un giusto tributo ai sempre più numerosi, piccoli imprenditori che rinunciano alla propria vacanza per custodire quella degli altri, con i propri lavoratori.