Il tribunale tutela i rider, il tempo d’attesa è parte del lavoro

Il tribunale tutela i rider, il tempo d’attesa è parte del lavoro

Piccoli passi e non come ci aspetteremmo frutto di battaglie sindacali, quanto piuttosto di sentenze giudiziarie.  Il risultato finale, però è il riconoscimento di qualche tutela per i rider, i lavoratori che percorrono su e giù le nostre Città per consegnare il cibo a domicilio.

Il tribunale di Torino ha recentemente emesso una sentenza che potrà fungere da riferimento per molti lavoratori. La vicenda origina proprio da un ricorso presentato da un lavoratore che aveva prestato la propria opera per la piattaforma Glovo dall’ottobre 2024 al marzo 2025. Rapporto lavorativo poi interrotto con una comunicazione via email e il blocco dell’accesso alla piattaforma. Il rider aveva, quindi, impugnato il licenziamento chiedendo il riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro e il reintegro.

I precedenti

La posizione dei giudici Torinesi è in linea con una fondamentale sentenza a tutela di questi specifici lavoratori, quella della Corte di Cassazione n. 28772, dell’Ottobre 2025. Può considerarsi proprio questo il pronunciamento che ha consolidato l’orientamento a tutela dei lavoratori, stabilendo che ai contratti dei rider, seppure formalmente autonomi, vada applicata la disciplina del lavoro dipendente. Ai fini di questo riconoscimento la Suprema Corte ha confermato che bastano tre requisiti fondamentali, la continuità della prestazione, la prevalenza personale del lavoro svolto ed il fato che sia la piattaforma ad organizzare tempi e modi delle consegne tramite l’algoritmo.

Il caso storico a Palermo nel 2020

Pietra miliare di questa serie di sentenze a tutela di questa categoria dei lavoratori può essere considerata la sentenza del Tribunale di Palermo nel 2020, tra i primissimi in Italia a condannare Glovo per un licenziamento operato dall’algoritmo. In questo caso un rider era stato improvvisamente disconnesso dalla piattaforma e mai più riconnesso, dopo aver chiesto dispositivi di protezione individuale adeguati. Il giudice dichiarò la disconnessione come un “licenziamento orale e ritorsivo”, ordinando la reintegra immediata come lavoratore subordinato.

I precedenti del Tribunale di Torino

con la recentissima sentenza sulle ore di attesa pagate, la Sezione Lavoro di Torino si è dimostrata la più attiva in Italia per il riconoscimento di diritti a beneficio di questi lavoratori. Fin dal 2003 con la sentenza in base alla quale il tribunale ha imposto a Glovo di inquadrare i rider secondo il CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi, condannando l’azienda a pagare tutti gli arretrati e le differenze retributive accumulate a partire dal 2019. Questa sentenza ha duramente contestato il sistema del “cottimo”.

Oltre alla recentissima sentenza sulle ore di attesa pagate, la Sezione Lavoro di Torino si è dimostrata la più attiva in Italia per il riconoscimento di diritti a beneficio di questi lavoratori. Fin dal 2003 con la sentenza in base alla quale il tribunale ha imposto a Glovo di inquadrare i rider secondo il CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi, condannando l’azienda a pagare tutti gli arretrati e le differenze retributive accumulate a partire dal 2019. Questa sentenza ha duramente contestato il sistema del “cottimo”.

In tema di Sicurezza sul Lavoro, in un altro provvedimento, lo stesso tribunale ha obbligato Glovo a fornire ai fattorini protezioni adeguate contro il meteo estremo come ondate di caldo o di freddo, mettere a disposizione un kit di primo soccorso, garantire calzature idonee e l’accesso ai servizi igienici.

L’ultima sentenza

Rider tempo di attesa retribuito sentenza Tribunale di TorinoLa sentenza del tribunale di Torino ha innanzitutto riconosciuto il rapporto di lavoro subordinato per un ciclo-fattorino di Glovo. La decisione ha riguardato Foodinho srl, società che gestisce la piattaforma Glovo in Italia. Il modo in cui la piattaforma organizza il lavoro è l’ossatura della sentenza. L’algoritmo non si limitava a mettere in contatto fattorini, clienti e ristoranti ma assegnava direttamente le consegne, stabiliva i compensi, indicava punti di ritiro e destinazioni e infine monitorava gli spostamenti in tempo reale.

In aggiunta la sentenza ha stabilito anche un principio economico molto rilevante. Il tempo in cui il rider è loggato, identificato e attivo, disponibile per la piattaforma e in attesa dell’ordine deve essere considerato a tutti gli effetti tempo di lavoro. Di conseguenza anche il periodo in cui il lavoratore resta a disposizione della piattaforma va retribuito e non più soltanto, come avviene ora, la consegna materialmente effettuata. Il tempo trascorso dal rider in attesa di una consegna davanti al ristorante deve essere considerato tempo di lavoro retribuito. In chiusura della sentenza Il giudice ha anche ordinato il reintegro del rider licenziato con un contratto a tempo pieno e indeterminato, oltre al pagamento dell’indennità risarcitoria e dei contributi previdenziali perduti.

 Il Filone Penale di Milano

Un’altra procura attiva sul fronte del riconoscimento dei diritti dei rider è quella di Milano. A seguito del commissariamento per caporalato subito da Glovo a inizio 2026, si è aperto un duro scontro tra Procura e Giudici. La Procura di Milano ha chiesto al Tribunale di imporre l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i suoi circa 40.000 rider. Secondo l’accusa, il nuovo piano aziendale che proponeva una tariffa oraria di 14€ lordi all’ora, continua a non retribuire circa il 30% della reale attività.

Il Giudice per le indagini preliminari (GIP) ha però respinto la richiesta della Procura. Il GIP ha stabilito che il giudice penale può intervenire per fermare lo sfruttamento e adeguare le retribuzioni. Diversamente non è suo compito e non è in grado di decretare un’assunzione di massa, di un numero così rilevante di collaboratori. Inoltre molti rider, proprio per le ridotte retribuzioni, hanno una “doppia committenza” lavorano per più app contemporaneamente. La valutazione della subordinazione va fatta caso per caso davanti al Tribunale del lavoro, non di fronte ad un giudice penale. La Procura ha comunque presentato ricorso al Tribunale del Riesame e si attendono, ora, gli sviluppi di questa ‘battaglia’ legale di così grande rilevanza per le vite di tantissime persone.

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