Bollo auto 2027, cambia il modo di individuare chi può beneficiare dell’esenzione: due vetture nella stessa famiglia potrebbero essere entrambe esenti, ma soltanto a determinate condizioni. Ecco cosa prevede il decreto, quali sono i requisiti e perché il nome dell’intestatario può fare la differenza.
Due famiglie, entrambe con due automobili, potrebbero ritrovarsi nel 2027 a sostenere spese differenti per il bollo. La ragione non dipende necessariamente dal modello acquistato, dall’età delle vetture o dal reddito complessivo dei proprietari. A determinare il risultato sarà soprattutto l’identità delle persone tenute al pagamento della tassa automobilistica.
È questo il punto centrale della nuova disciplina sull’esenzione bollo auto in base all’intestatario, introdotta dal decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162. Un provvedimento destinato a incidere sulle spese automobilistiche di milioni di italiani, ma che presenta alcune particolarità non immediatamente evidenti.
La novità più interessante riguarda proprio le famiglie con più mezzi: il beneficio fiscale è individuale e non viene calcolato sull’intero nucleo familiare. Una distinzione apparentemente burocratica che, nella pratica, può tradursi in un risparmio doppio rispetto a quello riconosciuto a chi possiede due vetture intestate alla medesima persona.
Esenzione bollo auto e intestatario: perché due coniugi possono ottenere il doppio beneficio
Il principio fissato dall’articolo 2 del decreto è preciso. L’agevolazione interessa un solo veicolo per ciascuna persona fisica che soddisfi le condizioni stabilite dalla normativa.
Non esiste, quindi, un tetto di una sola esenzione per abitazione, famiglia anagrafica o coppia sposata. Il criterio determinante è il singolo contribuente sul quale ricade l’obbligo tributario.
Immaginiamo una famiglia composta da due coniugi. Il marito è intestatario esclusivo di un’automobile a benzina da 65 kW, mentre la moglie possiede una seconda vettura da 75 kW. Entrambe sono regolarmente assicurate e rispettano gli altri requisiti previsti.
In questa situazione, ciascuno dei due proprietari può accedere autonomamente all’esenzione. Il risultato è che, per i pagamenti interessati dalla misura nel 2027, nessuna delle due automobili sarebbe soggetta al versamento ordinario del bollo.
Consideriamo adesso una situazione diversa. Le stesse vetture, utilizzate dalle medesime persone, risultano entrambe intestate esclusivamente al marito. In questo secondo caso il beneficio può riguardare un solo mezzo.
Il numero di veicoli presenti in famiglia è identico, ma il trattamento fiscale cambia. È una conseguenza diretta della scelta legislativa di collegare l’agevolazione al contribuente anziché alla composizione del nucleo domestico.
Due auto intestate alla stessa persona: non si può scegliere quale bollo eliminare
La questione diventa ancora più interessante quando un automobilista possiede più vetture che rispettano tutte il limite di potenza fissato dalla nuova disposizione.
Si potrebbe pensare che il proprietario abbia la possibilità di individuare l’automobile sulla quale ottenere il maggiore risparmio. In realtà, il decreto non lascia questa decisione al contribuente.
L’esenzione viene attribuita al veicolo con la potenza inferiore, espressa in kilowatt. Soltanto quando due o più automobili presentano lo stesso valore si considera un secondo parametro: l’importo della tassa che sarebbe dovuta in assenza dell’agevolazione.
In quest’ultima circostanza viene privilegiata la vettura con il bollo meno elevato.
Per capire l’effetto concreto della disposizione, prendiamo un automobilista che possiede tre macchine da 52, 68 e 79 kW. Sebbene tutte rispettino la soglia prevista, soltanto quella da 52 kW beneficia dell’esenzione.
Il proprietario non può spostare lo sgravio sulla vettura da 79 kW, neppure qualora la utilizzi quotidianamente o il suo mantenimento risulti più costoso.
Si tratta di una scelta normativa che privilegia un criterio automatico e uniforme, non la massimizzazione del risparmio individuale. Una caratteristica importante per chi sta cercando di calcolare anticipatamente quanto potrà risparmiare.
