Per anni i consigli di amministrazione hanno concentrato la propria attenzione su temi ormai consolidati: conformità normativa, equilibrio finanziario, salute e sicurezza dei lavoratori. Questioni che continuano a occupare una posizione centrale nelle strategie aziendali, ma che oggi devono convivere con nuove fonti di incertezza capaci di modificare rapidamente gli scenari economici e produttivi.
A fotografare questa trasformazione è una recente indagine internazionale dedicata all’assicurazione D&O (Directors & Officers), realizzata da Willis insieme allo studio legale Reed Smith LLP. Lo studio evidenzia come la percezione del rischio stia cambiando profondamente tra amministratori e dirigenti, chiamati a gestire un contesto molto più articolato rispetto a quello di pochi anni fa.
La novità più evidente riguarda l’ascesa delle tensioni geopolitiche. Guerre, conflitti commerciali, sanzioni economiche, instabilità politica e rivalità tra potenze mondiali non vengono più considerati fenomeni esterni alle dinamiche aziendali. Al contrario, sono entrati stabilmente nell’agenda dei board come elementi in grado di influenzare investimenti, approvvigionamenti e strategie di crescita.
Secondo il sondaggio, il 59% dei dirigenti considera oggi i rischi geopolitici molto o estremamente rilevanti. Un dato che assume ancora maggiore significato se confrontato con quello registrato appena dodici mesi prima: la stessa categoria occupava infatti una posizione molto più bassa nella graduatoria delle preoccupazioni manageriali.
L’intelligenza artificiale tra opportunità e timori
Se la geopolitica rappresenta la sorpresa dell’ultimo anno, l’intelligenza artificiale conferma invece una crescita costante tra le preoccupazioni dei decisori aziendali.
Più della metà degli intervistati considera l’AI un rischio particolarmente significativo. In Nord America questa percezione raggiunge livelli ancora più elevati, segno che nei mercati più avanzati dal punto di vista tecnologico cresce anche la consapevolezza delle possibili criticità associate a questi strumenti.
Il fenomeno appare quasi paradossale. La stessa tecnologia che promette di aumentare produttività, efficienza e competitività viene infatti percepita come una potenziale fonte di vulnerabilità.
Tra i principali motivi di preoccupazione emergono gli errori generati dai sistemi automatizzati e la diffusione di contenuti inesatti o fuorvianti. L’affidamento crescente a modelli generativi e strumenti di supporto decisionale alimenta infatti il timore che informazioni errate possano propagarsi rapidamente all’interno delle organizzazioni o verso l’esterno.
Un altro elemento particolarmente sentito riguarda le frodi digitali. L’intelligenza artificiale rende sempre più sofisticate tecniche di manipolazione, phishing e social engineering, aumentando la difficoltà di distinguere comunicazioni autentiche da tentativi di inganno.
A ciò si aggiunge una preoccupazione di natura strategica: il rischio di adottare l’AI in modo inefficace o, al contrario, di rimanere indietro rispetto ai concorrenti. In molti settori la sfida non consiste più soltanto nell’utilizzare la tecnologia, ma nel farlo correttamente e con una visione di lungo periodo.
Il problema delle competenze nei consigli di amministrazione
L’indagine mette in luce anche una questione meno visibile ma probabilmente ancora più importante: la capacità effettiva dei vertici aziendali di governare questa trasformazione.
Solo poco più della metà degli intervistati ritiene che il proprio consiglio di amministrazione disponga delle competenze necessarie per supervisionare adeguatamente l’implementazione dell’intelligenza artificiale.
Si tratta di un dato che evidenzia un evidente divario tra velocità dell’innovazione e preparazione delle strutture di governance. Molte imprese stanno introducendo nuove tecnologie a ritmi sostenuti, mentre gli organi chiamati a controllarne gli effetti faticano talvolta a sviluppare conoscenze sufficientemente approfondite.
Il rischio, in questo caso, non deriva soltanto dagli strumenti tecnologici, ma dalla mancanza di una supervisione adeguata, capace di valutarne implicazioni operative, legali, reputazionali ed etiche.
Salute e sicurezza restano una priorità
Nonostante l’attenzione crescente verso le nuove minacce, le preoccupazioni tradizionali non scompaiono.
La tutela della salute e della sicurezza continua a rappresentare uno dei temi più sensibili, soprattutto nei comparti industriali, energetici e dei trasporti. In questi settori la stragrande maggioranza dei dirigenti considera tali aspetti una priorità assoluta.
Questo dimostra come la trasformazione del panorama dei rischi non stia sostituendo le sfide storiche, ma stia piuttosto aggiungendo nuovi livelli di complessità. I manager si trovano quindi a operare su più fronti contemporaneamente: da una parte gli obblighi consolidati, dall’altra le minacce emergenti legate alla digitalizzazione e agli equilibri internazionali.
Catene di fornitura sotto pressione
Un altro tema che continua a pesare sulle strategie aziendali riguarda la resilienza operativa.
L’aumento dei rischi provenienti da fornitori, partner commerciali e soggetti esterni viene indicato come una delle principali criticità per la continuità del business. Le difficoltà registrate negli ultimi anni hanno mostrato quanto le economie moderne siano interdipendenti e quanto un problema localizzato possa produrre effetti globali.
I timori relativi alle supply chain risultano particolarmente forti nei comparti sanitario, energetico, industriale, dei trasporti e del commercio al dettaglio. La capacità di garantire forniture stabili e processi produttivi continui viene ormai considerata una componente essenziale della competitività aziendale.
Le recenti crisi internazionali hanno infatti dimostrato che la solidità di un’impresa non dipende soltanto dalle proprie performance interne, ma anche dalla tenuta dell’intero ecosistema di relazioni economiche in cui opera.
Clima e inclusione perdono centralità
Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca riguarda invece il ridimensionamento di alcune tematiche che negli anni precedenti avevano occupato una posizione di primo piano.
Il cambiamento climatico continua a essere monitorato dalle aziende, ma in molte aree del mondo non figura più tra le principali preoccupazioni immediate dei dirigenti. Ciò non significa che il tema sia stato accantonato, bensì che altre emergenze stanno assorbendo una quota maggiore dell’attenzione manageriale.
Anche le questioni legate a diversity, equity e inclusion mostrano un lieve arretramento nella percezione dei decisori aziendali. Un segnale che riflette probabilmente il mutamento delle priorità in un contesto caratterizzato da crescente instabilità economica e geopolitica.
La vera sfida è gestire rischi interconnessi
La lezione più importante che emerge dall’indagine non riguarda un singolo pericolo, ma la crescente interconnessione tra fenomeni diversi.
Una tensione geopolitica può generare problemi nelle forniture. Una vulnerabilità informatica può essere amplificata dall’intelligenza artificiale. Una decisione strategica sbagliata sull’adozione di nuove tecnologie può produrre conseguenze finanziarie e reputazionali.
In questo scenario il rischio non si presenta più come un evento isolato, ma come una rete di fattori che si influenzano reciprocamente.
Per le imprese, quindi, la sfida non consiste soltanto nel difendersi dalle minacce, ma nel costruire strutture organizzative capaci di anticiparle, comprenderne le connessioni e reagire rapidamente ai cambiamenti. È proprio questa capacità di adattamento che potrebbe rappresentare il vero elemento distintivo delle aziende più competitive nei prossimi anni.