Una famiglia, due case: il nuovo bonus da 500 euro per i genitori separati

Una famiglia, due case: il nuovo bonus da 500 euro per i genitori separati

Il bonus affitto genitori separati 2026 si avvicina alla fase operativa: il nuovo Fondo destinato a madri e padri che, dopo una separazione o un divorzio, non rimangono nella casa familiare potrà riconoscere un contributo fino a 500 euro al mese, per un massimo di 12 mesi.

Dietro una misura apparentemente circoscritta si trova però una questione molto più ampia: quando una famiglia si divide, spesso non si dimezzano le spese. Al contrario, alcune delle voci più pesanti del bilancio domestico finiscono per raddoppiare.

È soprattutto la casa a trasformarsi in un problema. Da un’abitazione bisogna passare a due, mentre restano le spese per i figli e gli eventuali obblighi di mantenimento. Il Fondo per il sostegno abitativo dei genitori separati o divorziati nasce precisamente dentro questa frattura economica. Istituito dalla Legge 199/2025, la legge di Bilancio 2026, dispone di 20 milioni di euro all’anno nel triennio 2026-2028. Complessivamente, dunque, sul tavolo ci sono 60 milioni di euro.

Bonus affitto genitori separati 2026, cosa cambia in autunno

Il passaggio decisivo è atteso nelle prossime settimane. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha annunciato il 16 settembre che il bando dovrebbe essere pubblicato nell’autunno 2026. Fino alla sua apertura, quindi, non esiste ancora una procedura attraverso la quale inoltrare validamente la richiesta.

È una precisazione tutt’altro che secondaria. Tra anticipazioni, bozze e annunci, il rischio è confondere una misura già finanziata con un bonus già richiedibile. Le risorse esistono e il Fondo è stato istituito, ma per presentare domanda occorre attendere le istruzioni operative del MIT.

Il Ministero aveva inizialmente stimato una platea nell’ordine di 15.000 beneficiari nell’intero triennio. A fine agosto aveva inoltre indicato almeno 5.000 possibili destinatari nella prima fase. Numeri che aiutano a comprendere un aspetto della misura: il Fondo non configura un trasferimento generalizzato a tutti i genitori separati, ma un sostegno selettivo legato a precise condizioni economiche, familiari e abitative.

Fino a 500 euro al mese, ma il contributo non paga tutto l’affitto

Il meccanismo previsto è semplice solo in apparenza. Il sostegno potrà coprire il 50% delle spese sostenute per la locazione, entro il limite massimo di 500 euro mensili e di 6.000 euro complessivi nell’arco di dodici mesi.

Questo significa, per esempio, che un canone di 600 euro non dovrebbe produrre automaticamente un contributo di 500 euro: applicando la percentuale del 50%, l’aiuto sarebbe pari a 300 euro. Il tetto massimo diventerebbe rilevante per canoni più elevati. Il principio, insomma, non è sostituire il pagamento dell’affitto, ma alleggerirne una parte.

Ed è proprio qui che emerge la natura particolare dell’intervento. La separazione viene trattata non soltanto come un cambiamento dello stato familiare, ma anche come un possibile fattore di vulnerabilità abitativa. Chi lascia l’immobile in cui vivevano i figli può infatti trovarsi a cercare rapidamente una nuova sistemazione, sostenendo contemporaneamente altri impegni economici derivanti dalla precedente vita familiare.

Chi potrà chiedere il contributo per l’affitto

Il primo requisito riguarda la situazione abitativa: il Fondo è destinato ai genitori separati o divorziati che non risultano assegnatari dell’abitazione familiare e che hanno almeno un figlio a carico di età inferiore a 21 anni.

Le indicazioni diffuse durante l’iter attuativo prevedono inoltre un reddito individuale non superiore a 35.000 euro annui. Il parametro annunciato è il reddito risultante dall’ultima dichiarazione disponibile e non l’ISEE. È una caratteristica significativa, perché cambia il modo attraverso il quale viene individuata la condizione economica del potenziale beneficiario.

Tra le ulteriori condizioni anticipate figurano un contratto di locazione regolarmente registrato, la regolarità rispetto agli obblighi di cura e mantenimento dei figli e l’assenza di altri sostegni pubblici analoghi destinati all’affitto.

È previsto inoltre un limite relativo al patrimonio immobiliare. In base alle indicazioni finora disponibili, il richiedente non dovrà possedere altre abitazioni utilizzabili nello stesso Comune in cui si trova la precedente casa familiare o nei Comuni limitrofi, entro il perimetro stabilito dalla disciplina attuativa, indicato nelle anticipazioni in 50 chilometri. L’obiettivo è evidentemente concentrare le risorse su chi abbia un’effettiva necessità di reperire una nuova sistemazione sul mercato della locazione.

