Multe per eccesso di velocità, cambia tutto o niente?

Multe per eccesso di velocità, cambia tutto o niente?

Per anni gli autovelox sono stati al centro di una delle controversie più accese del rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione. Da una parte i sindaci, convinti che questi strumenti rappresentino un presidio indispensabile per la sicurezza stradale. Dall’altra automobilisti e associazioni che ne contestano spesso la legittimità, sostenendo che molti dispositivi non rispettino pienamente i requisiti previsti dalla normativa.

Il nuovo decreto firmato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, nasce proprio con l’obiettivo di intervenire su questa lunga stagione di incertezze. Il provvedimento definisce infatti le procedure per l’omologazione, la verifica tecnica e la taratura periodica degli apparecchi utilizzati per rilevare il superamento dei limiti di velocità.

L’intenzione dichiarata è quella di mettere ordine in un settore che negli ultimi anni è stato caratterizzato da interpretazioni differenti, ricorsi e pronunce giudiziarie spesso contrastanti. Tuttavia, secondo alcuni osservatori, il decreto potrebbe non essere sufficiente a chiudere definitivamente la questione.

Il nodo dell’omologazione che ha alimentato migliaia di ricorsi

Al centro del dibattito c’è una distinzione apparentemente tecnica ma che ha avuto conseguenze molto concrete per gli automobilisti: quella tra autorizzazione e omologazione.

Proprio su questo punto si è sviluppata negli ultimi anni una vasta attività giudiziaria. Numerosi ricorsi contro le multe per eccesso di velocità si sono basati sulla tesi secondo cui molti apparecchi utilizzati dagli enti locali sarebbero stati autorizzati ma non formalmente omologati secondo quanto richiesto dalla legge.

Tra i professionisti che hanno sostenuto questa interpretazione c’è l’avvocato Fabio Capraro, da tempo impegnato nella difesa degli automobilisti. Secondo il legale, il nuovo decreto non produce effetti immediati sulla situazione attuale.

A suo giudizio, infatti, i dispositivi oggi operativi continuerebbero a trovarsi in una posizione giuridica problematica, poiché il percorso necessario per arrivare alla piena omologazione richiederà ancora tempo. Per questa ragione, sostiene Capraro, la pubblicazione del decreto non sarebbe sufficiente a modificare nell’immediato il quadro dei contenziosi già esistenti o delle contestazioni che potrebbero essere presentate nei prossimi mesi.

La sua lettura è quindi prudente: il provvedimento rappresenterebbe soltanto l’inizio di un iter amministrativo destinato a proseguire ancora a lungo prima di produrre effetti concreti e definitivi.

I sindaci: «Finalmente una cornice normativa chiara»

Di segno opposto la valutazione proveniente dal mondo delle amministrazioni locali.

Tra le voci più favorevoli c’è quella di Mario Conte, che vede nel decreto un passaggio decisivo per superare anni di incertezza normativa.

Secondo il sindaco di Treviso, il problema principale era rappresentato proprio dalla confusione interpretativa che si era creata attorno ai concetti di autorizzazione e omologazione. Una situazione che, a suo avviso, ha generato una quantità significativa di ricorsi e controversie nei territori.

Il nuovo quadro regolatorio, sostiene Conte, consentirebbe invece di stabilire criteri più precisi sia per i futuri impianti sia per una serie di apparecchiature già presenti sul territorio nazionale. Tra queste rientrerebbero anche tecnologie utilizzate dal Comune di Treviso.

Per il presidente veneto dell’ANCI il punto centrale non è però la validità delle sanzioni, bensì la funzione preventiva degli autovelox. Un dispositivo visibile lungo una strada, osserva, tende a modificare il comportamento degli automobilisti inducendoli a ridurre la velocità prima ancora dell’eventuale accertamento di una violazione.

Sicurezza o strumento per fare cassa?

Il confronto sugli autovelox ruota da sempre attorno a una domanda che divide opinione pubblica e amministratori: servono davvero a migliorare la sicurezza oppure rappresentano principalmente una fonte di entrate per gli enti locali?

Si tratta di una polemica che accompagna questi strumenti praticamente dalla loro introduzione. Molti cittadini guardano con sospetto alle postazioni di rilevamento, soprattutto quando vengono collocate in punti considerati poco pericolosi o caratterizzati da limiti di velocità particolarmente bassi.

I sindaci respingono però questa ricostruzione. Conte sottolinea come le richieste di installazione provengano spesso dagli stessi residenti, preoccupati dalla presenza di veicoli che attraversano centri abitati e aree urbane a velocità elevate.

In questa prospettiva, l’autovelox non sarebbe un meccanismo finalizzato a incrementare le entrate comunali, ma uno strumento di prevenzione capace di ridurre il rischio di incidenti e proteggere pedoni, ciclisti e utenti più vulnerabili della strada.

Il tema, osservano molti amministratori, riguarda anche la cultura della mobilità. La presenza di controlli elettronici contribuirebbe infatti a rafforzare il rispetto delle regole e a promuovere una maggiore consapevolezza dei rischi legati alla velocità.

Il vero banco di prova sarà l’applicazione del decreto

Al di là delle contrapposizioni, il successo del nuovo decreto dipenderà soprattutto dalla sua concreta applicazione.

Se da una parte il Ministero punta a costruire un sistema più chiaro e uniforme, dall’altra restano da verificare i tempi necessari per completare le procedure previste e l’effettiva capacità delle nuove regole di resistere alle future contestazioni giudiziarie.

La vicenda dimostra ancora una volta quanto sia delicato l’equilibrio tra esigenze diverse ma entrambe legittime: garantire controlli affidabili e rispettosi delle norme, tutelare i diritti dei cittadini e allo stesso tempo preservare la sicurezza sulle strade.

Il decreto firmato da Salvini rappresenta certamente un passaggio importante in questa direzione, ma il confronto tra giuristi, amministratori e automobilisti appare tutt’altro che concluso. La vera risposta arriverà probabilmente nei prossimi mesi, quando i tribunali saranno chiamati a valutare gli effetti concreti delle nuove disposizioni e quando le amministrazioni locali dovranno confrontarsi con le procedure previste dal nuovo impianto regolatorio.

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