Rottamazione tributi locali: “Sconti a qualcuno, conto pieno per altri”

Rottamazione tributi locali: “Sconti a qualcuno, conto pieno per altri”

In molti comuni italiani si sta aprendo una riflessione che va oltre il semplice tema della rottamazione delle cartelle. Al centro del dibattito c’è una questione più profonda: è giusto che cittadini con la stessa posizione debitoria vengano trattati in modo diverso soltanto perché il loro debito è stato gestito attraverso procedure differenti?

Il caso

È questo il tema sollevato a Portoferraio dal gruppo consiliare “Bene Comune, che ha presentato un’interpellanza chiedendo all’amministrazione di intervenire per evitare quella che viene definita una possibile disparità di trattamento tra contribuenti. La discussione nasce dalle novità introdotte dal decreto legge 38 del 2026, che ha riaperto la possibilità per gli enti locali di applicare forme di definizione agevolata ai debiti tributari.

La norma nazionale concede infatti ai comuni la facoltà di deliberare, entro il 30 giugno, l’eliminazione di sanzioni e interessi per determinate posizioni debitorie. Si tratta di una misura che mira a favorire la regolarizzazione dei pagamenti e ad agevolare cittadini e imprese che, negli anni, hanno accumulato arretrati nei confronti dell’amministrazione pubblica.

I limiti dell’applicazione della disciplina

Tuttavia, l’applicazione della disciplina presenta un limite rilevante. Il provvedimento riguarda esclusivamente i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, lasciando fuori una serie di situazioni gestite direttamente dai singoli enti attraverso modalità autonome di recupero dei crediti.

È proprio su questo aspetto che si concentra la presa di posizione di “Bene Comune”. Nel caso di Portoferraio, infatti, la riscossione coattiva relativa a imposte e tributi comunali come IMU e TARI non viene effettuata attraverso l’agente nazionale della riscossione, ma tramite una gestione diretta dell’ente che si avvale del supporto di un professionista esterno per le attività legali e di recupero.

Le conseguenze per i cittadini

Secondo i consiglieri comunali, questa particolarità organizzativa potrebbe generare conseguenze concrete per molti cittadini. Se il Comune decidesse di limitarsi all’applicazione della normativa statale senza adottare ulteriori provvedimenti locali, si creerebbe infatti una situazione nella quale alcuni contribuenti potrebbero beneficiare dell’abbattimento di interessi e sanzioni, mentre altri, pur trovandosi in condizioni analoghe, sarebbero chiamati a versare integralmente tutte le somme dovute.

La differenza non dipenderebbe quindi dalla natura del debito né dalla situazione economica della persona interessata, ma esclusivamente dal percorso amministrativo seguito per la riscossione. Un elemento che, secondo i promotori dell’interpellanza, rischia di compromettere il principio di uguaglianza che dovrebbe guidare l’azione pubblica.

La questione assume particolare rilievo in una fase economica ancora complessa per molte famiglie. Negli ultimi anni l’aumento del costo della vita, l’inflazione e le difficoltà che hanno colpito diversi settori produttivi hanno reso più difficile per molti contribuenti rispettare tutte le scadenze fiscali. In questo contesto, strumenti come la definizione agevolata vengono spesso considerati un’opportunità per favorire il rientro delle posizioni debitorie senza aggravare ulteriormente situazioni già fragili.

Sconti a qualcuno, conto pieno per altri?

Da qui la richiesta avanzata dal gruppo consiliare all’amministrazione comunale. L’obiettivo non è soltanto quello di recepire le disposizioni previste dal legislatore nazionale, ma di utilizzare gli strumenti regolamentari già a disposizione del Comune per estendere il beneficio anche alle posizioni che oggi resterebbero escluse.

A sostegno di questa possibilità viene richiamato l’articolo 52 del decreto legislativo 446 del 1997, una norma che attribuisce ai comuni ampi margini di autonomia nella disciplina delle proprie entrate. In base a questo principio, gli enti locali possono adottare regolamenti specifici per organizzare e gestire i tributi di competenza, purché nel rispetto della legislazione generale.

Secondo “Bene Comune”, proprio questa autonomia consentirebbe all’amministrazione di predisporre una misura locale capace di includere anche le ingiunzioni e le procedure di recupero affidate al professionista incaricato dal Comune. Una scelta che, a loro avviso, permetterebbe di garantire condizioni uniformi a tutti i contribuenti coinvolti.

L’interpellanza punta quindi a ottenere una posizione chiara da parte della giunta e dell’amministrazione comunale. I consiglieri chiedono infatti di conoscere quali iniziative si intendano adottare prima della scadenza fissata dalla normativa nazionale e se vi sia la volontà politica di intervenire per evitare trattamenti differenziati.

Un caso che ha impatto anche a livello nazionale

La vicenda di Portoferraio, al di là della dimensione locale, evidenzia un tema destinato probabilmente a interessare numerosi enti italiani nelle prossime settimane. Molti comuni, infatti, nel corso degli anni hanno scelto modelli diversi per la gestione della riscossione, affidandosi in alcuni casi all’Agenzia delle Entrate-Riscossione e in altri a strutture interne o soggetti esterni.

La conseguenza è che una misura pensata per favorire la regolarizzazione dei debiti potrebbe produrre effetti differenti da territorio a territorio. Ed è proprio su questo terreno che si gioca la partita politica e amministrativa: trasformare un’opportunità fiscale in uno strumento realmente equo, capace di garantire le stesse condizioni a tutti i cittadini indipendentemente dalle scelte organizzative adottate dall’ente negli anni precedenti.

In attesa delle decisioni che verranno assunte entro la fine di giugno, il confronto aperto a Portoferraio pone una domanda destinata a rimanere centrale nel dibattito pubblico: quando la pubblica amministrazione sceglie come riscuotere un tributo, può quella scelta tradursi in vantaggi per alcuni contribuenti e svantaggi per altri? Per il gruppo “Bene Comune”, la risposta dovrebbe essere no, e spetta ora all’amministrazione dimostrare come intende garantire questo principio.

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