Non soltanto automobili: cosa cambia per motocicli e ciclomotori
La disciplina del 2027 coinvolge anche i mezzi a due ruote, ma introduce un rapporto di priorità tra le diverse categorie di veicoli.
Chi è soggetto al pagamento del bollo per un’automobile agevolabile, con potenza fino a 80 kW, non può richiedere di applicare la nuova esenzione al proprio motociclo al posto della vettura.
La situazione cambia quando il contribuente possiede esclusivamente un’automobile più potente della soglia consentita e una moto a benzina. In questo caso, nel rispetto delle altre condizioni, il motociclo può beneficiare dell’agevolazione.
Per le moto, infatti, il decreto non introduce il limite degli 80 kW stabilito per le autovetture.
Se una persona risulta soggetto passivo del tributo per diversi motocicli agevolabili, viene applicata una regola analoga a quella prevista per le auto: si considera il mezzo con la potenza minore e, a parità di kilowatt, quello con la tassa più bassa.
Un criterio differente riguarda invece chi possiede più ciclomotori. In questa situazione l’esenzione viene riconosciuta al mezzo con la data di prima immatricolazione più remota.
Resta comunque fermo il limite complessivo di un solo veicolo agevolato per persona fisica, mentre alcune combinazioni particolari tra motocicli e ciclomotori necessitano di indicazioni applicative più dettagliate.
Bollo auto 2027: il limite di 80 kW e gli altri requisiti da rispettare
L’intestazione del veicolo non rappresenta l’unico elemento da verificare. Per le autovetture, il decreto richiede una potenza non superiore a 80 kW, equivalenti a circa 109 cavalli.
La soglia comprende anche le automobili con potenza esattamente pari a 80 kW. Una vettura da 81 kW, invece, resta esclusa da questa specifica agevolazione.
Le motorizzazioni ammesse comprendono benzina e gasolio, anche quando sono associate a un’altra fonte di propulsione. Possono quindi rientrare, nel rispetto delle condizioni previste, alcune automobili ibride oppure con alimentazione combinata benzina-GPL e benzina-metano.
Le vetture esclusivamente elettriche non sono destinatarie di questa nuova misura, poiché seguono una disciplina fiscale specifica, con esenzioni e riduzioni che possono variare in base al territorio.
Un altro requisito essenziale riguarda la regolarità della copertura assicurativa. Possedere un’automobile sufficientemente poco potente non basta, da solo, per ottenere il beneficio.
Non sono invece previsti limiti ISEE, soglie massime di reddito o requisiti collegati all’età anagrafica del proprietario.
Non è nemmeno necessario acquistare una vettura nuova: possono rientrare nella disciplina anche automobili usate o immatricolate da diversi anni, purché rispettino tutti i parametri richiesti.
Quando scatta l’esenzione: attenzione alla data del pagamento
Un aspetto destinato a generare incomprensioni riguarda le scadenze. La misura non cancella indistintamente ogni bollo riferito a un periodo compreso nel 2027.
Il testo normativo individua come riferimento i versamenti il cui termine ordinario di pagamento cade tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027.
La differenza è sostanziale. Se il pagamento deve essere effettuato entro dicembre 2026, il contribuente non può evitare il versamento soltanto perché la tassa copre anche alcuni mesi dell’anno successivo.
Al contrario, un rinnovo con termine ordinario fissato a gennaio 2027 può rientrare nell’agevolazione, se sono soddisfatte tutte le altre condizioni.
Non è inoltre possibile rinviare volontariamente un pagamento arretrato per beneficiare della sospensione. Un bollo dovuto nel 2026 non diventa esente semplicemente perché viene pagato nel 2027.
La nuova disposizione non prevede una sanatoria dei debiti precedenti né un rimborso generalizzato delle somme già versate per periodi che si estendono all’anno agevolato.
Il paradosso del risparmio: chi possiede due auto potrebbe essere penalizzato dalla loro intestazione
Guardando oltre le singole condizioni tecniche, la misura solleva una questione economica interessante.
