Dal 1° gennaio cambia il sistema nazionale di accertamento della disabilità. I vecchi riconoscimenti non vengono cancellati e i diritti acquisiti restano tutelati. Per le nuove procedure, invece, l’INPS diventa il perno di un modello che prova a spostare l’attenzione dalla diagnosi alla vita concreta della persona.
La Legge 104 dal 2027 entra in una fase completamente nuova, ma per milioni di persone e di famiglie che possiedono già un riconoscimento la parola chiave non sarà “ricominciare”. Sarà, piuttosto, continuità. Il nuovo sistema nazionale previsto dal Decreto legislativo 62/2024 non nasce infatti per cancellare in blocco le certificazioni precedenti, né per costringere chi ha già ottenuto determinate tutele a sottoporsi automaticamente a un nuovo accertamento.
La portata della riforma è altrove. Dal 1° gennaio 2027 cambia il modo in cui lo Stato definisce, accerta e soprattutto interpreta la condizione di disabilità. L’INPS assume un ruolo centrale nell’intero procedimento e il sistema abbandona progressivamente una logica costruita intorno a una molteplicità di riconoscimenti separati. Ma la trasformazione più significativa è culturale prima ancora che amministrativa: non conta più soltanto quale patologia abbia una persona, ma come quella condizione interagisca con l’ambiente in cui vive.
Legge 104 dal 2027: chi ha già il verbale conserva i diritti
La prima questione da chiarire riguarda chi possiede già una certificazione. Il Decreto legislativo 62/2024 contiene un preciso principio di non regressione: la transizione verso il nuovo modello deve salvaguardare i diritti riconosciuti secondo la normativa precedente.
Questo significa che il passaggio al sistema del 2027 non determina automaticamente la decadenza dei verbali già rilasciati. Restano salvaguardati prestazioni, servizi, agevolazioni e trasferimenti monetari già erogati o per i quali sia stata accertata la spettanza entro il 31 dicembre 2026. La stessa tutela riguarda quanto riconosciuto nell’ambito della Legge 104.
È una precisazione tutt’altro che marginale. L’introduzione di nuovi criteri di valutazione potrebbe infatti far pensare alla necessità di riesaminare in massa le posizioni esistenti. La struttura della riforma va nella direzione opposta: il nuovo sistema non azzera quello che è stato legittimamente riconosciuto.
La disciplina transitoria è però importante. Per le revisioni e le revoche delle prestazioni già riconosciute fino al 31 dicembre 2026 continuano a trovare applicazione le condizioni di accesso e i sistemi valutativi precedenti. Dal 2027 il quadro entra invece pienamente nel nuovo regime nazionale.
Il 1° gennaio 2027 non sarà un vero “giorno zero”
Presentare la riforma come qualcosa che comincerà improvvisamente il primo giorno del 2027 sarebbe però fuorviante. L’Italia sta già sperimentando il nuovo modello.
Il percorso è partito nel gennaio 2025 in nove province, è stato successivamente ampliato e nel marzo 2026 ha coinvolto altre 40 province. Complessivamente sono quindi sessanta i territori entrati progressivamente nel processo di sperimentazione.
Questo periodo serve a mettere alla prova procedure, strumenti e organizzazione prima dell’estensione nazionale. L’obiettivo è arrivare al 2027 avendo già verificato sul campo un sistema che modifica profondamente il rapporto tra cittadino e amministrazione.
La riforma, peraltro, ha già cambiato il lessico legislativo. La vecchia terminologia imperniata sulla parola “handicap” viene superata a favore della nozione di “condizione di disabilità”. Non si tratta soltanto di sostituire un vocabolo considerato ormai inadeguato. Dietro la scelta linguistica c’è una diversa concezione giuridica della persona.
Nuove domande: il certificato medico farà partire il procedimento
È soprattutto per chi dovrà ottenere un nuovo riconoscimento che la Legge 104 dal 2027 mostrerà concretamente il cambiamento.
Il sistema attuale è stato spesso caratterizzato da passaggi distinti, domande amministrative e accertamenti che possono sovrapporsi. Il nuovo procedimento di valutazione di base punta invece a ricondurre in un quadro unitario gli accertamenti che precedentemente seguivano percorsi differenti.
Il passaggio decisivo sarà rappresentato dal certificato medico introduttivo. Il medico certificatore lo compilerà e lo trasmetterà telematicamente all’INPS; l’invio del documento avvierà il procedimento senza che il cittadino debba presentare una separata domanda di accertamento sanitario.
Non è un meccanismo ancora soltanto teorico. Nelle province interessate dalla sperimentazione l’INPS sta già applicando questa procedura, che dal 2027 dovrà diventare il modello ordinario nazionale.
La valutazione di base tende inoltre a ricomporre accertamenti finora distinti. Nel nuovo impianto confluiscono, tra gli altri, i riconoscimenti relativi all’invalidità civile e alla disabilità ai sensi della Legge 104, oltre agli accertamenti collegati all’inclusione lavorativa e scolastica.
Dalla percentuale alla persona: qui si gioca la vera riforma
Ridurre tutto alla digitalizzazione delle pratiche, tuttavia, significherebbe perdere il punto centrale.
