Non ci sono soltanto personaggi dello spettacolo o volti noti dello sport nell’enorme elenco di persone finite al centro di accessi sospetti a banche dati istituzionali. L’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli sta facendo emergere un quadro molto più ampio, capace di toccare imprenditoria, finanza, industria farmaceutica e perfino ambienti legati alla difesa nazionale.
I nomi che stanno attirando l’attenzione mediatica sono quelli del cantante Alex Britti, dell’attrice Lory Del Santo, degli ex portieri dell’Inter Alex Cordaz e Julio Cesar, oltre allo stilista Alberto Del Biondi. Ma secondo gli investigatori questi sarebbero soltanto alcuni dei profili più riconoscibili all’interno di una platea enorme di soggetti monitorati illegalmente.
Il dato più impressionante riguarda infatti la mole di informazioni rinvenute dagli inquirenti: oltre mezzo milione di codici fiscali associati a presunti accessi non autorizzati. Una quantità tale da far ipotizzare l’esistenza di un meccanismo strutturato, organizzato e distribuito sul territorio nazionale.
La segnalazione dell’INPS e l’avvio delle verifiche
L’indagine avrebbe preso forma dopo alcune anomalie rilevate dall’INPS. In particolare, sarebbero stati registrati accessi quotidiani considerati incompatibili con il normale utilizzo delle banche dati dell’ente previdenziale. Da qui sarebbero partiti gli approfondimenti investigativi della Squadra Mobile di Napoli e della Polizia Postale.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il sistema avrebbe consentito di ottenere informazioni sensibili attraverso interrogazioni abusive di archivi pubblici e piattaforme istituzionali. Nel mirino non ci sarebbero soltanto i database dell’INPS, ma anche sistemi collegati all’Agenzia delle Entrate.
Le verifiche avrebbero portato a individuare una rete di soggetti e società investigative ritenute collegate tra loro. Al centro dell’inchiesta compare la “Sole investigazioni e sicurezza srl”, con basi operative tra Ferrara e la provincia di Napoli.
Il ruolo della società investigativa e i due principali indagati
Per gli inquirenti la società sarebbe stata uno dei principali snodi attraverso cui transitavano le richieste di informazioni. Gli investigatori ritengono che il gruppo operasse tramite una rete di collegamenti estesa ben oltre le sedi ufficiali dell’azienda.
Tra i destinatari delle misure cautelari figurano Mattia Galavotti, 47 anni, originario di Ferrara, e Giuseppe Picariello, 50 anni, nato a Milano ma residente a Portici. Entrambi sono stati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal giudice Giovanni Vinciguerra.
La tesi accusatoria sostiene che attorno alla “Sole investigazioni e sicurezza srl” si fosse progressivamente sviluppata una galassia di realtà operative sparse in diverse aree del Paese. Aziende formalmente autonome ma considerate, nella ricostruzione della Procura, riconducibili direttamente o indirettamente allo stesso circuito.
Un aspetto che colpisce gli investigatori riguarda la capacità del sistema di continuare a operare anche dopo la chiusura delle sedi principali della società. Secondo gli atti dell’inchiesta, infatti, l’attività non si sarebbe interrotta neppure dopo la liquidazione della “Sole”.
Le perquisizioni e il ritrovamento di centinaia di file
La svolta investigativa sarebbe arrivata tra luglio e agosto del 2023, quando vennero effettuate le prime perquisizioni. In quella fase, la società chiuse le sedi operative di Ferrara e San Giorgio a Cremano, ma gli accertamenti tecnici sui dispositivi sequestrati avrebbero aperto uno scenario ancora più delicato.
Nei computer e negli strumenti informatici analizzati sarebbero stati trovati circa 900 file contenenti documentazione in formato pdf e immagini relative ad accertamenti considerati illegittimi. Secondo l’accusa, quei documenti sarebbero stati ottenuti tramite accessi abusivi a sistemi informatici pubblici.
Dentro quei file, sempre secondo la ricostruzione investigativa, erano conservati dati riferibili a circa 500mila persone. Una banca dati parallela che, per dimensioni e tipologia di contenuti, sta alimentando interrogativi enormi sulla sicurezza degli archivi digitali italiani.
Non solo personaggi famosi: coinvolti manager e ambienti industriali
Uno degli elementi più rilevanti dell’indagine riguarda il profilo delle persone finite nei database sospetti. Non soltanto vip o figure mediatiche, ma anche dirigenti di aziende farmaceutiche, imprenditori, manager assicurativi e componenti di gruppi industriali strategici.
Tra i nomi citati dagli investigatori compaiono anche figure legate a Leonardo e Generali. Un dettaglio che contribuisce a dare all’inchiesta una dimensione ben più delicata rispetto al semplice gossip giudiziario.
L’impressione degli investigatori è che l’interesse non fosse rivolto esclusivamente a questioni personali o patrimoniali dei soggetti monitorati, ma potesse riguardare anche informazioni strategiche, reti relazionali e movimenti economici.
Ed è proprio questo l’aspetto che sta trasformando il caso in un tema più ampio: quello della vulnerabilità delle banche dati pubbliche e del valore economico delle informazioni digitali.
Il filone che coinvolge l’ex poliziotto
All’interno dell’indagine compare anche il nome di Giovanni Maddaluno, ex sostituto commissario della Squadra Mobile di Napoli, anch’egli raggiunto da misura cautelare in carcere.
Nel capitolo investigativo che lo riguarda emerge nuovamente il nome di Julio Cesar, ex protagonista dell’Inter del Triplete. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire la natura degli accessi effettuati e comprendere quale fosse il reale obiettivo delle consultazioni.
L’ipotesi investigativa è che alcune figure con competenze specifiche o accessi privilegiati potessero agevolare il reperimento di informazioni riservate, rendendo il sistema più efficiente e difficile da individuare.
Il vero nodo: il mercato invisibile dei dati personali
Al di là dei nomi celebri, l’inchiesta apre una questione più profonda che riguarda il valore delle informazioni personali nell’era digitale. Ogni accesso a una banca dati pubblica lascia tracce, ma quando quei controlli diventano sistematici e non giustificati il rischio è che si crei una sorta di archivio occulto utilizzabile per finalità opache.
Negli ultimi anni il tema della sicurezza informatica delle istituzioni è diventato centrale non solo per motivi tecnologici, ma anche economici e geopolitici. Informazioni fiscali, previdenziali e patrimoniali rappresentano infatti uno strumento di enorme potere.
È anche per questo che l’inchiesta napoletana sta attirando attenzione ben oltre i confini della cronaca giudiziaria. Il caso mette in evidenza quanto sia fragile il confine tra tutela della privacy, controllo delle informazioni e utilizzo illecito dei dati.
E mentre gli investigatori continuano ad analizzare migliaia di documenti sequestrati, resta una domanda destinata a pesare ancora a lungo: quanti sistemi paralleli di raccolta dati potrebbero esistere senza essere ancora stati scoperti?