Su i tassi! Dopo tre anni la BCE torna ad innalzare il costo del denaro

Su i tassi! Dopo tre anni la BCE torna ad innalzare il costo del denaro

Torna un incubo che sembrava sopito per tante famiglie. È notizia di questi giorni che la Banca Centrale Europea (BCE) ha deciso unanimemente di innalzare i tassi di interesse di 25 punti base, ovvero dello 0,25%.

È la prima dopo quasi tre anni di relativa quiete sul versante bancario, ma non su quello del costo della vita e dell’inflazione. Un cambiamento che nella vita quotidiana di milioni di Europei e anche italiani quindi, si tradurrà in rate più alte per mutui e prestiti più cari ma anche in qualche piccola opportunità in più per chi riesce a risparmiare.

Una decisione che in realtà non ha sorpreso minimamente gli economisti. Al centro delle riflessioni dell’autorità economica principale dell’Unione lo scenario di guerra in Iran ed il conseguente shock energetico causato dalla chiusura del flusso di petrolio e altre merci fondamentali per il vecchio continente. A seguito di questa misura il tasso sui rifinanziamenti principali sale dal 2,15% al 2,40%, mentre quello sui prestiti marginali dal 2,40% al 2,65%, con effetto visibile sulle tasche di molti a partire dal 17 giugno 2026.

La decisione della BCE

La decisione di operare un aumento dei tassi di interesse dello 0,25% non è l’unica misura adottata.  Difatti l’Istituto ha contestualmente sforbiciato al ribasso le previsioni sulla crescita e innalzato quelle sull’inflazione. La Banca Centrale Europea riunisce tutti i Paesi che hanno aderito all’unione monetaria e che compongono la cosiddetta Eurozona. Uno dei sui compiti prioritari è proprio quello di decidere a che prezzo le banche commerciali possono prendere soldi in prestito, appunto il tasso di interesse.

La presidente della Bce Christine Lagarde nella conferenza stampa ha sottolineato come al centro dell’analisi economica operata ci siano proprio i concreti rischi per lo scenario di crescita e d’inflazione che sono tanto maggiori “quanto più dura la guerra in Medio Oriente”. Sotto analisi anche il conseguente “aumento dei prezzi dell’energia spingerà ulteriormente l’inflazione durante l’estate e la manterrà ben al di sopra dell’obiettivo nella prima metà del 2027. Avrà inoltre un impatto sull’inflazione di alimentari, beni e servizi. L’inflazione dovrebbe poi tornare in linea con l’obiettivo nella seconda metà del 2027, sostenuta dal calo dei prezzi dell’energia e da un rallentamento degli aumenti degli altri prezzi”.

La Presidente Lagarde ha inoltre avvertito la platea come sia una eventualità molto probabile che: “Inflazione crescerà ancora in estate e prima metà 2027”. L’impegno della BCE è quello di monitorare “da vicino l’entità e la persistenza dell’aumento dei prezzi dell’energia e il modo in cui si ripercuote sulla formazione dei prezzi e dei salari, sulle aspettative di inflazione e sulla dinamica economica complessiva”.

Un impegno a stabilizzare l’inflazione?

Un’azione dunque che nelle intensioni condivise pubblicamente nel comunicato ufficiale della Bce dall’intero Consiglio Direttivo è quella di un impegno “a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine. In linea con questo impegno ha deciso oggi di innalzare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della Bce. Il conflitto in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche e la decisione di aumentare i tassi è solida rispetto a una serie di scenari che delineano come lo shock potrebbe evolvere e incidere sulle prospettive di medio termine per l’area dell’euro”.

A conclusione della nota si legge ancora come “Con la decisione odierna il Consiglio direttivo resta in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza causata dalla guerra. Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, seguirà attentamente la situazione e adotterà un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono assunte di volta in volta a ogni riunione”.

Uno scenario nel quale la misura si inserisce è dunque quello di una scelta prudenziale che dovrebbe permettere di calmierare la crescita dell’inflazione e tenere sotto controllo gli altri indicatori di benessere economico. Sullo stato di salute generale dell’Unione la Lagarde sembra rimanere timidamente ottimista. “L’area euro, al netto di una caduta una tantum del Pil in Irlanda” ho dichiarato “è in crescita nel primo trimestre” anche se la guerra in Medio Oriente “pesa sull’attività economica e le survey indicano un rallentamento”. Inoltre “il mercato del lavoro rimane resiliente”. A dirlo è dopo il Consiglio direttivo che ha alzato i tassi. “La maggior spesa dei governi in difesa e infrastrutture dovrebbe continuare a sostenere gli investimenti pubblici”, contribuendo a “offrire un cuscinetto alle conseguenze della guerra”.