La riforma prova a modificare ciò che viene valutato. Il modello tradizionale italiano ha attribuito un peso determinante alla diagnosi, alle menomazioni e, in numerosi ambiti, alle percentuali di invalidità. Il nuovo approccio introduce invece una lettura più ampia del funzionamento della persona.
Una stessa compromissione può produrre conseguenze molto differenti a seconda dell’età, dell’attività lavorativa, della scuola frequentata, dell’abitazione, dei trasporti disponibili, dell’accessibilità dei luoghi e della rete sociale presente intorno all’individuo. È qui che entra in gioco l’impostazione bio-psico-sociale alla quale si ispira la riforma.
In altre parole, la disabilità non viene letta esclusivamente come una caratteristica individuale. Assume rilievo anche l’interazione fra la persona e gli ostacoli che incontra. Una barriera architettonica, organizzativa o sociale può trasformare una limitazione in una restrizione molto più grave della partecipazione alla vita collettiva.
Questo spostamento può sembrare teorico, ma ha conseguenze concrete: significa interrogarsi non soltanto su “quanto è grave la patologia?”, bensì anche su “di quali sostegni ha bisogno questa persona per vivere, studiare, lavorare e partecipare?”.
Il Progetto di vita cambia la prospettiva della Legge 104
È proprio in questa seconda domanda che si inserisce uno degli strumenti più innovativi del nuovo sistema: il Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.
Non è una nuova prestazione economica e non sostituisce automaticamente i servizi esistenti. È piuttosto un percorso costruito attraverso una valutazione multidimensionale che parte da desideri, aspettative, preferenze e obiettivi della persona per individuare sostegni, interventi e adattamenti necessari nei diversi contesti della vita.
Il punto è significativo perché ribalta, almeno nelle intenzioni del legislatore, la tradizionale sequenza amministrativa. Non dovrebbe essere la persona ad adattare il proprio percorso alle singole prestazioni disponibili: dovrebbe essere il sistema a provare a coordinare le risorse intorno a un progetto individuale.
Casa, formazione, occupazione, mobilità, relazioni sociali, assistenza e autonomia smettono così di essere necessariamente compartimenti separati. Il progetto può ricomporre interventi differenti dentro una strategia personale, alla quale è collegato anche il cosiddetto budget di progetto, destinato a integrare le risorse utilizzabili per realizzarla.
Anche chi possiede già la Legge 104 può chiedere il Progetto di vita
Qui emerge una delle conseguenze meno conosciute della riforma. Il nuovo strumento non è riservato esclusivamente a chi otterrà il riconoscimento secondo le procedure introdotte dal 2027.
Il Decreto legislativo 62/2024 stabilisce che anche chi possiede una certificazione rilasciata secondo la precedente disciplina della Legge 104 può richiedere l’elaborazione del Progetto di vita senza dover effettuare preventivamente una nuova valutazione di base.
È un passaggio essenziale per comprendere la filosofia della transizione. Da un lato vengono salvaguardate le posizioni già riconosciute; dall’altro, chi è già nel sistema può accedere agli strumenti innovativi introdotti dalla riforma.
Durante la sperimentazione l’INPS ha inoltre attivato il servizio SISDA per la trasmissione delle istanze nei territori interessati. Una volta inoltrata la richiesta, le informazioni necessarie vengono trasmesse all’Ambito territoriale sociale competente, che avvia il percorso per l’elaborazione del progetto.
La sfida del 2027 sarà trasformare la semplificazione in realtà
Il nuovo modello contiene dunque una promessa ambiziosa: meno frammentazione amministrativa e maggiore personalizzazione dei sostegni. Ma proprio questa ambizione permette di individuare il vero banco di prova della riforma.
Centralizzare l’accertamento nell’INPS e digitalizzare l’avvio della procedura può eliminare alcuni passaggi burocratici. Costruire una valutazione realmente multidimensionale è molto più complesso. Richiede competenze diverse, coordinamento tra amministrazioni, servizi sanitari e sociali, sistemi informativi interoperabili e territori capaci di trasformare una valutazione in interventi effettivamente disponibili.
La distanza tra un diritto scritto e un sostegno concretamente accessibile può infatti essere notevole. Ed è probabilmente su questo terreno, più che sulla nuova terminologia, che dal 2027 si misurerà il successo della riforma.
Per chi possiede già un riconoscimento, intanto, il messaggio essenziale resta semplice: l’arrivo del nuovo sistema non equivale alla cancellazione automatica dei diritti acquisiti. Per chi entrerà per la prima volta nel percorso di accertamento, invece, cambieranno procedure e criteri.
Ma la novità più profonda riguarda tutti. Dopo decenni nei quali il sistema ha cercato soprattutto di classificare la disabilità, la riforma prova a porsi una domanda differente: che cosa serve concretamente a questa persona per partecipare alla società nelle stesse condizioni degli altri? Se il passaggio dalla norma alla realtà funzionerà, sarà questa — molto più di un nuovo modulo o di una procedura telematica — la vera svolta del 2027.