Il caso Inter-Roma VAR riporta il sistema arbitrale italiano al centro di una tempesta mediatica e giudiziaria che, con il passare del tempo, si è arricchita di nuovi elementi. L’inchiesta coordinata dalla Procura di Milano, che coinvolge diversi protagonisti del mondo arbitrale, sta portando alla luce dinamiche interne rimaste a lungo lontane dal dibattito pubblico.
Non si parla più soltanto di errori tecnici o valutazioni discutibili. Le testimonianze raccolte delineano infatti un quadro più complesso, nel quale emergono sospetti relativi a rapporti, pressioni e possibili interferenze nei processi decisionali. Ed è proprio all’interno di questo scenario che la partita tra Inter e Roma del 27 aprile 2025 torna sotto i riflettori.
Le testimonianze che scuotono il sistema arbitrale
Al centro dell’indagine ci sono le dichiarazioni di 29 tra arbitri ed ex arbitri di Serie A e Serie B, ascoltati dagli investigatori nel corso degli ultimi mesi. Un numero significativo, che evidenzia la volontà degli inquirenti di ricostruire non soltanto singoli episodi, ma di verificare l’eventuale esistenza di dinamiche più ampie all’interno del sistema.
Alcuni testimoni avrebbero fatto riferimento a un presunto “sistema” riconducibile a Gianluca Rocchi, figura di vertice nella gestione delle designazioni arbitrali. Secondo quanto riportato nelle deposizioni, il designatore avrebbe mantenuto contatti telefonici frequenti con dirigenti di società calcistiche.
Una pratica che, qualora fosse confermata nelle modalità descritte, potrebbe sollevare interrogativi rispetto alle regole e all’opportunità di determinati rapporti. L’ipotesi prospettata da alcuni dei soggetti ascoltati è che tali relazioni potessero servire a ottenere vantaggi personali o a costruire rapporti privilegiati con determinati club.
Si tratta, naturalmente, di affermazioni che devono essere verificate dagli inquirenti e che non possono essere considerate automaticamente accertate. Il loro contenuto contribuisce però ad alimentare il clima di forte tensione che circonda l’Associazione Italiana Arbitri.
Inter-Roma VAR: il caso del possibile rigore su Bisseck
Tra gli episodi analizzati nell’ambito dell’inchiesta emerge con particolare forza la partita Inter-Roma del 27 aprile 2025. Una gara già discussa all’epoca per alcune decisioni arbitrali, ma tornata successivamente al centro dell’attenzione proprio in seguito alle nuove testimonianze.
A richiamare l’attenzione su quell’incontro è stato l’ex assistente arbitrale Domenico Rocca, che in un esposto ha sollevato interrogativi su un episodio specifico: il contatto tra Ndicka e Bisseck nell’area di rigore della Roma.
Secondo la ricostruzione attribuita a Rocca, il contatto sarebbe stato sufficientemente evidente da giustificare la concessione di un calcio di rigore alla formazione nerazzurra. L’aspetto maggiormente rilevante, tuttavia, non riguarda soltanto la valutazione tecnica dell’azione, ma ciò che sarebbe accaduto durante la gestione dell’episodio da parte della squadra arbitrale e del VAR.
La frase choc durante il controllo in sala VAR
Il passaggio più delicato del caso Inter-Roma VAR riguarda quanto sarebbe avvenuto nel corso del controllo video dell’azione. Secondo una testimonianza raccolta dagli investigatori, durante il dialogo tra gli ufficiali addetti alla revisione delle immagini l’assistente avrebbe evidenziato la possibile irregolarità del contatto.
La risposta che avrebbe ricevuto sarebbe stata particolarmente netta: un invito a non intervenire accompagnato dalla frase “fatti i fatti tuoi”.
Secondo la ricostruzione fornita dal testimone, tale indicazione sarebbe stata influenzata dal supervisore della partita. Se questa dinamica trovasse conferma, la questione assumerebbe un peso ben diverso rispetto a un semplice errore di valutazione.
Il problema riguarderebbe infatti la stessa autonomia operativa del VAR, strumento introdotto nel calcio proprio con l’obiettivo di ridurre gli errori più evidenti e consentire agli ufficiali di gara di riesaminare determinate situazioni attraverso le immagini.
In quella partita, diretta dall’arbitro Michael Fabbri, il ruolo di VAR era affidato a Marco Di Bello, mentre Marco Piccinini ricopriva quello di assistente VAR.
Il ruolo del supervisore durante Inter-Roma
Secondo quanto riferito nell’ambito dell’esposto, un ulteriore interrogativo riguarderebbe il comportamento del supervisore della partita, Andrea Gervasoni.
L’ex assistente Domenico Rocca avrebbe infatti evidenziato come, in quella circostanza, non sarebbe arrivata una sollecitazione a esaminare più approfonditamente il contatto tra Ndicka e Bisseck. Una situazione che, sempre secondo la ricostruzione proposta, sarebbe risultata differente rispetto a quanto accaduto in altre occasioni.