In concreto cosa succederà ai tuoi risparmi?

Chi ha soldi fermi sul conto corrente potrebbe iniziare a cercare condizioni più interessanti sui conti deposito e sui titoli di Stato.  Quando il costo del denaro sale, infatti, le banche hanno bisogno di offrire di più per raccogliere liquidità e anche lo Stato paga cedole più generose per finanziarsi. Fino a poche settimane fa, i conti deposito vincolati più competitivi sul mercato si, attestavano intorno al 2,5-2,8% lordo annuo su vincoli a 12 mesi. Il rialzo di oggi insieme alle previsioni di un altro intervento nella stessa direzione entro fine anno potrebbe, secondo alcune proiezioni diffuse da specialisti e tecnici in rete, veder salire alcune opportunità fino al 3,2-3,5% lordo, intorno al 2,4-2,6% netto dopo la tassazione al 26%.

Sul fronte obbligazionario, un rialzo dei tassi europei tende ad ampliare lo spread, cioè la differenza di rendimento tra due titoli dello stesso tipo e durata, tra Btp e Bund. Questo riduce il valore dei titoli di Stato già in circolazione, mentre le emissioni a scadenza più lunga risultano le più esposte alla volatilità, vale a dire ad una variazione percentuale del prezzo dello strumento finanziario nel corso del tempo.

Per ciò che riguarda i mutui a tasso variabile, questi sono agganciati all’Euribor, un indice che riflette il costo del denaro nel mercato interbancario europeo e che sale quando la BCE alza i tassi. È chiaro come questo tipo di mutui vedrà operato un aumento. In termini matematici, per un mutuo a tasso variabile da 100.000 euro con 20 anni residui, un rialzo di 25 punti base porta a un aumento stimato della rata mensile di circa 12-15 euro. Un aumento sostenibile, ma non da sottovaluta, visto che potrebbe non essere l’unico rialzo dell’anno.

Come tutelarsi

In una fase di tassi più alti la prima mossa per chi cerca un mutuo è di operare sempre un confronto rapido tra più preventivi e valutare con attenzione la sostenibilità della rata, considerando non solo l’importo iniziale ma anche gli scenari di prospettiva. Per chi ha già un mutuo in essere, potrebbe essere il momento giusto per valutare una surroga, cioè il trasferimento del mutuo a un’altra banca a condizioni migliori, gratuita per legge, magari trasformando la formula attuale in una a tasso fisso, oppure con oscillazioni calmierate e garantite.

Tassi BCE nell’ultimo decennio

Periodo Tipo Tasso
interesse
Inflazione
Area Euro
Inflazione
Italia
17 Giugno 2026 Tasso BCE 2,25% 2,2% 1,5%
11 Giugno 2025 Tasso BCE 2,15% 2,2% 1,4%
23 Aprile 2025 Tasso BCE 2,4% 2,3% 1,3%
12 Marzo 2025 Tasso BCE 2,65% 2,3% 1,2%
5 Febbraio 2025 Tasso BCE 2,9% 2,3% 1,1%
18 Dicembre 2024 Tasso BCE 3,15% 2,4% 1%
23 Ottobre 2024 Tasso BCE 3,4% 2,4% 0,9%
18 Settembre 2024 Tasso BCE 3,65% 2,5% 0,9%
12 Giugno 2024 Tasso BCE 4,25% 3,2% 2%
20 Settembre 2023 Tasso BCE 4,5% 7,2% 8,3%
2 Agosto 2023 Tasso BCE 4,25% 7,7% 8,6%
21 Giugno 2023 Tasso BCE 4% 8,3% 9,1%
10 Maggio 2023 Tasso BCE 3,75% 8,6% 9,2%
22 Marzo 2023 Tasso BCE 3,5% 8,8% 9%
8 Febbraio 2023 Tasso BCE 3% 8,9% 8,9%
21 Dicembre 2022 Tasso BCE 2,5% 8,4% 8,2%
2 Novembre 2022 Tasso BCE 2% 8% 7,6%
14 Settembre 2022 Tasso BCE 1,25% 7,1% 6,1%
27 Luglio 2022 Tasso BCE 0,5% 6% 5,1%
18 Settembre 2019 Tasso BCE 0% 1,4% 0,9%
16 Marzo 2016 Tasso BCE 0% 0,3% 0,1%

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