Prezzi carburanti fuori controllo: ecco dove si paga di più

Prezzi carburanti fuori controllo: ecco dove si paga di più

Doveva alleggerire il peso del pieno, ma per milioni di automobilisti il risultato finale è stato esattamente opposto. Il nuovo intervento del governo sulle accise dei carburanti, entrato ufficialmente in vigore il 2 maggio, ha infatti prodotto un aumento immediato del prezzo della benzina in tutta Italia. Un rialzo che, nel giro di pochi giorni, ha riportato i listini vicino ai livelli precedenti ai tagli fiscali introdotti nei mesi scorsi.

La misura ha modificato in maniera diversa il trattamento fiscale tra benzina e diesel. Ed è proprio questa differenza ad aver cambiato radicalmente lo scenario alle pompe. Se per il gasolio lo sconto sulle accise è rimasto fissato a 20 centesimi, sulla verde la riduzione si è ridotta drasticamente: appena 5 centesimi. Tradotto nella vita quotidiana, significa che chi utilizza un’auto a benzina si trova oggi a spendere quasi 20 centesimi in più per ogni litro acquistato rispetto ai giorni precedenti.

Un incremento che, soprattutto per pendolari, famiglie e lavoratori che utilizzano l’auto ogni giorno, rischia di trasformarsi nell’ennesimo colpo sul bilancio domestico.

Il ritorno della benzina “cara”

A certificare il rincaro sono i dati ufficiali pubblicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che monitora quotidianamente l’andamento medio dei prezzi dei carburanti nelle regioni italiane e lungo la rete autostradale.

Il confronto tra il 1° maggio e l’8 maggio mostra una crescita praticamente uniforme in tutta la Penisola. In molte aree si registrano aumenti compresi tra 17 e 19 centesimi al litro, con punte che riportano alcuni distributori sopra soglie psicologiche che sembravano temporaneamente superate.

Il dato più evidente riguarda l’autostrada: il prezzo medio della benzina self service è tornato a toccare quota 2 euro al litro. Una cifra che pesa soprattutto in vista della stagione estiva, quando milioni di italiani si rimetteranno in viaggio per vacanze e spostamenti di lungo raggio.

Il ritorno a questi livelli non è soltanto un tema legato ai carburanti. Perché il costo della benzina incide indirettamente anche sulla logistica, sui trasporti e, a cascata, sui prezzi di molti beni di consumo.

Centro Italia meno penalizzato

Osservando la classifica regionale emergono differenze relativamente contenute, ma comunque significative. Le Marche risultano attualmente l’area con la benzina self più economica, con un prezzo medio di 1,916 euro al litro. Subito dietro si collocano Lazio e Campania, entrambe poco sopra 1,92 euro.

A sorpresa, il Centro Italia domina la graduatoria delle regioni meno costose. Nella top ten figurano infatti Marche, Lazio, Umbria, Abruzzo e Toscana. Una presenza massiccia che suggerisce una dinamica territoriale diversa rispetto ad altre fasi storiche, nelle quali erano spesso le regioni settentrionali a beneficiare dei listini più bassi.

Completano il gruppo delle aree relativamente più convenienti Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria, mentre il Sud compare soltanto con la Campania.

Sul fronte opposto, la provincia di Bolzano si conferma l’area più cara, con un prezzo medio vicino a 1,96 euro al litro. Poco distante anche Basilicata, Calabria e Friuli Venezia Giulia.

La distanza tra la regione più economica e quella più costosa rimane comunque limitata: poco più di 4 centesimi al litro. Una forbice apparentemente ridotta che però, moltiplicata per pieni frequenti e percorrenze elevate, può incidere sensibilmente sulla spesa mensile degli automobilisti.

Gli aumenti più pesanti

Se si guarda invece all’incremento registrato dopo il nuovo assetto delle accise, emergono differenze ancora più nette.

Lazio, Campania e Molise sono le aree dove il rialzo è stato leggermente più contenuto, fermandosi attorno ai 17 centesimi al litro. In altre regioni, invece, il salto ha raggiunto quasi 19 centesimi.

È il caso di Piemonte, Toscana, Sardegna, Friuli Venezia Giulia e provincia di Trento. Anche la rete autostradale rientra tra le realtà maggiormente colpite dagli aumenti.

Di fatto, il mini-taglio sulle accise si è trasformato in un ridimensionamento quasi totale dello sconto che era stato introdotto per contenere l’effetto dell’inflazione energetica.

Il nodo politico dietro la scelta

La decisione di mantenere un sostegno più consistente sul diesel non è casuale. Dietro questa scelta c’è infatti il tentativo di limitare gli effetti economici sull’autotrasporto e sulle attività produttive, fortemente dipendenti dal gasolio.

Il problema è che negli ultimi anni milioni di famiglie italiane hanno continuato a utilizzare automobili a benzina, soprattutto nelle grandi città e nelle aree urbane dove il diesel è stato progressivamente penalizzato dalle restrizioni ambientali.

Il risultato è una sorta di squilibrio: da una parte si protegge il comparto logistico e industriale, dall’altra si scarica parte del peso fiscale sugli automobilisti privati.

Una dinamica che rischia di alimentare nuove tensioni sul fronte del costo della vita, già appesantito dall’aumento delle bollette, dei mutui e dei prezzi alimentari.

Un pieno costa sempre di più

Per capire l’impatto concreto basta fare un semplice calcolo. Con un aumento medio di circa 18 centesimi al litro, un’auto con serbatoio da 50 litri arriva a spendere quasi 9 euro in più per ogni rifornimento completo.

Su base mensile, per chi utilizza frequentemente l’auto, la differenza può facilmente superare i 30 o 40 euro. Una cifra che, sommata agli altri rincari degli ultimi mesi, contribuisce ad alimentare la sensazione diffusa di erosione del potere d’acquisto.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più delicati della vicenda: il prezzo dei carburanti resta uno degli indicatori economici più percepiti dai cittadini. A differenza di altre voci di spesa meno immediate, il costo del pieno viene osservato ogni giorno e diventa rapidamente un termometro del clima economico generale.

Il rischio estate: vacanze più costose

L’aumento arriva inoltre in un momento particolarmente sensibile. Con l’avvicinarsi dell’estate, il ritorno della benzina verso i 2 euro al litro potrebbe incidere sulle scelte di viaggio di molte famiglie.

Le tratte autostradali, già caratterizzate da prezzi più elevati rispetto alla rete urbana, tornano così a rappresentare un costo importante per chi programma spostamenti lunghi.

E se nei prossimi mesi dovessero aggiungersi nuove tensioni internazionali sul mercato energetico, il rischio di ulteriori rincari non può essere escluso.

Per ora, però, il dato più evidente è uno soltanto: il “mini sconto” sulle accise, almeno per chi guida un’auto a benzina, si è tradotto in una nuova corsa dei prezzi.

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