Colpo di scena a Riace: la Corte ferma la decadenza, Lucano torna sindaco

Colpo di scena a Riace: la Corte ferma la decadenza, Lucano torna sindaco

Mimmo Lucano è di nuovo sindaco di Riace: la Corte d’Appello sospende la decadenza in attesa della Cassazione.

La vicenda giudiziaria e politica di Mimmo Lucano registra un nuovo capitolo. La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha infatti disposto la sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza che aveva confermato la sua decadenza dalla carica di sindaco di Riace. Una decisione cautelare che permette all’attuale europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra di riprendere temporaneamente le funzioni di primo cittadino, almeno fino a quando la Corte di Cassazione non si pronuncerà in via definitiva.

Il provvedimento non chiude il contenzioso, ma rappresenta un passaggio significativo perché restituisce a Lucano la possibilità di esercitare il mandato ricevuto dagli elettori nelle amministrative del 2024. Sullo sfondo resta il procedimento legato alla legge Severino e alla condanna per falso pronunciata nel processo “Xenia”, che continua a produrre effetti sul piano amministrativo.

La sospensione della decadenza cambia gli equilibri a Riace

Con l’ordinanza adottata nella camera di consiglio del 23 luglio, il collegio della sezione civile della Corte d’Appello di Reggio Calabria, presieduto dal giudice Patrizia Morabito, ha accolto l’istanza presentata dai legali Andrea Daqua e Giuliano Saitta.

I magistrati hanno ritenuto sussistente il presupposto del “danno grave e irreparabile”, elemento indispensabile per concedere la sospensione cautelare dell’esecuzione della precedente sentenza. Secondo la Corte, il danno non riguarda soltanto la posizione personale dell’amministratore, ma anche il corretto esercizio della volontà popolare espressa dagli elettori attraverso il voto.

Nel frattempo, infatti, la Prefettura di Reggio Calabria aveva già dato esecuzione alla pronuncia sulla decadenza, trasferendo le funzioni del sindaco al vicesindaco. Proprio questa circostanza ha contribuito alla valutazione dei giudici, che hanno ritenuto opportuno congelare temporaneamente gli effetti della decisione fino alla conclusione del giudizio davanti alla Cassazione.

Il nodo della legge Severino resta ancora aperto

La sospensione non modifica il quadro processuale. La vicenda resta infatti legata all’applicazione della legge Severino, che prevede specifiche conseguenze amministrative nei confronti degli amministratori locali destinatari di determinate condanne penali.

Nel caso di Lucano, il provvedimento trae origine dalla condanna definitiva a 18 mesi di reclusione per il reato di falso, con pena sospesa, pronunciata nell’ambito del processo “Xenia”, l’inchiesta che ha riguardato la gestione dei finanziamenti destinati ai progetti di accoglienza dei migranti nel Comune calabrese.

La sentenza penale aveva determinato l’applicazione della normativa sulla decadenza degli amministratori pubblici, successivamente confermata anche in sede civile. Ora, però, l’esecuzione di quella decisione viene temporaneamente sospesa in attesa del pronunciamento della Suprema Corte, che sarà chiamata a esaminare definitivamente il ricorso.

Perché i giudici hanno parlato di “danno grave e irreparabile”

L’aspetto più rilevante dell’ordinanza riguarda proprio la motivazione adottata dalla Corte d’Appello. Il collegio ha ritenuto che l’immediata impossibilità di svolgere il mandato conferito dagli elettori costituisca un pregiudizio che, se non sospeso, potrebbe produrre conseguenze non facilmente reversibili.

Si tratta di una valutazione esclusivamente cautelare, che non anticipa il giudizio sul merito della controversia. I magistrati non hanno infatti stabilito se la decadenza sia legittima o meno, ma hanno esclusivamente ritenuto opportuno congelarne gli effetti fino alla decisione definitiva.

Va inoltre ricordato che, durante il procedimento, l’Ufficio del Procuratore generale aveva espresso un parere contrario all’accoglimento dell’istanza di sospensione. Il collegio giudicante ha tuttavia scelto una diversa valutazione, accogliendo la richiesta della difesa.

Le parole di Lucano: “Torno a fare il sindaco”

Dopo la decisione della Corte d’Appello, Mimmo Lucano ha accolto con soddisfazione il provvedimento, sottolineando come, a suo giudizio, il danno riconosciuto dai magistrati riguardi soprattutto la comunità locale.

“Sono contento che la Corte d’Appello abbia sospeso l’esecuzione della mia decadenza riconoscendo l’esistenza del danno grave e irreparabile subito, non da me, in quanto sindaco, ma da Riace e dai suoi cittadini che nel 2024 mi hanno confermato la fiducia chiedendomi di guidare il Comune”, ha dichiarato all’Ansa.

L’eurodeputato di Alleanza Verdi e Sinistra ha poi aggiunto che la propria vicenda rappresenta, a suo avviso, una delle molte contraddizioni che hanno accompagnato il lungo percorso giudiziario affrontato negli ultimi anni.

“Questa di oggi è l’ennesima occasione per sottolineare le enormi contraddizioni politiche che hanno caratterizzato tutta la mia vicenda giudiziaria. Sono consapevole che stiamo attraversando un periodo in cui quello che mi riguarda è poca cosa rispetto ai disastri che stanno accadendo in Italia, in Europa e nel mondo. Adesso aspettiamo fiduciosi la sentenza della Cassazione ma con la consapevolezza che continuerò a lavorare sempre con la solita idea che anche da un piccolo Comune come Riace possono partire contributi per migliorare il mondo.”

Una vicenda simbolo che continua a dividere il dibattito pubblico

Il caso Lucano continua da anni a rappresentare uno dei temi più discussi del rapporto tra giustizia, amministrazione pubblica e politica. Da una parte vi sono gli effetti automatici previsti dalla legge Severino per gli amministratori condannati; dall’altra emerge il tema della rappresentanza democratica, richiamato anche nell’ordinanza della Corte d’Appello attraverso il riferimento al mandato conferito dagli elettori.

Riace, divenuta negli anni un simbolo internazionale delle politiche di accoglienza, torna così al centro dell’attenzione nazionale non tanto per il modello amministrativo che l’ha resa celebre, quanto per gli sviluppi di una vicenda giudiziaria destinata a proseguire ancora.

La decisione della Cassazione sarà determinante per stabilire se la sospensione concessa in questi giorni rappresenti soltanto una parentesi temporanea oppure il preludio a un diverso esito dell’intera controversia. Fino ad allora, Mimmo Lucano potrà tornare a svolgere le funzioni di sindaco, riprendendo la guida del Comune calabrese in virtù della misura cautelare disposta dalla Corte d’Appello.

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