Addio a Rai Scuola in tv: il nuovo canale sulle tradizioni divide il Paese

Addio a Rai Scuola in tv: il nuovo canale sulle tradizioni divide il Paese

Rai Scuola lascia il canale 57: il servizio pubblico cambia strada e il dibattito si accende.

Dal 1° ottobre Rai Scuola non sarà più visibile sul canale 57 del digitale terrestre. Al suo posto debutterà Italiana, una nuova rete dedicata ai territori, ai borghi, alle tradizioni, alla cucina e al patrimonio locale. I contenuti educativi non verranno cancellati, assicura la Rai, ma confluiranno in un’offerta digitale collegata a RaiPlay e alla piattaforma RaiPlay Scuola e Learning.

La scelta, approvata dal Consiglio di amministrazione, ha però aperto un confronto che va ben oltre la semplice modifica di un palinsesto. In pochi giorni, una petizione promossa da esponenti del mondo scolastico ha superato 36 mila firme. Docenti, autori, associazioni e opposizioni politiche contestano soprattutto un aspetto: la trasformazione rischia di togliere visibilità a un presidio gratuito e immediato dedicato alla formazione, presente da anni nell’offerta della televisione pubblica.

La questione centrale, dunque, non è se il digitale sia utile. Lo è, e può ampliare in modo significativo le opportunità di studio. Il punto è capire se lo spostamento dalla televisione tradizionale alle piattaforme online garantisca davvero lo stesso livello di accessibilità per studenti, famiglie e insegnanti.

Che cosa cambia per Rai Scuola dal 1° ottobre

La Rai chiarisce che Rai Scuola non scompare come progetto editoriale, ma viene riorganizzata. Le lezioni, i documentari, gli approfondimenti scientifici e i materiali destinati alle classi dovrebbero essere raccolti in un ambiente digitale più strutturato, consultabile su richiesta e utilizzabile da computer, smartphone, tablet e smart tv.

Il cambiamento è concreto, tuttavia, perché il canale lineare lascia spazio a un prodotto diverso. Chi accenderà il televisore e selezionerà il numero 57 non troverà più programmi dedicati alla didattica, alla storia, alle lingue, alla letteratura o alle discipline scientifiche. Vedrà invece una programmazione orientata alla valorizzazione dell’Italia, delle sue comunità e delle sue espressioni culturali.

Non è difficile comprendere la logica dell’azienda. Le abitudini di fruizione sono cambiate: soprattutto tra i più giovani, il consumo di video avviene sempre meno seguendo un orario fisso e sempre più attraverso contenuti selezionati quando servono. Una piattaforma ben progettata consente di cercare una lezione precisa, salvarla, condividerla con una classe e usarla come supporto allo studio.

Eppure, la disponibilità online non coincide automaticamente con la piena raggiungibilità. Per accedere a un contenuto digitale servono connessione stabile, strumenti adeguati, competenze tecnologiche e una scelta attiva da parte dell’utente. La televisione generalista o tematica funziona diversamente: può portare un programma educativo davanti a persone che non lo stavano cercando, ma che potrebbero fermarsi a guardarlo proprio perché lo incontrano sullo schermo.

Gli ascolti bassi non spiegano tutto

Tra le ragioni indicate per superare il canale tradizionale figurano anche i dati di ascolto. Rai Scuola avrebbe registrato uno share medio dello 0,14% nel 2024, dello 0,13% nel 2025 e valori attorno allo 0,09-0,10% nei primi mesi del 2026. Percentuali ridotte se messe a confronto con le grandi reti nazionali, ma coerenti con la natura di una proposta di nicchia.

Uno share contenuto non equivale necessariamente a un servizio irrilevante. Rai Scuola non è nata per competere con fiction, talent, eventi sportivi o programmi di intrattenimento. La sua funzione è sempre stata diversa: offrire un supporto didattico a chi studia, lavora nella scuola o desidera seguire contenuti culturali senza dover sottoscrivere abbonamenti o utilizzare servizi privati.

