Lavoro e sanità, la CGIL sfida il sistema con due proposte di legge

Lavoro e sanità, la CGIL sfida il sistema con due proposte di legge

C’è un dato che racconta bene il momento che sta attraversando il Paese: sempre più persone parlano di stipendi insufficienti, precarietà diffusa, sanità pubblica in difficoltà e tempi d’attesa fuori controllo. In questo scenario, la raccolta firme avviata dalla CGIL punta a trasformare alcune di queste criticità in un terreno di iniziativa legislativa concreta. Non una semplice campagna simbolica, ma due proposte di legge di iniziativa popolare che mirano a intervenire su nodi strutturali del sistema italiano.

Le iniziative si chiamano “I Diritti Non Si Appaltano” e “Salute è Diritto”. Per entrambe servono almeno 50 mila firme valide. La sottoscrizione può essere effettuata online tramite SPID o Carta d’Identità Elettronica in pochi minuti, oppure fisicamente presso sedi sindacali e banchetti territoriali.

Ma al di là della procedura, ciò che emerge è soprattutto una precisa lettura politica e sociale: secondo il sindacato, negli ultimi anni il lavoro si sarebbe progressivamente frammentato e il Servizio sanitario nazionale avrebbe perso capacità di risposta universale. Le due proposte nascono quindi come tentativo di invertire una traiettoria considerata sempre più problematica.

Il lavoro frammentato degli appalti

La prima proposta si concentra sul mondo degli appalti, dei subappalti e delle collaborazioni formalmente autonome ma sostanzialmente dipendenti. Il cuore del testo ruota attorno a un principio semplice: chi svolge le stesse mansioni dovrebbe ricevere le stesse tutele e la stessa retribuzione, indipendentemente dal contratto utilizzato.

Negli ultimi anni, soprattutto nei grandi comparti produttivi e nei servizi, il sistema degli appalti è diventato sempre più pervasivo. Dalla logistica alla ristorazione collettiva, passando per manutenzioni, sanità privata e servizi informatici, capita frequentemente che lavoratori impegnati nello stesso luogo e nelle stesse attività abbiano trattamenti economici completamente differenti.

La proposta della CGIL prova a intervenire proprio su questo meccanismo. Una delle misure principali prevede infatti che chi opera nelle attività centrali del ciclo produttivo del committente debba ricevere lo stesso inquadramento e lo stesso salario dei dipendenti diretti dell’azienda principale.

Si tratta di un passaggio che potrebbe incidere profondamente sul modello organizzativo di molte imprese, soprattutto dove l’esternalizzazione viene utilizzata come leva per comprimere il costo del lavoro.

La questione delle false partite IVA

Un altro punto particolarmente delicato riguarda il fenomeno delle cosiddette false partite IVA. La proposta introduce il concetto di equo compenso minimo per quei lavoratori autonomi che operano quasi esclusivamente per un unico committente.

Il tema è noto da tempo: professionisti formalmente indipendenti che, nella pratica, lavorano con modalità molto simili a quelle di un dipendente, ma senza ferie, malattia, tutele o garanzie salariali. L’obiettivo dichiarato è impedire che l’autonomia contrattuale venga utilizzata per ridurre diritti e costi.

Accanto a questo, il testo punta anche a rafforzare le responsabilità delle aziende committenti sul fronte della sicurezza e del rispetto dei contratti collettivi.

Sicurezza e responsabilità delle imprese

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda infatti la responsabilità diretta del committente negli appalti privati. Secondo la proposta, l’azienda principale dovrebbe verificare che il numero di lavoratori impiegati e i tempi previsti siano compatibili con condizioni di lavoro sicure.

Il ragionamento di fondo è che una parte consistente degli incidenti avvenga proprio laddove i tempi vengono compressi e i costi abbattuti lungo la catena degli appalti.

Non solo. Se dovesse emergere un appalto illecito o un’intermediazione illegale di manodopera, scatterebbe automaticamente un contratto a tempo indeterminato con il committente, senza necessità di una causa civile preventiva.

Una misura che, se approvata, cambierebbe radicalmente gli equilibri nei contenziosi sul lavoro.

Subappalti e trasparenza

Il progetto contiene anche limiti specifici ai subappalti nei settori considerati più esposti a rischio, individuati attraverso dati INAIL e Ispettorato del lavoro.

