Non proprio tutti, ma quasi. I Tribunali Amministrativi Regionali hanno rigettato ben l’81% delle ordinanze comunali restrittive che cercano di limitare o bloccare l’installazione di strutture di vending machine, le cosiddette ‘macchinette’ automatiche che distribuiscono cibo e bevande h24.
È questo il risultato registrato da un’analisi su circa 40 provvedimenti adottati dai Comuni italiani, realizzato dallo studio legale Adr su mandato di Confida, l’Associazione Italiana Distribuzione Automatica. L’analisi ha riguardato gli anni compresi tra il 2020 e il 2025.
Nello specifico i dati riguardano quelle pubbliche amministrazioni che hanno introdotto ostacoli importanti a danno dei negozi automatici H24, limitandone orari di apertura per la vendita di bevande alcoliche, imponendo restrizioni ai contenitori consentiti ed altri vincoli operativi.
La posizione dei Tribunali Amministrativi Regionali
Lo studio ha evidenziato un dato incontrovertibile. Tranne in pochi rari casi dove le restrizioni sono state ritenute sostenibili, in oltre otto casi su dieci presentati i ricorsi presentati dai gestori di tali negozi sono stati accolti dalla giustizia amministrativa. I Tar hanno sospeso o annullato le ordinanze comunali. Nelle motivazioni degli annullamenti si rilevano frequentemente presupposti troppo generici alla base, carenza dei requisiti di urgenza, misure considerate sproporzionate rispetto agli obiettivi perseguiti.
Nella maggior parte dei casi, inoltre, il timore dei comuni che questi luoghi rappresentino un potenziale pericolo per la sicurezza urbana, favorendo bivacchi di persone senza fissa dimora oppure assembramenti di avventori malintenzionati, sono stati ritenuti infondati e pregiudizievoli. Problemi di ordine pubblico esposti dai comuni dei quali queste realtà non sono assolutamente state ritenute responsabili, anzi talvolta ne sono le vittime, quasi dei “capri espiatori” in territori non vigilati e senza alternative di accoglienza e di sostegno alle fasce più deboli della popolazione.
Una risposta alla fine del negozio di prossimità
I dati mostrano come i negozi automatici H24 stiano diventando una soluzione sempre più diffusa per garantire continuità di servizio e accesso ai beni di prima necessità in qualsiasi momento della giornata nei territori più fragili dal punto di vista commerciale
Una risposta alla chiusura ai migliaia di negozi di prossimità, agli oltre 156 mila negozi tradizionali, più di uno su quattro, chiusi dal 2012 cioè, alla desertificazione commerciale che interessa i comuni italiani da ormai diversi anni. Questi dati dell’Ufficio Studi Confcommercio ci mostrano come la densità commerciale sia passata da 11 (nel 2012) a 8 punti vendita ogni mille abitanti, segno di un cambiamento strutturale che sta ridefinendo la presenza dei servizi sul territorio. Nelle grandi città, ma soprattutto nei piccoli centri urbani, dove i costi di esercizio, affitto, tasse, personale, non rendono più sostenibili i classici modelli di bar e bottega.
Un dato investigato anche dal punto di vista sociologico, da diversi ricercatori contemporanei. Questa tipologia di esercizi commerciali si erge a emblema della società del consumo con le proprie peculiari caratteristiche. Automatici senza bisogno di interazione, finalizzati solo al consumo e non al contatto umano, un consumo al quale si può accedere 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Una risposta ‘a buon mercato’ per la mancanza dei costi del personale da parte dei gestori e ‘povera’ di ogni contatto umano se non quello con la merce, l’oggetto del nostro bisogno e desiderio. La bottiglietta o lo snack appena passati in tv, posso scendere a comprarli. Questi luoghi, non luoghi per alcuni rappresentano la reiterazione di una cultura del consumo sempre attiva e tesa alla spersonalizzazione, ma sono anche l’emblema della resa commerciale dei quartieri residenziali, quartieri dormitorio, dove si arriva sempre ‘fuori orario’.
Negozi automatici H24, libertà del consumatore
Un altro aspetto interessante messo in luce da alcuni ricercatori è quello della tensione tra l’idea di libertà individuale e la possibile percezione di isolamento ma anche di privacy che i negozi automatici H24 portano con se. Molti che fanno acquisti ad un distributore automatico della farmacia, per esempio, in piena notte, difficilmente entrerebbero a fare quello stesso acquisto in una farmacia piena di clienti, magari anche del proprio vicino di casa o del genitore del tuo amico. L’offerta di comodità di fare acquisti senza vincoli di orario, viene bilanciata dalla mancanza di interazione umana di questi luoghi impersonali e dunque, dalla mancanza di vita del quartiere stesso. Le classiche botteghe che hanno caratterizzato la storia italiana, hanno avuto da sempre una funzione sociale importante. Ora sono questi esercizi commerciali, utilizzati quotidianamente dai cittadini, a rappresentare una risposta concreta e sociale alla progressiva scomparsa dei negozi di vicinato, mantenendo vivi territori che altrimenti rischierebbero di perdere servizi essenziali.
Proprio da Confida viene una proposta di un nuovo corso dei distributori automatici, con la proposta avanzata di “concentrarsi sulla loro qualità”. Per questo l’associazione “ha dato vita al Protocollo Top Quality Negozi Automatici H24, un percorso di certificazione dedicato basato su qualità di servizio e prodotti, sostenibilità e sicurezza, a cui hanno già aderito oltre 150 negozi automatici in Italia”.