Zanzare tigre, la strategia che arriva da Miami: così l’Italia punta a fermare dengue e Zika senza pesticidi.
Ogni settimana decine di migliaia di zanzare attraversano l’Oceano Atlantico per raggiungere Roma. Potrebbe sembrare l’inizio di una storia di fantascienza o di un nuovo allarme sanitario, ma la realtà è molto diversa. I protagonisti di questo insolito viaggio sono circa 90mila esemplari maschi di zanzara tigre allevati negli Stati Uniti e destinati a un progetto di ricerca italiano che sta attirando l’attenzione della comunità scientifica internazionale.
L’obiettivo non è introdurre nuovi insetti nell’ambiente, bensì utilizzare la biologia per contrastare una delle specie invasive più problematiche degli ultimi decenni. I risultati ottenuti finora parlano di una riduzione fino al 90% della capacità riproduttiva della popolazione presente nell’area sperimentale, aprendo scenari molto interessanti per il controllo delle malattie trasmesse dalle zanzare.
Come funziona la tecnica che rende sterili le nuove generazioni
La sperimentazione viene portata avanti dal Centro Ricerche ENEA della Casaccia, alle porte di Roma, con la collaborazione dell’Università La Sapienza e di Google. Al centro del progetto c’è la cosiddetta Incompatible Insect Technique (IIT), una metodologia che punta a ridurre progressivamente la popolazione di zanzare senza ricorrere a insetticidi chimici.
Il principio è relativamente semplice ma estremamente sofisticato dal punto di vista biologico. I maschi vengono allevati in laboratorio in presenza di Wolbachia, un batterio naturalmente diffuso in moltissime specie di insetti e completamente innocuo per esseri umani, animali domestici e ambiente.
La presenza di questo microrganismo modifica però la compatibilità riproduttiva degli insetti. Quando un maschio portatore di Wolbachia si accoppia con una femmina selvatica che non possiede lo stesso batterio, la fecondazione non produce una progenie vitale. Le uova vengono deposte regolarmente, ma non si schiudono.
È proprio questa caratteristica a rendere la tecnica particolarmente promettente: invece di eliminare direttamente gli insetti adulti, si interrompe il loro ciclo riproduttivo, facendo diminuire progressivamente la popolazione presente sul territorio.
I risultati ottenuti nel centro ENEA di Roma
La sperimentazione è stata condotta su un’area di circa 53 ettari all’interno del Centro Ricerche ENEA della Casaccia. Nel corso dei test sono stati rilasciati complessivamente 1,6 milioni di maschi incompatibili, provenienti dai laboratori di allevamento di Miami.
L’analisi delle uova raccolte dopo gli accoppiamenti ha restituito un dato particolarmente significativo: circa il 90% non ha dato origine a nuove zanzare. Una percentuale che testimonia l’efficacia della strategia e conferma quanto osservato in altri studi internazionali condotti con metodologie analoghe.
Per Riccardo Moretti, ricercatore impegnato nel progetto da quasi vent’anni, si tratta di un risultato molto incoraggiante. Dopo anni di sviluppo e verifiche sperimentali, i dati dimostrano infatti che la tecnica può rappresentare uno strumento concreto per limitare la diffusione della zanzara tigre senza alterare gli equilibri ambientali attraverso interventi chimici su larga scala.
Perché la zanzara tigre è diventata un problema sanitario
In Italia la zanzara tigre è comparsa stabilmente all’inizio degli anni Novanta e, nel giro di pochi anni, ha colonizzato gran parte del territorio nazionale. Oggi non rappresenta soltanto un fastidio dovuto alle punture estive, ma costituisce anche un importante vettore di virus tropicali.
Tra le infezioni che possono essere trasmesse figurano dengue, chikungunya e virus Zika, patologie che fino a pochi anni fa sembravano confinate ad aree tropicali ma che stanno facendo registrare una presenza crescente anche nel continente europeo.
Negli ultimi anni diversi Paesi hanno segnalato casi autoctoni di dengue e chikungunya, cioè infezioni contratte direttamente sul territorio europeo e non importate da viaggi all’estero. Questo fenomeno è favorito dalla maggiore presenza della zanzara tigre e da condizioni climatiche sempre più favorevoli alla sua sopravvivenza.
Il cambiamento climatico allunga la stagione delle zanzare
Tra i fattori che stanno modificando la distribuzione della specie c’è il cambiamento climatico. Inverni meno rigidi, primavere anticipate ed estati sempre più lunghe consentono infatti alle popolazioni di zanzare di sopravvivere più facilmente e di prolungare il periodo riproduttivo.
Di conseguenza aumenta anche la finestra temporale durante la quale possono verificarsi eventuali trasmissioni di virus. Per questo motivo il controllo della zanzara tigre è ormai considerato una delle strategie preventive più importanti nell’ambito della salute pubblica.
Gli esperti sottolineano che nessuna tecnologia, da sola, può eliminare completamente il rischio epidemiologico. Tuttavia, ridurre in modo significativo il numero degli insetti presenti rappresenta un passaggio fondamentale per abbassare le probabilità di diffusione delle malattie.
Non eliminare la specie, ma ridurne drasticamente la presenza
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda proprio gli obiettivi dichiarati dagli scienziati. L’intenzione non è cancellare completamente la zanzara tigre dall’ambiente, un traguardo giudicato oggi irrealistico, ma portare la popolazione sotto una soglia tale da limitare sia il disagio per i cittadini sia il rischio sanitario.
Questo approccio riflette una filosofia sempre più diffusa nella gestione degli insetti vettori: convivere con la specie mantenendone però la densità a livelli compatibili con la sicurezza sanitaria e con l’equilibrio degli ecosistemi.
La tecnica IIT, inoltre, presenta un vantaggio importante rispetto ai trattamenti tradizionali. Non utilizza sostanze chimiche, non introduce organismi geneticamente modificati e sfrutta esclusivamente un fenomeno biologico già presente in natura.
Dagli aeroporti agli ospedali: dove potrebbe essere utilizzata la tecnologia
Dopo i risultati ottenuti nell’area sperimentale romana, il progetto guarda già alle prossime fasi. I ricercatori intendono innanzitutto prolungare il periodo annuale dei rilasci per valutare l’efficacia della tecnica lungo un’intera stagione riproduttiva.
Parallelamente sono previsti nuovi test anche in altri Paesi europei, così da verificare il comportamento della metodologia in contesti climatici differenti.
Nel lungo periodo la tecnologia potrebbe essere impiegata soprattutto in aree considerate particolarmente sensibili dal punto di vista sanitario. Tra queste figurano gli aeroporti internazionali, dove il traffico di persone aumenta il rischio di introduzione di virus provenienti da altri continenti, gli ospedali e le grandi aree urbane ad alta densità abitativa.
In questi contesti una riduzione consistente della popolazione di zanzare potrebbe rappresentare un importante strumento di prevenzione, integrando le tradizionali attività di monitoraggio epidemiologico e le campagne di controllo già svolte dalle autorità sanitarie.
Il progetto sviluppato a Roma dimostra come la ricerca stia progressivamente spostando il contrasto agli insetti vettori da una logica basata esclusivamente sui pesticidi verso strategie biologiche sempre più sofisticate. Se i risultati saranno confermati anche nelle future sperimentazioni, la tecnica IIT potrebbe diventare uno degli strumenti più efficaci a disposizione dell’Europa per affrontare una sfida destinata ad assumere un peso crescente nei prossimi anni: convivere con un clima che cambia limitando, allo stesso tempo, i rischi per la salute pubblica.