È proprio questo elemento a spostare l’attenzione dal singolo episodio arbitrale alle procedure interne con cui vengono gestite le decisioni. Se il VAR deve rappresentare uno strumento di garanzia, ogni eventuale condizionamento esterno alla valutazione degli ufficiali addetti al video rischierebbe di comprometterne la funzione.
L’errore sul rigore riconosciuto successivamente
L’episodio del possibile rigore non è rimasto privo di una successiva analisi pubblica. A circa un mese dalla gara, durante una trasmissione televisiva dedicata agli episodi arbitrali, lo stesso Gianluca Rocchi riconobbe l’errore nella gestione dell’azione.
Secondo la spiegazione fornita in quella sede, la decisione iniziale di non assegnare il penalty sarebbe stata condizionata da una valutazione insufficiente dell’entità della trattenuta. Una successiva revisione delle immagini avrebbe invece portato a considerare il contatto tale da giustificare la concessione del calcio di rigore.
L’ammissione assume oggi una rilevanza particolare. All’epoca il dibattito riguardava soprattutto la correttezza tecnica della decisione arbitrale. Nel quadro delineato dalle testimonianze successive, l’attenzione si sposta invece anche sulle modalità attraverso le quali quella scelta sarebbe stata maturata.
Gli audio VAR di Inter-Roma mai diffusi integralmente
Un altro elemento centrale della vicenda riguarda gli audio della sala VAR relativi alla partita. Il contenuto integrale delle comunicazioni tra gli ufficiali impegnati nella revisione dell’azione non è stato reso pubblico.
Proprio l’assenza delle registrazioni complete rende più difficile confrontare direttamente le testimonianze emerse con quanto effettivamente detto durante quei minuti.
In un sistema che punta sempre più sulla tecnologia per garantire equità e chiarezza, la trasparenza delle comunicazioni rappresenta inevitabilmente uno degli aspetti più delicati. La disponibilità degli audio avrebbe infatti consentito di verificare con maggiore precisione la fondatezza delle ricostruzioni riguardanti il caso Inter-Roma VAR.
La crisi degli arbitri va oltre una singola partita
La vicenda difficilmente può essere ridotta a un solo episodio o a una partita controversa. Ciò che emerge dall’inchiesta è una questione più ampia che riguarda la credibilità complessiva del sistema arbitrale italiano.
Il compito degli investigatori è comprendere se le circostanze raccontate dai testimoni siano episodi isolati oppure possano essere ricondotte a modalità organizzative più estese.
Dal punto di vista strutturale, il caso mette inoltre in evidenza una tensione mai completamente risolta tra discrezionalità umana e supporto tecnologico. Il VAR è stato introdotto per ridurre il peso degli errori evidenti, ma la tecnologia non può eliminare il fattore umano se le immagini continuano a essere interpretate e gestite attraverso procedure sulle quali possono sorgere dubbi.
Arbitri e VAR, al centro resta la questione della fiducia
Alla base dell’intera vicenda rimane un tema essenziale: la fiducia nel sistema. Il calcio professionistico, soprattutto ai massimi livelli, si basa su un equilibrio estremamente delicato nel quale le decisioni arbitrali possono avere conseguenze sportive, economiche e reputazionali molto rilevanti.
Quando emergono interrogativi sulla regolarità dei processi decisionali, il rischio è quello di incrinare il rapporto tra istituzioni sportive, società e tifosi.
Non sorprende quindi che un episodio come quello di Inter-Roma venga riletto anche alla luce delle conseguenze che avrebbe potuto produrre sulla classifica e sulla corsa al titolo. Un singolo fischio può incidere su una partita, ma il sospetto che il processo decisionale non sia stato completamente lineare finisce per avere conseguenze molto più ampie dei novanta minuti disputati sul terreno di gioco.
Inter-Roma può diventare uno spartiacque per l’arbitraggio
L’inchiesta potrebbe quindi rappresentare uno spartiacque per il futuro dell’arbitraggio italiano. Indipendentemente dagli eventuali sviluppi giudiziari e dalle responsabilità che potranno essere accertate, il sistema si trova di fronte alla necessità di rafforzare i propri meccanismi di controllo.
La gestione delle comunicazioni VAR, il ruolo dei supervisori, i rapporti tra dirigenti arbitrali e club e la pubblicazione degli audio rappresentano tutti ambiti sui quali il dibattito è destinato a concentrarsi.
La tecnologia, da sola, non basta a garantire credibilità. Servono procedure verificabili, responsabilità chiaramente definite e un livello di trasparenza sufficiente a evitare che ogni errore possa trasformarsi in un sospetto.
Per il sistema arbitrale italiano la sfida più importante non riguarda quindi soltanto la riduzione degli sbagli sul terreno di gioco. Riguarda soprattutto la capacità di dimostrare che ogni decisione venga presa in piena autonomia e secondo regole uguali per tutti. È su questo terreno che si giocherà una parte decisiva della fiducia futura nei confronti degli arbitri e del VAR.