Ponte sullo Stretto, cambia il vertice tecnico proprio alla prova del Cipess

Ponte sullo Stretto, cambia il vertice tecnico proprio alla prova del Cipess

Valerio Mele passa ad Anas mentre il progetto torna verso il Cipess. La società assicura che l’avvicendamento era programmato. Ma adesso per il Ponte comincia una prova diversa: dimostrare che procedure, competenze e struttura organizzativa sono abbastanza solide da non dipendere dalle singole persone.

Non è necessariamente un passo indietro e, allo stato delle informazioni disponibili, non ci sono elementi per descriverlo come una rottura. Resta però una coincidenza temporale che merita attenzione. Il Ponte sullo Stretto cambia uno dei suoi principali riferimenti tecnici proprio mentre il progetto si prepara ad affrontare un nuovo passaggio davanti al Cipess. Dal 1° ottobre 2026 Valerio Mele, direttore tecnico della Stretto di Messina negli ultimi tre anni, passerà infatti ad Anas come Chief Operating Officer, alle dirette dipendenze dell’amministratore delegato.

La società concessionaria ha chiarito che il trasferimento era stato deciso e condiviso da tempo e che la struttura dispone già delle professionalità necessarie per accompagnare l’opera nelle fasi successive. È un elemento importante, perché impedisce di trasformare automaticamente un normale avvicendamento manageriale in un segnale di crisi. La questione interessante, semmai, è un’altra: il progetto sta entrando nella fase in cui la sua solidità dovrà essere misurata sempre meno sugli annunci e sempre più sulla capacità dell’organizzazione di superare controlli, prescrizioni e passaggi amministrativi.

Ponte sullo Stretto, perché il momento del cambio conta

Il calendario spiega perché la notizia abbia attirato tanta attenzione. Il passaggio di Mele ad Anas coincide con l’avvio dell’istruttoria relativa alla nuova delibera del Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile. Non siamo quindi davanti a una fase ordinaria della lunga storia del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.

Il progetto arriva a questo appuntamento dopo un percorso amministrativo complesso. Nel 2025 la precedente delibera Cipess non aveva ottenuto la registrazione della Corte dei conti, che aveva sollevato diversi rilievi. Nel corso del 2026 Governo, ministeri e società concessionaria hanno lavorato sugli aspetti contestati, mentre sono intervenuti ulteriori passaggi tecnici e istituzionali. Più recentemente sono arrivati anche i pareri favorevoli richiamati dalla Stretto di Messina dell’Autorità di regolazione dei trasporti e del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

È precisamente questo contesto a rendere significativo il cambio alla direzione tecnica. Mele non è un dirigente estraneo al dossier: negli ultimi tre anni ha seguito il progetto maturando, come riconosce la stessa società, una specifica esperienza nella sua gestione. Il trasferimento non equivale però a una fuoriuscita dal sistema delle grandi infrastrutture pubbliche. Al contrario, il manager approda ad Anas, dove assume quello che viene indicato come il massimo ruolo tecnico aziendale.

Il punto, quindi, non è chiedersi se il Ponte abbia improvvisamente perso il proprio patrimonio di conoscenze. È più utile osservare se quel patrimonio sia stato effettivamente trasformato da competenza personale in capacità organizzativa. Per un progetto di queste dimensioni è una differenza sostanziale.

La vera prova è trasformare il progetto in una macchina organizzativa

Le grandi infrastrutture hanno spesso figure che, per esperienza e continuità, finiscono per identificarsi con determinate fasi progettuali. Ma un’opera destinata a richiedere anni di progettazione esecutiva, cantieri, controlli e coordinamento non può poggiare sulla permanenza indefinita di singoli dirigenti.

Da questo punto di vista, l’avvicendamento di Mele diventa quasi un test organizzativo involontario. Se quanto afferma Stretto di Messina troverà riscontro nella continuità delle attività, il trasferimento dimostrerà che competenze, documentazione e responsabilità sono ormai distribuite all’interno di una struttura capace di procedere indipendentemente dalle persone. Se invece dovessero emergere rallentamenti direttamente riconducibili alla transizione, il problema assumerebbe un’altra dimensione.

Per ora, tuttavia, non esistono elementi che permettano di sostenere questa seconda ipotesi. La concessionaria afferma esplicitamente di avere già acquisito le risorse tecniche necessarie alla realizzazione del Ponte sullo Stretto. È quindi sulla verifica dei prossimi passaggi, più che sulla suggestione prodotta dalle date, che andrà misurato l’effetto reale del cambio.