La nuova disciplina non distingue tra famiglie che dispongono complessivamente dello stesso numero di veicoli. A contare è la distribuzione degli obblighi tributari tra i componenti.
Di conseguenza, una coppia con due automobili intestate separatamente può ottenere un vantaggio complessivo superiore rispetto a quello riconosciuto a una famiglia nella quale entrambi i mezzi risultano formalmente appartenere a una sola persona.
Le esigenze di mobilità potrebbero essere identiche. Anche il valore commerciale delle vetture, il loro utilizzo quotidiano e il reddito familiare potrebbero coincidere. Eppure il risparmio sarebbe diverso.
È il principale effetto distributivo della scelta di costruire l’esenzione intorno al singolo soggetto passivo, anziché sul patrimonio automobilistico complessivo della famiglia.
C’è poi un secondo elemento. La norma impone di agevolare l’automobile meno potente anche quando questa scelta non coincide necessariamente con il maggiore risparmio possibile per il contribuente.
La presenza di criteri automatici semplifica l’individuazione del veicolo beneficiario, ma può produrre risultati differenti da quelli che emergerebbero lasciando al cittadino la facoltà di scegliere.
Il punto, dunque, non riguarda soltanto quante persone smetteranno di pagare il bollo, ma anche come il beneficio economico verrà distribuito tra contribuenti con situazioni patrimoniali apparentemente simili.
Conviene cambiare intestatario per ottenere una seconda esenzione?
Davanti alla possibilità di risparmiare su due automobili anziché su una, alcune famiglie potrebbero interrogarsi sull’opportunità di modificare la proprietà dei propri mezzi.
Tuttavia, trasferire un’automobile da un coniuge all’altro non è un’operazione gratuita. Il passaggio di proprietà comporta spese amministrative, imposte e diritti, tra cui l’Imposta provinciale di trascrizione, il cui importo dipende anche dalle caratteristiche del veicolo e dalla provincia competente.
Occorre inoltre considerare gli eventuali effetti sui contratti assicurativi, che non possono essere dati per scontati.
Dal punto di vista economico, quindi, sarebbe sbagliato ipotizzare che una nuova intestazione generi automaticamente un guadagno.
La misura prevista dal decreto ha carattere temporaneo e riguarda i pagamenti ordinariamente dovuti nel 2027. Sostenere oggi spese certe per ottenere un beneficio limitato nel tempo potrebbe risultare poco conveniente.
Prima di qualsiasi decisione sarebbe necessario confrontare il costo effettivo dell’operazione con il risparmio fiscale potenziale, verificando anche il trattamento tributario applicabile alla nuova situazione.
La semplice possibilità di accedere all’agevolazione non costituisce quindi, da sola, una ragione sufficiente per cambiare la proprietà di un’automobile.
Auto cointestata a marito e moglie: il punto ancora da chiarire
Un’altra situazione particolarmente diffusa riguarda le automobili intestate contemporaneamente a due persone.
In questo caso, però, non è possibile estendere automaticamente la regola prevista per le vetture appartenenti esclusivamente a contribuenti differenti.
Il decreto-legge 162/2026 non contiene infatti una disciplina dettagliata che permetta di risolvere tutte le questioni collegate alla cointestazione, soprattutto quando uno dei proprietari risulta soggetto passivo anche per altri mezzi.
Le indicazioni pubblicate dall’ACI evidenziano proprio questa incertezza: la presenza di due nomi sul documento non significa che una stessa automobile possa produrre due esenzioni.
Restano da precisare anche alcuni aspetti relativi all’attribuzione del beneficio e al coordinamento tra più posizioni tributarie.
Per queste fattispecie sarà necessario fare riferimento alle istruzioni degli enti competenti, evitando interpretazioni favorevoli non espressamente sostenute dalla normativa.
Quanti automobilisti potrebbero beneficiarne? I numeri del Ministero
La portata economica dell’intervento emerge dalle rilevazioni diffuse dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il 17 settembre 2026.
Secondo l’elaborazione ministeriale, 24.608.867 persone risultano possedere almeno un veicolo entro la soglia degli 80 kW e appartengono quindi alla platea potenzialmente interessata dal provvedimento.
