C’è un momento, nella vita pubblica europea, in cui il cittadino smette di chiedersi dove siano finite le carte e comincia a chiedersi se le carte siano mai state invitate alla riunione.
Nel caso dei vaccini Pfizer, pare che la porta d’ingresso fosse meno un protocollo d’appalto e più una conversazione sul telefono: Ursula von der Leyen da una parte, Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer, dall’altra.
Ursula von der Leyen, Albert Bourla e gli SMS sui vaccini Pfizer
Il Tribunale dell’Unione europea ha annullato nel 2025 il rifiuto della Commissione di concedere al New York Times l’accesso agli SMS scambiati tra von der Leyen e Bourla, rilevando che Bruxelles non aveva dato spiegazioni plausibili sul perché quei messaggi non si trovassero più o non fossero disponibili. Non è una condanna penale, certo. È qualcosa di più elegante e più europeo: una stanza piena di funzionari che spiegano che il documento non c’è, che forse non era un documento, che forse era un messaggio, che forse il messaggio era una farfalla, e che comunque la farfalla è volata via dalla finestra dell’interesse pubblico.
Il contratto in questione riguardava fino a 1,8 miliardi di dosi. Non stiamo parlando del rimborso per le graffette dell’ufficio protocollo. Parliamo di miliardi, di salute pubblica, di soldi dei contribuenti e di una trattativa in cui la trasparenza avrebbe dovuto entrare con la banda, i tamburi e magari anche un ispettore contabile con l’aria depressa. Invece abbiamo avuto gli SMS. La modernità, si sa, è quando il destino di un continente può passare da “Gentile dottor Bourla” a “Sent from my iPhone”.
Il prezzo dei vaccini Pfizer: più dosi acquistate, costi più alti
Poi c’è il piccolo miracolo economico: più vendi, più il prezzo sale. In un mondo ingenuo, quello dei mercati concorrenziali, degli appalti pubblici e dei manuali di economia che ancora credono nella decenza, grandi volumi d’acquisto dovrebbero dare al compratore pubblico una forza negoziale. Nel mondo reale, secondo quanto riportato dal Financial Times e ripreso da Reuters, il prezzo della dose Pfizer nei nuovi contratti europei passò da 15,50 a 19,50 euro. Pfizer declinò commenti sui dettagli contrattuali, invocando la riservatezza.
La riservatezza è una parola bellissima. Ha il profumo del mogano, delle tende pesanti e dei bicchieri che tintinnano in stanze dove nessuno chiede mai lo scontrino. Quando la usa un privato, può essere prudenza commerciale. Quando la usa il potere pubblico su contratti miliardari, diventa un pianoforte che cade dal quarto piano sulla testa del contribuente e poi presenta reclamo per danni al marciapiede.
Pandemia, contratti miliardari e trasparenza della Commissione europea
Naturalmente, si dirà: era la pandemia. C’era urgenza. Bisognava agire. Vero. L’urgenza giustifica procedure rapide, non procedure invisibili. La differenza è semplice: nel primo caso corri verso l’ospedale; nel secondo sparisci dietro l’ospedale con la cassaforte e poi spieghi che non ricordi bene dove hai parcheggiato.
Il punto non è sostenere che vi sia stata corruzione personale, cosa che richiederebbe prove e tribunali. Il punto politico è più freddo e forse più grave: quando una democrazia gestisce denaro pubblico enorme, la forma è sostanza. Le regole sugli appalti non sono pizzi burocratici messi lì per annoiare i ministri. Sono la cintura di sicurezza tra il bisogno pubblico e l’appetito privato. Togli quella cintura e può anche andare tutto bene. Ma se poi trovi l’auto nel fosso, non puoi sostenere che il fosso sia populista.
Aiuti europei all’Ucraina: miliardi di euro e controlli sui finanziamenti
E qui arriva il secondo atto: l’Ucraina. Nessuna persona seria può ignorare l’aggressione russa, né il diritto degli ucraini a difendersi. Ma proprio perché la guerra è una tragedia vera, i soldi veri meritano controlli veri. L’UE e gli Stati membri hanno mobilitato, secondo il Consiglio europeo, 228,7 miliardi di euro complessivi in sostegno all’Ucraina, inclusi 77,9 miliardi in assistenza militare. Il sostegno militare alle forze armate ucraine è stimato a 94,2 miliardi.
La Commissione promuove anche l’Ukraine Facility, fino a 50 miliardi tra prestiti e sovvenzioni per il periodo 2024-2027, con condizioni formali su riforme, Stato di diritto e lotta a frodi e corruzione. Bene. Anzi, benissimo. Ma è proprio qui che il cittadino europeo ha il diritto di diventare sgradevole come un investigatore privato sotto la pioggia: chi controlla i controllori, con quale indipendenza, con quale accesso ai documenti, e con quale memoria dei telefoni?
Perché l’Ucraina, anche quando è vittima di un’aggressione, resta un Paese con un serio problema di corruzione.
Non è un insulto: è un dato. E i dati, come certi camerieri nei ristoranti di lusso, arrivano sempre quando la conversazione stava diventando troppo comoda.
Dai vaccini alla guerra: Ursula von der Leyen e il potere dell’emergenza
Così la scena si ripete con una certa monotonia teatrale. Prima i vaccini: miliardi, contratti, urgenza, segretezza, messaggi introvabili. Poi la guerra: altri miliardi, altra urgenza, altri flussi finanziari, altra richiesta di fiducia. Ogni volta la parola magica è “emergenza”. E l’emergenza, quando diventa metodo, è una monarchia con l’elmetto.
Von der Leyen non è “sempre colpevole” perché compaiono miliardi. Sarebbe un’accusa rozza. Ma è politicamente inevitabile osservare che, quando l’Europa entra nella sala dei grandi assegni, lei è spesso seduta vicino alla penna. E se la penna scrive nell’interesse pubblico, che lo si veda. Se firma contratti indispensabili, che li si possa controllare. Se invia fondi a un Paese in guerra, che i controlli siano più severi della propaganda. La fiducia cieca non è europeismo: è sonnambulismo con bandiera blu e dodici stelle.
Il diritto alla trasparenza: documenti pubblici, SMS e democrazia
Giulio Andreotti, al quale viene attribuita la frase, diceva che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina. In questo caso non serve neppure pensare male. Basta pensare. Basta chiedere documenti. Basta pretendere che un SMS su contratti miliardari non evapori come un cameriere col conto sbagliato.
La democrazia non muore solo nei colpi di Stato. A volte muore in formato PDF oscurato, in una clausola confidenziale, in un telefono sostituito, in una procedura d’emergenza prorogata fino a diventare arredamento. E quando il cittadino domanda “posso vedere?”, il potere risponde: “Vedere cosa, esattamente?”
Ecco. Esattamente quello.