Parallelamente, nelle aziende con oltre 15 dipendenti verrebbero introdotti momenti obbligatori di confronto e informazione tra impresa e sindacati sulle attività da appaltare e sulle relative condizioni economiche e organizzative.

L’idea è rendere più trasparente una parte del mercato del lavoro spesso percepita come opaca e difficilmente controllabile.

La sanità pubblica come tema centrale

La seconda proposta affronta invece il tema della sanità pubblica. Ed è forse qui che emerge con maggiore chiarezza il tentativo della CGIL di intercettare un disagio ormai trasversale.

Liste d’attesa infinite, pronto soccorso sotto pressione, carenza di personale e difficoltà nell’accesso alle cure sono diventati problemi quotidiani per milioni di cittadini. Da qui nasce “Salute è Diritto”, una proposta articolata in 17 articoli che punta a rafforzare il Servizio sanitario nazionale.

Il primo obiettivo riguarda il finanziamento del sistema sanitario: il testo prevede che il Fondo sanitario nazionale venga portato almeno al 7,5% del PIL entro il 2030.

Secondo i promotori, senza un incremento strutturale delle risorse diventa impossibile affrontare in modo stabile il problema delle liste d’attesa e della carenza di personale.

Stop ai tetti sulle assunzioni

Un altro elemento centrale riguarda il superamento dei limiti alla spesa per il personale sanitario. La proposta stabilisce infatti che il SSN non debba più essere vincolato ai tetti sulle assunzioni.

L’obiettivo dichiarato è permettere alle strutture pubbliche di assumere sulla base dei bisogni reali dei territori, anziché attraverso vincoli rigidi di bilancio.

Nel testo compare anche il progressivo passaggio dei medici di medicina generale e dei pediatri alle dipendenze del Servizio sanitario nazionale, insieme all’idea di rendere le retribuzioni più competitive rispetto agli standard europei.

Case della Comunità e territorio

Tra i punti qualificanti compare anche il rafforzamento della medicina territoriale. Le Case della Comunità previste dal DM 77/2022 diventerebbero obbligatorie su tutto il territorio nazionale.

Qui la chiave di lettura è particolarmente interessante: la proposta non si limita a chiedere più fondi, ma prova a ridefinire il modello stesso di assistenza sanitaria, spostando una parte delle cure fuori dagli ospedali e più vicino alle persone.

Una strategia che punta a ridurre la pressione sulle strutture ospedaliere e a intercettare prima i bisogni sanitari, soprattutto nelle aree più fragili e nei piccoli centri.

Liste d’attesa e non autosufficienza

Grande attenzione viene dedicata anche ai tempi d’attesa. La proposta sostiene che la riduzione delle liste non possa essere affidata solo a convenzioni esterne o prestazioni private, ma richieda investimenti strutturali nel sistema pubblico.

Per i pazienti cronici o inseriti in percorsi continuativi, la prenotazione delle prestazioni verrebbe gestita direttamente dal servizio sanitario.

Infine, spazio anche alla non autosufficienza. Il progetto prevede un rafforzamento delle misure pubbliche di assistenza per gli anziani, con una prestazione universale variabile tra 850 e 1.800 euro mensili per gli over 65 con bisogni assistenziali gravi e ISEE fino a 50 mila euro.

Una raccolta firme che diventa test politico

Al di là dei singoli contenuti, la campagna rappresenta anche un test più ampio sul clima sociale del Paese. Lavoro povero, precarizzazione e difficoltà di accesso alle cure sono temi che attraversano fasce molto diverse della popolazione.

Per questo la raccolta firme non appare soltanto come un’iniziativa sindacale tradizionale, ma come un tentativo di riportare al centro del dibattito pubblico il rapporto tra diritti sociali, organizzazione economica e ruolo dello Stato.

In un’Italia dove molti cittadini percepiscono una crescente distanza tra istituzioni e vita quotidiana, la vera partita potrebbe essere proprio questa: capire se esista ancora uno spazio per costruire consenso attorno all’idea di welfare universale e di lavoro tutelato.

Come sottoscrivere le proposte di legge su sanità e lavoro della CGIL?

Per sottoscrivere la proposta sulla sanità pubblica:
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500013

Per sottoscrivere la proposta sugli appalti:
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500000

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