Ed è forse questa la distinzione più importante. Una cosa è la coincidenza temporale tra il trasferimento del direttore tecnico e l’avvio dell’istruttoria Cipess. Altra cosa sarebbe dimostrare un rapporto causale tra i due avvenimenti. Al momento la seconda affermazione non è sostenuta da elementi pubblicamente disponibili.

Il Cipess non è il traguardo finale del Ponte sullo Stretto

C’è poi un equivoco che accompagna frequentemente il racconto delle grandi opere: considerare ogni autorizzazione come se rappresentasse il via libera definitivo. Nel caso del Ponte sullo Stretto la procedura è più articolata.

Il nuovo passaggio al Cipess è fondamentale, ma non esaurisce il percorso. Le delibere del Comitato seguono infatti un iter di perfezionamento che comprende gli adempimenti previsti sul piano della finanza pubblica e il controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti. Proprio quest’ultimo passaggio assume un peso particolare alla luce di quanto avvenuto nel 2025.

Il Governo e la società concessionaria ritengono di aver lavorato per superare le criticità emerse allora. Secondo il cronoprogramma comunicato dalla Stretto di Messina, ottenuto il visto di legittimità si potrebbe passare entro la fine dell’anno alla fase realizzativa, iniziando la progettazione esecutiva e il programma delle opere anticipate. L’obiettivo dichiarato rimane l’apertura al traffico nel 2034, dopo circa sette anni e mezzo di lavori.

È importante, tuttavia, distinguere il cronoprogramma programmato dalla sua effettiva realizzazione. Nel settore delle infrastrutture complesse, date e scadenze rappresentano obiettivi operativi soggetti al completamento degli atti amministrativi, alle verifiche e all’andamento delle successive fasi progettuali e di cantiere. Il prossimo passaggio istituzionale dirà quindi molto, ma non dirà ancora tutto.

Dal dibattito politico alla prova delle procedure

Per anni il Ponte sullo Stretto è stato raccontato soprattutto attraverso la politica. Favorevoli e contrari hanno discusso di costi, priorità infrastrutturali, sviluppo del Mezzogiorno, impatto ambientale, collegamenti ferroviari e stradali, utilità economica e sostenibilità dell’opera. La riattivazione del progetto è inoltre diventata uno dei dossier infrastrutturali maggiormente associati all’azione del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.

Ma più il procedimento avanza, meno la questione può essere ridotta alla contrapposizione tra chi vuole costruire il Ponte e chi vorrebbe fermarlo. La fase che si apre è molto più prosaica e, per certi aspetti, più decisiva: atti amministrativi, pareri, responsabilità tecniche, progettazione esecutiva, controlli di legittimità, gestione dei contratti e capacità di rispettare il cronoprogramma.

È qui che il trasferimento di Mele assume un interesse che va oltre la vicenda personale. Un’infrastruttura di queste dimensioni deve sopravvivere ai cambi di dirigenti, governi, responsabili tecnici e vertici societari. Deve possedere una memoria organizzativa, procedure verificabili e una catena delle responsabilità sufficientemente robusta da accompagnare un percorso pluriennale.

In questa prospettiva, la domanda più utile non è se l’uscita del direttore tecnico costituisca una “grana” per il Governo o una dimostrazione che il progetto procede senza problemi. Entrambe sarebbero conclusioni premature. La questione verificabile è se la struttura costruita intorno all’opera saprà garantire la continuità promessa mentre affronta il passaggio amministrativo più delicato dalla mancata registrazione del 2025.

Ora il Ponte deve dimostrare di camminare senza uomini indispensabili

Valerio Mele non lascia il mondo delle infrastrutture e non scompare dal perimetro delle aziende pubbliche coinvolte nella mobilità nazionale: assume anzi una posizione tecnica di vertice in Anas. La Stretto di Messina, dal canto suo, sostiene di avere organizzato per tempo il passaggio e di disporre delle competenze necessarie per proseguire.

Le prossime settimane permetteranno di verificare queste affermazioni sui fatti. L’istruttoria Cipess, l’eventuale nuova delibera, il successivo controllo di legittimità e, solo dopo il completamento degli adempimenti previsti, il passaggio verso progettazione esecutiva e opere anticipate costituiscono una sequenza molto più significativa di qualsiasi lettura costruita sul semplice cambio di una casella nell’organigramma.

Ed è forse proprio questo il nuovo capitolo della storia del Ponte. Dopo anni trascorsi a discutere soprattutto se realizzarlo, il progetto è chiamato a dimostrare come intende diventare realmente realizzabile. La differenza sembra sottile, ma non lo è. Perché un’opera pubblica può essere sostenuta dalla politica e difesa dai suoi promotori; quando entra nella fase operativa, però, sono procedure, competenze e capacità amministrativa a stabilire se il progetto riesce davvero a procedere.

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