Un mondo meno affamato
Per il terzo anno consecutivo nel 2025 la ‘fame nel mondo’ definita tecnicamente “denutrizione cronica” è diminuita. Una buona notizia. Ma il cibo non è sicuro per 1 cittadino su 4 nel pianeta. Il rapporto…
FIFA nel caos: salta il piano per privatizzare il Mondiale, UEFA sfiducia Infantino e il Marocco accende nuove polemiche.
La più grave crisi politica vissuta dalla FIFA negli ultimi anni potrebbe cambiare gli equilibri del calcio mondiale. Nel giro di pochi giorni è crollato il progetto che avrebbe dovuto rivoluzionare la gestione economica della Coppa del Mondo attraverso l’ingresso di investitori privati, mentre attorno al presidente Gianni Infantino si è aperto un fronte di contestazione senza precedenti. A rendere ancora più delicata la situazione contribuiscono una serie di elementi politici e diplomatici che vanno ben oltre il rettangolo di gioco, dimostrando come il calcio internazionale sia ormai intrecciato con interessi economici, relazioni istituzionali e strategie geopolitiche.
La retromarcia annunciata dalla FIFA rappresenta soltanto il primo atto di una vicenda che potrebbe culminare con un cambio ai vertici dell’organizzazione. Nel frattempo, la presenza di Infantino in Marocco durante giorni particolarmente delicati per la crisi migratoria tra Rabat e la Spagna ha ulteriormente alimentato interrogativi sulla sua gestione e sull’opportunità di alcune scelte istituzionali.
La federazione internazionale ha ufficializzato l’abbandono del piano con una comunicazione che, nei toni, appare come una vera ammissione delle profonde fratture emerse all’interno del movimento calcistico.
“Dopo aver ascoltato attentamente tutti i punti di vista, è emerso chiaramente che il progetto ha creato divisioni tali da non essere più compatibile con l’obiettivo prefissato. Il nostro intento è sempre stato quello di unire e migliorare il calcio”, si legge nella nota diffusa dalla FIFA.
Con questa decisione viene accantonata l’ipotesi di creare una nuova società controllata incaricata di amministrare i diritti commerciali della Coppa del Mondo attraverso l’ingresso di capitali privati. Un’iniziativa che, nelle intenzioni dei promotori, avrebbe dovuto incrementare il valore economico del torneo più importante del pianeta, ma che si è rapidamente trasformata in uno dei dossier più divisivi della gestione Infantino.
Il dietrofront non nasce da una scelta spontanea, bensì dalla forte opposizione manifestata da numerose federazioni continentali e da una parte consistente della governance calcistica internazionale.
Ad accelerare la crisi sono state le indiscrezioni pubblicate dal quotidiano britannico The Times, secondo cui la FIFA stava lavorando da tempo a una complessa operazione societaria destinata a modificare radicalmente il modello di gestione del Mondiale.
Secondo quanto emerso, il progetto prevedeva la costituzione della società denominata FIFA Forward Enterprise (FFE), destinata a gestire una parte rilevante dei ricavi commerciali della competizione. Tra i potenziali investitori figurava Thrive Capital, fondo d’investimento guidato da Joshua Kushner, imprenditore statunitense e fratello di Jared Kushner, noto per essere il genero dell’ex presidente americano Donald Trump.
Le successive ricostruzioni giornalistiche hanno aggiunto ulteriori elementi destinati a far esplodere le polemiche. Il piano avrebbe infatti previsto anche un ruolo operativo per lo stesso Infantino all’interno della nuova struttura societaria, con la prospettiva di un incarico da commissioner accompagnato da una retribuzione che sarebbe arrivata a circa 30 milioni di dollari annui, ai quali si sarebbero aggiunti eventuali bonus legati ai risultati.
La sola ipotesi di un simile assetto ha provocato un’immediata reazione critica da parte di numerosi dirigenti calcistici, preoccupati per il possibile conflitto tra gli interessi dell’organizzazione e quelli di una società destinata a gestire il principale patrimonio economico della FIFA.
Se il ritiro del progetto rappresenta il dato formale della vicenda, il vero terremoto politico è arrivato dalla UEFA, che ha diffuso un comunicato dai toni insolitamente duri nei confronti del presidente della FIFA.
Il passaggio più significativo denuncia la gestione riservata dell’intera operazione e accusa apertamente chi avrebbe elaborato il progetto lontano dagli organi istituzionali.
“Non possiamo continuare così, con piani segreti portati avanti a tappe forzate, architettati da individui senza volto e di dubbia utilità per il gioco. Dobbiamo individuare i responsabili e chiamarli a risponderne.”
Parole che testimoniano un livello di scontro raramente registrato nei rapporti tra le due principali istituzioni del calcio mondiale.
Alla base delle contestazioni non vi sarebbe soltanto il merito dell’operazione finanziaria, ma anche il metodo seguito. Secondo diverse ricostruzioni, il progetto sarebbe stato sviluppato senza un adeguato coinvolgimento dei 211 membri della FIFA e, addirittura, senza che alcuni dei principali dirigenti dell’organizzazione ne fossero pienamente informati.
