Palantir travolge il governo britannico: chi sta accedendo ai dati sanitari dei cittadini?

Palantir travolge il governo britannico: chi sta accedendo ai dati sanitari dei cittadini?

Il sistema sanitario britannico finisce al centro di una nuova tempesta politica e tecnologica. Al centro della vicenda c’è ancora una volta Palantir Technologies, la società americana specializzata nell’elaborazione di grandi quantità di informazioni sensibili, già da tempo al centro di polemiche per i suoi rapporti con governi, apparati di sicurezza e intelligence.

Questa volta, però, il terreno dello scontro riguarda uno dei patrimoni più delicati che uno Stato possa custodire: i dati sanitari di milioni di cittadini britannici.

Secondo quanto anticipato dal Financial Times, contractor esterni collegati al progetto della piattaforma sanitaria nazionale avrebbero ottenuto un accesso molto più ampio del previsto alle informazioni identificabili dei pazienti del sistema sanitario inglese. Una rivelazione che ha immediatamente riacceso il dibattito su privacy, sovranità digitale e dipendenza tecnologica del settore pubblico da grandi aziende private.

La crisi politica si intreccia con il dossier sanitario

La questione esplode in un momento già estremamente delicato per il governo guidato da Keir Starmer. Le tensioni interne all’esecutivo, il calo di consenso e le recenti difficoltà elettorali hanno infatti trasformato ogni dossier sensibile in un possibile detonatore politico.

A rendere ancora più complicato il quadro sono arrivate le dimissioni del ministro della Salute Wes Streeting, figura considerata centrale nella strategia di riforma dell’Nhs. Al suo posto è stato nominato James Murray, che eredita immediatamente uno dei fascicoli più controversi dell’intero governo.

Nei primi commenti pubblici dopo la nomina, Murray ha confermato la volontà di proseguire il percorso di modernizzazione del sistema sanitario avviato dal predecessore. Un segnale che lascia intendere come il progetto legato a Palantir non sia affatto destinato a fermarsi, nonostante le crescenti proteste.

Le petizioni contro Palantir e il timore di una “sanità sorvegliata”

Da mesi nel Regno Unito si moltiplicano mobilitazioni, campagne e raccolte firme contro la collaborazione tra l’Nhs e l’azienda americana fondata da Peter Thiel. Due petizioni indirizzate al governo hanno superato complessivamente le 200mila adesioni, chiedendo la sospensione immediata dell’accordo multimilionario siglato per la gestione della piattaforma sanitaria nazionale.

Lo slogan “No Palantir in our NHS” è diventato in poco tempo il simbolo di una parte dell’opinione pubblica che teme una progressiva privatizzazione della gestione dei dati sanitari.

Le preoccupazioni non riguardano soltanto la tutela della privacy. Molti osservatori vedono nella vicenda un passaggio più ampio: il trasferimento di quote sempre maggiori di infrastrutture pubbliche strategiche nelle mani di aziende tecnologiche private, spesso straniere e proprietarie di algoritmi non trasparenti.

Che cos’è la Federated Data Platform

Il cuore del progetto è la cosiddetta Federated Data Platform, abbreviata in Fdp. Si tratta di una gigantesca infrastruttura digitale pensata per mettere in comunicazione ospedali, centri diagnostici, liste d’attesa, medici di base e servizi sanitari locali dell’intero sistema inglese.

L’obiettivo dichiarato è rendere più efficiente il sistema sanitario attraverso un uso integrato dei dati. In teoria, la piattaforma dovrebbe consentire di:

  • coordinare meglio le cure;
  • prevedere i tempi delle liste d’attesa;
  • ottimizzare l’allocazione delle risorse;
  • monitorare l’andamento dei reparti;
  • migliorare la gestione delle emergenze.

L’idea ha preso forza durante la pandemia da Covid-19, quando la frammentazione dei sistemi informatici dell’Nhs ha mostrato limiti evidenti nella gestione coordinata delle informazioni cliniche. In quel contesto, Palantir iniziò a collaborare con il servizio sanitario britannico per supportare la logistica e l’organizzazione ospedaliera.

Da allora il progetto si è progressivamente ampliato fino a diventare uno degli interventi più ambiziosi di digitalizzazione sanitaria mai avviati nel Regno Unito.

Il nodo più delicato: accesso ai dati identificabili

Il punto che oggi scatena le polemiche riguarda però la struttura tecnica del sistema.

Secondo le informazioni emerse, all’interno del National Data Integration Tenant (Ndit) – una sorta di area centrale dove confluiscono inizialmente le informazioni cliniche – sarebbero presenti dati ancora identificabili dei pazienti, cioè non ancora anonimizzati o pseudonimizzati.

Ed è proprio qui che si concentra il timore di associazioni, parlamentari e attivisti per i diritti civili: contractor esterni coinvolti nello sviluppo della piattaforma avrebbero avuto un livello di accesso molto più esteso rispetto a quanto inizialmente comunicato.

Nella versione originaria del progetto, infatti, esisteva una distinzione netta tra dati identificabili e dati pseudonimizzati. Le società tecnologiche avrebbero dovuto lavorare solo su informazioni rese anonime, senza possibilità di risalire ai singoli cittadini.

L’ipotesi che questa barriera sia stata aggirata o modificata ha immediatamente alimentato accuse di possibile violazione delle norme britanniche sulla protezione dei dati.

Privacy, algoritmi e dipendenza tecnologica

Le critiche non arrivano soltanto dagli attivisti. Anche diversi esponenti politici e professionisti sanitari hanno espresso forti perplessità.

Il deputato liberaldemocratico Martin Wrigley ha parlato apertamente del rischio di “lock-in tecnologico”, cioè della possibilità che l’Nhs diventi progressivamente dipendente dai sistemi proprietari di Palantir.

Il timore è che, una volta costruita l’intera infrastruttura attorno a tecnologie private, il sistema sanitario non sia più realmente libero di cambiare fornitore senza affrontare costi enormi o profonde difficoltà operative.

Anche organizzazioni come Amnesty International UK e la ong Medact hanno denunciato possibili rischi legati alla trasparenza degli algoritmi e alla sovranità dei dati sanitari nazionali.

Nel frattempo, pure una parte del personale medico britannico guarda con crescente diffidenza al progetto. Secondo quanto riportato dal British Medical Journal, molti ospedali avrebbero ricevuto linee guida fortemente orientate verso l’utilizzo degli strumenti sviluppati da Palantir, alimentando il timore di una standardizzazione imposta dall’alto.

La risposta del governo britannico

Dal canto suo, il ministero della Salute britannico prova a rassicurare cittadini e operatori sanitari. Le autorità sostengono che ogni accesso ai dati sia sottoposto a verifiche, autorizzazioni formali e sistemi di controllo rigorosi.

L’esecutivo ribadisce inoltre che la governance delle informazioni sanitarie resterebbe completamente sotto controllo pubblico e conforme alle norme vigenti in materia di protezione dei dati.

Tuttavia, le rassicurazioni non sembrano bastare. La sensazione diffusa, soprattutto dopo le ultime rivelazioni, è che una parte significativa delle decisioni strategiche sulla gestione digitale della sanità britannica si stia consumando lontano dagli occhi dell’opinione pubblica.

Ed è proprio questo il punto che rende il caso Palantir molto più di una semplice controversia tecnologica. La vera domanda che attraversa oggi Westminster riguarda infatti il futuro stesso del rapporto tra cittadini, Stato e infrastrutture digitali: fino a che punto un governo può delegare la gestione delle informazioni più sensibili a soggetti privati senza perdere controllo, trasparenza e fiducia pubblica?

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