Si tratta di una stima dei possibili destinatari, non del numero definitivo di esenzioni che saranno effettivamente riconosciute. Per accedere alla misura occorre infatti soddisfare anche gli ulteriori requisiti stabiliti dal decreto.
Il Ministero ha inoltre evidenziato che il parco nazionale comprende oltre 59 milioni di autoveicoli e motoveicoli, dei quali più di 34 milioni presentano una potenza entro gli 80 kW.
Il dossier parlamentare relativo al decreto prevede, sul versante delle finanze pubbliche, trasferimenti compensativi complessivi alle Regioni e alle Province autonome pari a 2.293,5 milioni di euro per il 2027, proprio per fronteggiare la riduzione delle entrate connesse alla tassa automobilistica.
L’operazione assume pertanto una dimensione nazionale rilevante: non si tratta soltanto di uno sconto individuale, ma di una misura con conseguenze significative sulla distribuzione delle risorse tra Stato e amministrazioni territoriali.
Come verificare se si ha diritto all’esenzione bollo auto intestatario
Per capire se un’automobile può rientrare nel nuovo regime, il primo controllo riguarda l’identità del soggetto tenuto al pagamento della tassa.
È necessario verificare i dati riportati nei documenti del veicolo e confrontarli con la propria posizione tributaria, tenendo presente che, in alcune fattispecie come leasing e noleggio a lungo termine, il soggetto passivo non coincide necessariamente con il proprietario formale.
Il secondo passaggio consiste nel controllare la potenza del mezzo. Il valore in kilowatt è normalmente riportato alla voce P.2 della carta di circolazione o del Documento unico.
Particolare attenzione va prestata alle automobili ibride, per le quali non bisogna confondere la potenza commerciale complessiva dichiarata dal costruttore con quella rilevante ai fini tributari.
Successivamente occorre considerare l’alimentazione, la situazione assicurativa, la presenza di altri veicoli agevolabili intestati allo stesso contribuente e la data ordinaria del versamento.
Per quanto riguarda la procedura, il decreto non stabilisce un obbligo generalizzato di presentare domanda attraverso un portale nazionale.
La Regione Lombardia, nelle indicazioni pubblicate il 25 settembre 2026, ha anticipato che il beneficio sarà applicato automaticamente ai contribuenti aventi diritto, salvo modifiche introdotte durante l’iter legislativo.
La stessa amministrazione ha consigliato, a chi ha già attivato la domiciliazione bancaria, di non revocare preventivamente il mandato di pagamento.
Per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome, inoltre, il decreto subordina l’applicazione della misura agli accordi previsti con le rispettive autonomie.
Il decreto non è ancora definitivo: cosa bisogna aspettarsi per il 2027
Alla data del 13 ottobre 2026, il decreto-legge n. 162 del 17 settembre risulta in vigore, ma il procedimento di conversione parlamentare non è ancora concluso.
Il provvedimento deve essere convertito in legge entro il termine costituzionale di sessanta giorni dalla pubblicazione, con scadenza il 16 novembre 2026. Durante l’esame parlamentare possono intervenire modifiche alle disposizioni originarie.
Un’ulteriore precisazione riguarda la durata dell’intervento. Non è stata disposta l’abolizione permanente del bollo auto: l’esenzione attualmente prevista si riferisce ai pagamenti ordinari in scadenza nel 2027.
Per gli anni successivi sarà necessario verificare eventuali nuove decisioni legislative.
Nel frattempo, per le famiglie con due o più automobili, la questione decisiva rimane l’intestazione dei mezzi. Due persone differenti, ciascuna soggetta al tributo per un veicolo idoneo, possono accedere separatamente al beneficio; un unico contribuente con più vetture agevolabili, invece, deve rispettare il limite individuale.
È questa la differenza che potrebbe trasformare una semplice modifica fiscale in un risparmio sensibilmente diverso da famiglia a famiglia. Un dettaglio da conoscere prima delle scadenze, senza dimenticare che il testo definitivo e le istruzioni applicative saranno determinanti per risolvere i casi ancora aperti.