Tra i nomi indicati dalle indiscrezioni figurano anche il Chief Operating Officer Kevin Lamour e il segretario generale Mattias Grafström, che sarebbero rimasti all’oscuro dell’iniziativa nelle sue fasi decisive.
Il fallimento dell’operazione ha inevitabilmente riaperto il dibattito sul futuro della presidenza FIFA.
Negli ambienti calcistici internazionali prende infatti corpo l’ipotesi che la UEFA possa promuovere una mozione di sfiducia nei confronti di Infantino già nelle prossime settimane. Un’iniziativa che, se trovasse il sostegno di un numero sufficiente di federazioni, potrebbe modificare completamente il quadro politico prima ancora del congresso elettivo previsto nel marzo 2027.
L’appuntamento si svolgerà in Marocco e, allo stato attuale, Infantino risulta formalmente l’unico candidato alla presidenza. Le candidature alternative potranno essere presentate fino al prossimo 18 novembre, ma il clima di crescente tensione rende tutt’altro che scontato lo scenario che fino a poche settimane fa sembrava ormai definito.
Più che la semplice bocciatura di un progetto economico, quanto accaduto sembra rappresentare una crisi di fiducia nei confronti dell’attuale gruppo dirigente.
Come se non bastasse, un ulteriore elemento ha contribuito ad alimentare il dibattito internazionale.
Mentre la polemica sulla privatizzazione del Mondiale raggiungeva il suo punto più alto, Gianni Infantino si trovava a Tétouan, in Marocco, per partecipare alle celebrazioni dell’anniversario dell’incoronazione di Re Mohammed VI.
La presenza del presidente FIFA ha attirato particolare attenzione perché, tra gli ospiti dell’evento, risultava essere l’unico rappresentante privo di un incarico politico o diplomatico.
La coincidenza temporale ha fatto discutere anche per un’altra ragione: proprio in quelle stesse ore esplodeva la nuova emergenza migratoria a Ceuta, città autonoma spagnola situata sulla costa nordafricana e confinante con il Marocco. È opportuno ricordare che Ceuta è un territorio appartenente alla Spagna pur trovandosi geograficamente nel continente africano, lungo il confine marocchino.
Tra giovedì e venerdì circa 60.000 persone hanno raggiunto Ceuta, provocando una forte pressione sulle autorità spagnole e dando origine a un nuovo caso diplomatico europeo.
Una parte consistente dei migranti è successivamente rientrata in territorio marocchino, ma l’episodio ha acceso un acceso confronto politico sia in Spagna sia a livello internazionale.
Diverse testimonianze raccolte nelle ore successive hanno sostenuto che il passaggio verso Ceuta sarebbe stato agevolato dalle autorità marocchine con l’obiettivo di esercitare pressione sul governo di Madrid. Si tratta di ricostruzioni che hanno alimentato il dibattito politico e mediatico, mentre alcuni analisti hanno avanzato interpretazioni secondo cui tale strategia avrebbe potuto beneficiare dell’appoggio di alleati internazionali del Marocco. Si tratta tuttavia di valutazioni formulate da osservatori e non confermate ufficialmente.
In questo contesto, la presenza di Infantino alle celebrazioni ufficiali in Marocco è stata letta da diversi commentatori come una scelta quantomeno inopportuna, considerato il delicato momento attraversato dalla FIFA.
L’intreccio tra sport e diplomazia assume un significato ancora maggiore se si considera che proprio Marocco, Spagna e Portogallo organizzeranno congiuntamente il Mondiale del 2030.
Tra Rabat e Madrid è inoltre aperta una competizione simbolica di grande rilievo: quella relativa alla sede della finale.
Da una parte c’è il rinnovato Santiago Bernabéu di Madrid, dall’altra il nuovo Hassan II Stadium in costruzione a El Mansouria, destinato a diventare uno degli impianti più grandi mai realizzati, con una capienza prevista di circa 115.000 spettatori.
Durante la visita in Marocco, Infantino ha dichiarato ai media che l’edizione del 2030 sarà “il Mondiale più bello di sempre, visto che sarà qui in Marocco”, senza menzionare nel passaggio Spagna e Portogallo, anch’essi Paesi organizzatori della manifestazione.
Un’affermazione che, pur non modificando il quadro organizzativo ufficiale, è stata interpretata da diversi osservatori come un ulteriore elemento destinato ad alimentare sensibilità già particolarmente elevate.
La vicenda dimostra come il calcio internazionale non sia più soltanto un fenomeno sportivo, ma un sistema nel quale si intrecciano interessi finanziari, strategie commerciali, equilibri geopolitici e relazioni istituzionali.
Il ritiro del progetto di privatizzazione del Mondiale rappresenta certamente una battuta d’arresto significativa per la gestione Infantino, ma potrebbe non essere sufficiente a chiudere una fase di forte instabilità ai vertici della FIFA.
Nelle prossime settimane l’attenzione sarà rivolta soprattutto alle mosse delle principali confederazioni continentali e all’eventuale nascita di candidature alternative in vista del congresso del 2027. Per la prima volta dopo molti anni, la leadership della federazione mondiale appare meno solida di quanto fosse sembrato fino a poche settimane fa.