Perché 35.000 euro di reddito e non l’ISEE

Uno degli elementi che distinguono questo intervento da molti bonus sociali riguarda proprio il parametro economico. Matteo Salvini ha spiegato pubblicamente che l’impostazione scelta punta a utilizzare il reddito IRPEF fino a 35.000 euro anziché l’ISEE.

La scelta produce una conseguenza concreta: il filtro non fotografa la situazione patrimoniale e familiare con lo stesso metodo utilizzato dall’Indicatore della situazione economica equivalente, ma prende come riferimento il reddito individuale dichiarato, insieme agli altri requisiti patrimoniali specificamente previsti dalla misura.

Non è soltanto una differenza tecnica. Il criterio stabilisce quale tipo di difficoltà economica il Fondo intende intercettare: quella di un genitore che può avere un’occupazione e un reddito ordinario ma che, dopo la separazione, deve sostenere improvvisamente il costo di una seconda abitazione.

Domanda online: quali documenti conviene preparare

La procedura definitiva sarà stabilita dal bando del MIT. Le anticipazioni sul provvedimento attuativo indicano comunque una domanda telematica attraverso una piattaforma dedicata. Per l’accesso sarà quindi importante disporre di un’identità digitale valida, come SPID, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi, qualora tali modalità siano confermate nelle istruzioni definitive.

La documentazione servirà soprattutto a dimostrare tre circostanze: la separazione o il divorzio, la situazione della precedente abitazione familiare e l’esistenza del nuovo contratto di affitto. Potrebbero quindi essere richiesti gli estremi del provvedimento giudiziario, i dati relativi all’immobile assegnato all’altro genitore e quelli della registrazione del contratto di locazione intestato al richiedente.

Dovranno inoltre essere dichiarati i figli fiscalmente a carico che rientrano nel limite di età previsto. Le indicazioni circolate sulla procedura fanno riferimento anche alla disponibilità di un recapito digitale e dell’IBAN sul quale accreditare il contributo. Prima di trasmettere qualsiasi documento, tuttavia, sarà opportuno verificare quanto stabilito dal bando ufficiale.

Se le richieste saranno superiori ai fondi disponibili

C’è poi una questione che potrebbe diventare centrale dopo l’apertura della piattaforma: le risorse sono limitate. Venti milioni di euro l’anno rappresentano uno stanziamento definito e, se le domande ammissibili dovessero superare la disponibilità finanziaria, entreranno in gioco i criteri di priorità stabiliti dalla disciplina attuativa.

Le anticipazioni indicano tra gli elementi rilevanti il numero dei figli a carico sotto i 21 anni, la presenza di disabilità, la disoccupazione involontaria e la residenza in territori caratterizzati da maggiore tensione abitativa. I dettagli andranno comunque letti nel testo definitivo del bando prima di considerarli criteri operativi consolidati.

La graduatoria, in altre parole, potrebbe diventare importante quanto il possesso dei requisiti. Essere astrattamente ammessi al Fondo non significa necessariamente ottenere automaticamente l’importo massimo: conteranno il canone effettivamente sostenuto, la percentuale riconoscibile, la posizione del richiedente e le risorse disponibili.

Il vero problema dietro il bonus: quando una casa diventa due

Limitarsi ai 500 euro mensili rischia però di far perdere di vista ciò che rende interessante questo intervento. Il Fondo riconosce implicitamente che la separazione può generare una specifica forma di disagio abitativo anche per persone che lavorano e dispongono di un reddito.

È un passaggio rilevante nel modo in cui viene osservata la vulnerabilità economica. Non sempre la difficoltà nasce dalla totale assenza di entrate. Può derivare anche da un cambiamento improvviso nella struttura delle spese: un secondo canone, nuove utenze, una cauzione, mobili, trasporti differenti e, nello stesso tempo, la necessità di garantire ai figli continuità nelle condizioni di vita.

Da questo punto di vista, i 6.000 euro annui non risolvono il problema della casa, soprattutto nelle città dove i canoni sono più elevati. Possono però ridurre temporaneamente l’impatto economico della transizione da un’abitazione familiare a due nuclei distinti.

È questa, probabilmente, la chiave attraverso cui leggere il bonus affitto genitori separati 2026: non un generico incentivo collegato allo stato civile, ma uno strumento costruito attorno a una conseguenza materiale della separazione. Per capire quanti riusciranno davvero ad accedervi bisognerà ora attendere il passaggio che conta più di tutti: la pubblicazione del bando MIT e l’apertura effettiva delle domande.

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