La lunga transizione dopo il commissariamento continua a sollevare interrogativi: i bilanci restano in sospeso, il nodo non è solo contabile ma riguarda il futuro del sistema.
La vicenda dei bilanci delle aziende sanitarie e ospedaliere della Calabria torna al centro del dibattito pubblico e istituzionale, alimentando nuove polemiche e riportando sotto i riflettori le difficoltà che accompagnano il percorso di uscita dalla gestione straordinaria del settore sanitario regionale.
L’ennesimo rinvio nell’approvazione dei documenti contabili non rappresenta infatti soltanto una questione tecnica o burocratica. Dietro le proroghe si nasconde un interrogativo più ampio che riguarda la capacità del sistema sanitario calabrese di lasciarsi definitivamente alle spalle una stagione caratterizzata da commissariamenti, emergenze e interventi straordinari per tornare a una gestione ordinaria pienamente autonoma.
A sollevare il tema è stato Carlo Guccione, dirigente nazionale del Partito Democratico, che ha espresso forti perplessità sulla situazione attuale, definendo il quadro amministrativo ancora incerto e privo delle necessarie garanzie per consentire alle aziende sanitarie di operare con una programmazione chiara e stabile.
Bilanci bloccati e scadenze rinviate
Nelle ultime settimane il Dipartimento regionale competente ha disposto ulteriori slittamenti per l’adozione dei bilanci delle aziende sanitarie provinciali e delle strutture ospedaliere. La motivazione ufficiale è legata al completamento dell’iter istituzionale che dovrebbe sancire in modo definitivo la fuoriuscita della Calabria dal piano di rientro sanitario.
Secondo la posizione espressa dalla Regione, i documenti contabili non potrebbero essere approvati fino alla conclusione delle verifiche demandate agli organi di controllo e alla piena efficacia degli atti collegati alla cessazione del commissariamento.
Una spiegazione che però non convince l’esponente democratico, il quale evidenzia come il susseguirsi delle proroghe rischi di generare una situazione di incertezza amministrativa destinata a ripercuotersi sull’intero sistema sanitario regionale.
Per Guccione il problema non consiste soltanto nel mancato rispetto di una scadenza. Il vero punto critico riguarda la possibilità per le aziende sanitarie di programmare attività, investimenti, assunzioni e servizi in assenza di un quadro contabile consolidato e definitivo.
Una sanità ancora sospesa tra vecchio e nuovo modello
La questione dei bilanci diventa così il simbolo di una transizione che appare ancora incompleta.
Da una parte il lungo periodo del commissariamento sembra avviarsi verso la conclusione; dall’altra, però, la gestione ordinaria non appare ancora pienamente operativa. È proprio questa zona grigia, secondo i critici dell’attuale situazione, a rappresentare il principale elemento di fragilità.
La Calabria si trova infatti in una fase particolarmente delicata. Dopo anni di controlli straordinari e interventi correttivi imposti per risanare i conti della sanità regionale, l’obiettivo è quello di recuperare una piena capacità di governo del sistema.
Tuttavia, finché alcuni passaggi istituzionali non saranno completati e i bilanci non verranno definitivamente approvati, il rischio è che la macchina amministrativa continui a muoversi in un contesto caratterizzato da provvisorietà e incertezza.
Un aspetto che assume particolare rilevanza in una regione dove la sanità continua a confrontarsi con criticità strutturali che riguardano l’organizzazione dei servizi, la mobilità sanitaria, la carenza di personale e i tempi di accesso alle prestazioni.
Il capitolo PNRR e le nuove strutture territoriali
Tra gli argomenti richiamati da Guccione emerge anche il tema dell’attuazione degli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Negli ultimi anni una parte consistente delle risorse destinate alla sanità è stata indirizzata verso il potenziamento dell’assistenza territoriale attraverso la realizzazione delle Case di comunità e degli Ospedali di comunità, strutture considerate strategiche per avvicinare i servizi ai cittadini e ridurre la pressione sugli ospedali tradizionali.
Secondo il dirigente del Partito Democratico, però, il raggiungimento degli obiettivi non può essere misurato esclusivamente sulla base della conclusione dei lavori edilizi.
La semplice costruzione degli edifici o il completamento degli arredi non garantiscono infatti il funzionamento effettivo delle strutture. Per trasformare questi presidi in servizi realmente operativi servono professionisti, organizzazione, tecnologie e modelli assistenziali coerenti con gli standard previsti a livello nazionale.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto il rispetto dei cronoprogrammi ma anche la capacità di rendere concretamente disponibili le prestazioni che dovrebbero essere erogate ai cittadini.
Il tema dei livelli essenziali di assistenza
Nel dibattito torna inoltre la questione dei Livelli Essenziali di Assistenza, gli standard che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a garantire in maniera uniforme sull’intero territorio italiano.
Secondo Guccione, la Calabria continua a registrare difficoltà nel raggiungimento di alcuni obiettivi fondamentali, elemento che rende ancora più urgente il superamento della fase di incertezza amministrativa.
La disponibilità di bilanci definitivi e di una governance pienamente operativa viene considerata una condizione indispensabile per affrontare in modo strutturale le criticità esistenti e pianificare interventi di lungo periodo.
Senza una programmazione stabile, infatti, anche le migliori strategie rischiano di restare sulla carta, mentre le aziende sanitarie continuano a operare in un contesto caratterizzato da margini limitati di pianificazione.
La vera sfida dei prossimi mesi
Al di là delle contrapposizioni politiche, la vicenda dei bilanci sanitari mette in evidenza una questione di fondo: la credibilità della nuova fase che dovrebbe aprirsi dopo il commissariamento.
La domanda che molti osservatori si pongono non riguarda soltanto quando verranno approvati i documenti contabili, ma soprattutto quando la Calabria potrà considerare concluso il lungo periodo delle gestioni straordinarie.
Il superamento definitivo di quella stagione sarà misurato non tanto dagli atti formali quanto dalla capacità delle istituzioni di garantire programmazione, trasparenza, investimenti e servizi efficienti.
I prossimi mesi saranno quindi decisivi. Da una parte occorrerà completare gli adempimenti necessari per chiudere il capitolo del piano di rientro; dall’altra sarà fondamentale dimostrare che il ritorno alla gestione ordinaria può tradursi in una sanità più stabile, più efficace e maggiormente orientata ai bisogni dei cittadini.
È su questo terreno che si giocherà la partita più importante per il futuro del sistema sanitario calabrese.