Per valutare con equilibrio la scelta, occorrerebbe considerare anche altri indicatori: quanti insegnanti usano le trasmissioni in aula, quali programmi risultano più consultati, quante persone raggiungono i contenuti nelle aree periferiche e quale sarà, in futuro, la reale capacità della piattaforma di coinvolgere chi oggi utilizza il televisore come principale strumento di informazione.

Il rischio è confondere la quantità con il valore pubblico. Un canale rivolto a una platea specifica può avere ascolti limitati e, allo stesso tempo, svolgere una funzione importante per una parte della popolazione. È un ragionamento che vale per la cultura, l’informazione di servizio e la formazione permanente.

Italiana, territori e tradizioni: perché la sostituzione fa discutere

Il caso è diventato più acceso per la natura del canale chiamato a prendere il posto di Rai Scuola. Italiana sarà dedicata al racconto dell’identità nazionale attraverso paesaggi, piccoli centri, produzioni locali, feste popolari, tradizioni culinarie e iniziative territoriali. Un progetto che, in sé, può avere una sua utilità: il servizio pubblico ha il compito di dare spazio anche alle realtà lontane dai riflettori e di valorizzare un patrimonio diffuso spesso trascurato.

Ma proprio qui emerge la domanda posta da molti osservatori: se la televisione lineare viene considerata superata per i contenuti educativi, perché resta invece adatta per una rete dedicata al turismo, alle sagre e alle identità locali? La scelta non mette necessariamente in conflitto scuola e territori, ma rende evidente una precisa priorità editoriale.

Le critiche politiche si sono concentrate su questo passaggio. Le deputate del Partito democratico Anna Ascani e Irene Manzi hanno richiamato il ruolo storico di Rai Scuola nel sistema educativo italiano e hanno chiesto di non disperdere una esperienza maturata nel tempo. Il legame tra Rai e istruzione, del resto, affonda le sue radici nella collaborazione con il Ministero dell’Istruzione avviata già nel 1964. Il marchio Rai Scuola è arrivato successivamente, nel 2009, ma il patrimonio di produzioni e competenze è molto più antico.

Durante la pandemia il valore di quell’offerta è apparso ancora più evidente. Nel momento in cui le lezioni in presenza erano sospese, i contenuti diffusi dalla Rai hanno rappresentato una risorsa utile per studenti e famiglie. Quell’esperienza ha dimostrato che, nelle emergenze ma anche nella quotidianità, una programmazione educativa facilmente individuabile può essere un supporto concreto.

La vera prova sarà l’accessibilità della nuova piattaforma

La discussione non dovrebbe trasformarsi in una contrapposizione rigida tra vecchi e nuovi strumenti. RaiPlay Scuola e Learning potrebbe diventare una risorsa preziosa, soprattutto se offrirà percorsi chiari per materie, età e livelli scolastici, materiali aggiornati, funzioni semplici e un uso realmente gratuito.

La modernizzazione, però, dovrà essere verificata nei fatti. Sarà necessario capire se verranno prodotte nuove trasmissioni, se le scuole riceveranno strumenti per utilizzare la piattaforma, se i contenuti saranno facilmente rintracciabili e se l’offerta raggiungerà anche chi vive in territori con minore connettività o con una limitata familiarità digitale.

La chiusura del canale 57 come spazio dedicato alla didattica rappresenta quindi più di un cambio di nome. Chiama in causa l’idea stessa di servizio pubblico: inseguire soltanto le nuove abitudini di consumo oppure mantenere visibili e riconoscibili i contenuti che possono contribuire alla crescita culturale del Paese.

Valorizzare borghi, feste e tradizioni è un obiettivo legittimo. Ma la scuola non può diventare meno accessibile nel momento in cui si afferma di volerla rendere più moderna. La sfida della Rai sarà dimostrare che il passaggio al digitale non comporti una perdita di pubblico, di attenzione e di opportunità per chi ha sempre trovato in Rai Scuola un punto di riferimento.

Lascia un commento

Inserisci il risultato.